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Le sfide per il futuro dell’America Latina

Luis Almagro è stato ministro degli Esteri del governo uruguaiano durante la presidenza di Pepe Mujica, uno dei personaggi più apprezzati dal mainstream mediatico occidentale. A maggio è diventato segretario, con un ampio sostegno, dell'Organizzazione degli Stati Americani (OSA), la più antica istituzione regionale del pianeta (è nata nel 1948 e adesso conta 35 membri).

REUTERS/Carlos Barria

L'Italia è uno dei Paesi che ha lo status di osservatore dell’organizzazione, e proprio a Roma Almagro tiene una lezione sul futuro dell’America Latina. “Dopo la crescita tumultuosa degli ultimi anni”, dice, “l’economia segna il passo, per cui c’è forte timore per le garanzie sociali. In più, visto l’aumento costante del Pil, le aspettative sono molto alte. Adesso l’America Latina deve fare il salto definitivo verso lo sviluppo”.

Almagro cita il disgelo cubano e ricorda che, quando nacque l’OSA, nella regione c’era un altissimo livello di violenza politica e i regimi erano la norma. Oggi, invece, “veniamo da due decenni in cui si sono diffusi i principi democratici e il dialogo tra le parti politiche. Questo ha portato a un notevole miglioramento nel funzionamento delle istituzioni, per cui adesso i sistemi sono molto più forti rispetto alla fine del secolo scorso”. L’ex braccio destro di Mujica fa l’esempio del Guatemala, un Paese sì minato dalla corruzione, ma che, dopo l’arresto dell’ex capo dello Stato, ha avuto la capacità di far rispettare il cronoprogramma elettorale e garantire un voto libero e trasparente.

I prossimi anni sono importantissimi, sottolinea il segretario dell’OSA, e l’America Latina dovrà unire la difesa dei diritti, individuali e collettivi, allo sviluppo sociale, che è la vera sfida: “Il continente è molto diseguale, per cui ci sono forti necessità di natura sociale. Certo, ci sono stati progressi, la classe media è cresciuta del 23 per cento, segno che il benessere si sta ampliando. Ma restano tantissime incognite. In primo luogo, la volatilità del prezzo delle materie prime, da cui dipendono molti Paesi. In seconda battuta, la politica monetaria delle Federal Reserve degli Stati Uniti, che ha grande influenza sull’America Latina”. Almagro arriva al punto: “Le spese in educazione, salute e trasporti devono crescere. Se al contrario, per effetto del rallentamento economico, venissero ridotte, nascerebbero resistenze molto forti”.

Il segretario dell’Osa parla di un tridente, fatto di “democrazia, diritti umani e trasparenza”, ricorda gli sforzi per arrivare alla verità sui 43 studenti messicani scomparsi e quelli per il processo di pace in Colombia, in cui l'organizzazione è molto impegnata. Inevitabile, però, che il discorso cada sul Venezuela, soprattutto perché il 10 novembre Almagro ha inviato una lettera di diciotto pagine al Consiglio elettorale di Caracas, un sostanziale atto di accusa al regime di Maduro. La lettera lamentava infatti la “mancanza di trasparenza e imparzialità nel processo elettorale in corso” (in Venezuela il 6 dicembre ci saranno le elezioni legislative). Parole molto dure, se si pensa che sono state scritte dal rappresentante di un’istituzione regionale. A Roma Almagro evita di alimentare il fuoco delle polemiche, sottolinea che la lettera vuole semplicemente favorire lo svolgimento pulito e trasparente delle elezioni ed invita a concentrarsi sul futuro, sul 7 dicembre, “perché ci sia un’atmosfera di conciliazione tra i venezuelani”, e venga accettato il risultato del voto.

Quanto alla legalizzazione delle droghe leggere, che il suo governo ha votato, il segretario ribadisce che l’OSA, come scritto in un documento del 2003, non ha una posizione unica in materia, non è né proibizionista né permissivista. Ci sono scenari diversi in contesti diversi (in Uruguay, dice, la maggior parte del narcotraffico era legata alla marijuana, per cui la legalizzazione ha combattuto il crimine). Bisogna studiare soluzioni differenti, a seconda delle necessità di diritto, sicurezza, salute pubblica, perché la droga è un tema trasversale.

L’ultima parola, però, è per Papa Francesco: “Mi interessano i temi che propone, la sua agenda parla di sociale. Sono agnostico, ma quella del Papa è una figura che fa discutere”.

@vannuccidavide

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