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Le mani di Sisi su Bengasi, Haftar marcia verso Tripoli. 80 morti a Bengasi

Il Cairo - I jihadisti di Ansar al-Sharia vanno al contrattacco. Dopo l'offensiva dell'ex agente Cia, Khalifa Haftar, che la scorsa settimana ha costretto alla ritirata temporanea i miliziani combattenti che nel luglio scorso avevano conquistato Bengasi, una serie di attentati ha dilaniato il capoluogo della Cirenaica.

Cairo, Egypt A man looks on at his damaged shop after a bomb exploded near the Supreme Court in downtown Cairo early October 15, 2014. The homemade bomb exploded on Tuesday night, injuring 12 people while also destroying a car and damaging some shop fronts, the interior ministry and security sources said. It was not clear if a particular individual was targeted in the attack, the second in the Egyptian capital in less than a month. There was no immediate claim of responsibility. REUTERS/Al Youm Al Saabi Newspaper

Sarebbero almeno 80 i morti nelle detonazioni e negli attacchi suicidi, avvenuti negli ultimi cinque giorni di combattimenti. Le milizie islamiste avevano lanciato una serie di appelli ai loro sostenitori nell'est della Libia e a tutti i combattenti armati a mobilitarsi per dare «una risposta alle bande del criminale Khalifa Haftar». Nell'appello, citato dai media libici, si chiede di contattare al più presto i capi delle brigate armate e di scagliarsi contro i miliziani che hanno appoggiato l'ex militare, soprattutto i Zintani che hanno sostenuto per primi il tentativo di colpo di stato perpetrato da Haftar nel maggio scorso.

L'offensiva di Haftar e il sostegno egiziano

Questa volta il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi non solo è venuto in soccorso del militare con bombardamenti aerei su Bengasi ma ha ormai acquisito una credibilità internazionale che prima non aveva, dopo i colloqui a margine dell’Assemblea delle Nazioni unite dello scorso settembre con il presidente Usa Barack Obama e il riconoscimento del suo ruolo centrale per la stabilità in Medio oriente da parte delle diplomazie europee.

Un rafforzamento della presenza egiziana in Libia potrebbe però concretamente portare alla secessione della Cirenaica che a quel punto sarebbe sotto la stretta influenza delle autorità egiziane. E così, sebbene sul campo la partita tra militari e islamisti è ancora da giocare, Haftar, puntando sul controllo del Parlamento di Tobruk e del premier Abdullah al-Thinni, che prende costantemente ordini dal Cairo, ha potuto gridare vittoria. Secondo Haftar, l'offensiva contro Bengasi ha dato «risultati soddisfacenti». «Giovani di Bengasi, non lasciatevi andare a rappresaglie e vendette contro i miliziani di Ansar», ha detto l’inaffidabile generale dagli schermi dei media pubblici.

Il militare in pensione controllerebbe l’aeroporto di Bengasi e avrebbe iniziato la sua marcia verso la capitale.Dopo i bombardamenti, alcuni miliziani di Ansar hanno lasciato le basi di Bengasi e sono iniziati scontri con la popolazione locale nel quartiere di al-Masaken. I raid libico-egiziani hanno colpito anche Derna, a ovest di Bengasi. Sabato scorso, il segretario generale delle Nazioni unite, BanKi-moon ha fatto visita a Tripoli, insieme all’Alto rappresentante della politica Estera in pectore dell’Ue, Federica Mogherini, proprio alla vigilia della controffensiva di Haftar.

 

Nel mirino migranti e volontari

Tra i morti degli ultimi giorni, c'è anche il coordinatore umanitario per il sostegno ai rifugiati di Bengasi, Omar AmsibelMashiti. L'operatore è stato trovato morto, nel capoluogo della Cirenaica, dai servizi di sicurezza libici. L'uomo sarebbe stato freddato con un colpo d'arma da fuoco. Mashiti era stato rapito lo scorso martedì davanti alla sua casa di alKwarsha, a ovest di Bengasi. L'uomo aveva accusato di recente funzionari del consiglio municipale di Bengasi di aver sottratto i fondi destinati all'assistenza agli sfollati della città.

Centinaia di profughi hanno tentato negli ultimi giorni di lasciare la Libia. In particolare, 196 migranti sono stati arrestati mentre tentavano di superare il confine libico attraverso il deserto che separa la Libia dall'Egitto. Il ministero degli Esteri egiziano ha rinnovato la sua allerta agli egiziani di lasciare il paese e a camionisti e agenti commerciali di non passare attraverso il porto di Tobruk per questioni di sicurezza.

 

Con l'aggravarsi della crisi, si susseguono anche gli appelli per un cessate il fuoco nello scontro tra militari e islamisti. «La situazione in Libia si è molto deteriorata», ha detto l'Alto rappresentante uscente per gli Affari esteri dell'Unione europea, Catherine Ashton. Anche i governi di Francia, Italia, Germania, Regno Unito e Usa, i cui rappresentanti diplomatici in molti casi hanno lasciato il paese, hanno condannato con forza le violenze che si stanno commettendo in Libia e chiedono un'immediata cessazione delle ostilità. I firmatari del comunicato hanno condannato «i crimini commessi dai gruppi Ansar al-Sharia e gli attacchi di Khalifa Haftar a Bengasi». Insieme all'inviato speciale per la Libia delle Nazioni Unite, Bernardino Leon, questi paesi sono pronti ad adottare, «sanzioni individuali contro coloro che minacciano la stabilità in Libia».

 

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