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Le politiche migratorie tunisine

Il 13 maggio, mentre la Commissione Europea optava per la distruzione delle barche dei trafficanti di esseri umani “per mettere fine alla miseria creata da chi si approfitta dei migranti”, in Tunisia, e non solo, si alzava una levata di scudi da parte di intellettuali, giornalisti, professori universitari e diversi esponenti della società civile, contro le scelte europee.

BEN GUERDANE, TunisiaIllegal migrants disembark as they arrive in Ben Guerdane, Tunisia, June 10, 2015. Tunisia's navy rescued more than 350 illegal migrants off its coast and was searching for hundreds more on Wednesday after they tried to sail from neighbouring Libya to the Italian island of Lampedusa, the local Red Cross said. REUTERS/Stringer
BEN GUERDANE, TunisiaIllegal migrants disembark as they arrive in Ben Guerdane, Tunisia, June 10, 2015. Tunisia's navy rescued more than 350 illegal migrants off its coast and was searching for hundreds more on Wednesday after they tried to sail from neighbouring Libya to the Italian island of Lampedusa, the local Red Cross said. REUTERS/Stringer

Su tutti, svettava la posizione del Primo Ministro Habib Essid, che durante un incontro a Lisbona col suo omologo portoghese Pedro Passos Coelho, ha preso le distanze dalle decisioni europee liquidandole come superficiali e inidonee a fronteggiare le sfide dell’immigrazione moderna.

La Tunisia ha vissuto in prima persona il dramma delle migrazioni e dei naufragi nel Mediterraneo.

Durante e dopo la Rivoluzione dei Gelsomini moltissimi giovani partirono alla volta dell’Italia; molti hanno portato a termine il viaggio, tanti altri sono morti tra le onde del Mediterraneo. Ma da quando il paese ha trovato più o meno un equilibrio politico, è diventato sempre meno terra di partenza e sempre più terra di transito e destinazione. Non perché chi scappa lo scelga come luogo in cui vivere, ma perché è in Tunisia che vengono portati in salvo molti dei naufraghi che oggi partono dalla Libia. Non ultimi i trecentocinquanta sudanesi, malesi, siriani, pakistani, marocchini, soccorsi il 10 giugno dalla Guardia Costiera e sistemati nel paese per tutte le cure necessarie.

Eppure la Tunisia ancora oggi non si è data una strategia globale nazionale per affrontare l’immigrazione né una legislazione coerente. Il moltiplicarsi di migranti in transito o in partenza ha solo incrementato il numero di statuti e categorie giuridiche formando un grande mosaico senza un minimo comune denominatore.

Ultimo tra gli accordi, c' è quello sulla mobilità siglato con l’Unione Europea nel marzo 2014 e firmato da Cecilia Malmstrom, Commissaria europea per gli Affari Interni, da Tahar Cherif, Ambasciatore di Tunisia presso il Belgio e l’Unione Europea, e dai ministri degli stati membri dell’UE che hanno partecipato al partenariato: Italia, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Regno Unito, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia. Le motivazioni ufficiali dell’accordo di mobilità sono note: contrasto all’immigrazione irregolare, al traffico dei migranti e alla tratta di esseri umani per il pieno rispetto dei diritti umani, agevolazione dei visti per alcune categorie professionali. Quelle ufficiose invece sono meno note e meno chiare e riguardano la politica dei rimpatri, con cui l’Unione Europea aspira a consolidare la sua politica di esternalizzazione del controllo delle frontiere. E che limitando di fatto la libertà di movimento, contrastano anche col principio del pieno rispetto dei diritti umani più volte invocato dall’UE. Accordi aspramente criticati da alcune organizzazioni che operano nel Mediterraneo come Euromedrights Maghreb, per le quali in realtà con questi patti si sancisce una “mobilità ridotta e senza diritti” e una partnership tra paesi che non comporta alcuna eguaglianza.

A preoccupare più di tutto è la clausola di riammissione prevista nell’accordo. Nel mosaico delle leggi migratorie tunisine, infatti, non esistono norme chiare in grado di rispondere adeguatamente alle richieste di asilo, nonostante la Tunisia abbia firmato la Convenzione di Ginevra e i Protocolli relativi del 1967, e abbia previsto nella nuova Costituzione la protezione del diritto di asilo. Il sistema giuridico attuale criminalizza l’ingresso illegale nel paese, il che significa che i migranti riammessi, compresi i cittadini terzi transitati per il paese illegalmente, possono essere bloccati e soggetti a detenzione arbitraria senza grossi appigli legali e senza possibilità di uscita. Una scelta politica che punta sulla sicurezza delle frontiere, in totale adesione con gli obiettivi europei di controllo dei flussi. 

@Seregras

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