La “legge sulla schiavitù” voluta da Orbán fa infuriare gli ungheresi

Una nuova legge innalza da 250 a 400 le ore annuali di straordinario che i datori di lavoro possono richiedere. Da pagare comodamente entro 3 anni. Questa volta, però, migliaia di studenti e lavoratori manifestano in una protesta che non sembra affievolirsi. Passo falso di Orbán?

Un manifestante con una maschera antigas di fronte ai poliziotti di guardia con le maschere antigas durante le proteste contro la nuova legge sul lavoro al di fuori dell'edificio del Parlamento. Budapest, Ungheria, 13 dicembre 2018. REUTERS / Bernadett Szabo
Un manifestante con una maschera antigas di fronte ai poliziotti di guardia con le maschere antigas durante le proteste contro la nuova legge sul lavoro al di fuori dell'edificio del Parlamento. Budapest, Ungheria, 13 dicembre 2018. REUTERS / Bernadett Szabo

Nella notte di mercoledì 12 dicembre il parlamento ungherese ha approvato una riforma sul lavoro che in questi giorni ha convinto decine di migliaia di ungheresi a scendere in piazza in segno di protesta. Si tratta della legge sugli straordinari, ribattezzata slave – o slaverylaw, legge schiavitù, dai suoi oppositori. Questi ultimi sono un fronte ampio e trasversale che comprende lavoratori, studenti, opposizioni comprese dalla destra radicale di Jobbik alla sinistra socialista ungherese.

I motivi per cui questa legge non piace ai magiari sono essenzialmente due. Da un lato, il nuovo testo innalza il limite massimo di straordinari annui che i datori di lavoro potranno chiedere ai propri dipendenti da 250 a 400 ore annuali, ovvero otto settimanali. Dall'altro, consente alle aziende di retribuire queste ore extra lavorate fino a tre anni dopo, triplicando il lasso di tempo massimo precedentemente in vigore.

In pratica, da oggi un datore di lavoro potrebbe ottenere fino a 1200 ore di lavoro extra da ciascun dipendente prima di iniziare a pagarle e sarebbe tutelato dalla legge. Non sorprende, quindi, che l'opinione pubblica ungherese sia insorta. E questa volta persino organi d'informazione tendenzialmente pro-Orbán si sono schierati contro la riforma.

Due settimane, fa l'introduzione della controversa legge sugli straordinari sembrava scongiurata o comunque destinata ad essere ridiscussa dal governo. Le feroci critiche al testo da parte di opposizioni e unioni sindacali che avevano minacciato di indire uno sciopero nazionale l'8 dicembre in caso di sua approvazione, avevano ottenuto un risultato. Al termine della seduta parlamentare del 27 novembre, infatti, il governo ungherese aveva scelto di bloccare l'iter di approvazione del disegno di legge.

I sindacati pensavano che questa decisione fosse il preludio a una revisione di alcune parti del testo che tenesse conto dei diritti dei lavoratori, per esempio trasformando il nuovo limite massimo di 400 ore annuali di straordinari loro richiesti da obbligatori a volontari. Invece è accaduto il contrario. La legge è stata sì modificata ma accontentando le istanze dei datori di lavoro, dato che nella sua versione originaria il limite temporale per pagare gli straordinari era di 12 mesi, non gli attuali 36. Una strategia che non è piaciuta agli oppositori della legge, che hanno scelto di manifestare il proprio dissenso nei confronti del governo davanti al parlamento di Budapest nella notte del 12 dicembre.

Slave law per sostenere crescita economica

«Dobbiamo rimuovere la burocrazia che non consente a chi vuole lavorare di più e guadagnare di più di poterlo fare», aveva dichiarato il premier ungherese il giorno prima dell'approvazione della nuova legge in parlamento. Tuttavia, la giustificazione principale addotta dal governo per sostenere l'introduzione della slave law è un'altra: la necessità di venire incontro alle esigenze del mercato del lavoro e dell'economia.

Il paradosso, infatti, è che nell'Ungheria di Viktor Orbán, ostile all'arrivo di migranti economici, oggi mancano lavoratori e soprattutto manodopera qualificata, mentre la disoccupazione è da mesi ai minimi storici attorno al 3,7%. E così, per non frenare la crescita economica del Paese, il premier ungherese ha pensato di obbligare per legge i connazionali a lavorare 8 ore di più a settimana.

I 130 voti favorevoli e 52 contrari, con i quali il parlamento di Budapest ha approvato la slave law nell'accesa seduta notturna del 12 dicembre, dimostrano quanto la maggioranza su cui può contare Orbán sia schiacciante. Del resto alle elezioni parlamentari di aprile il suo partito, Fidesz, ha conquistato il 44,9% dei consensi. Una percentuale che si traduce in 133 seggi su 199 in parlamento e sta consentendo al governo ungherese di non incontrare ostacoli di alcun tipo nel perseguire le proprie ambizioni riformatrici. Tuttavia, questa volta, l'impossibilità di opporsi nell'aula parlamentare al volere del premier non ha frenato le opposizioni. Fra di esse il Partito socialista ungherese (Mszp) e gli ex alleati di Fidesz dell'estrema destra nazionalista di Jobbik che hanno contestato la nuova legge, invitando il presidente della Repubblica, János Áder, a non firmarla.

Proteste di piazza anche contro riforma giudiziaria

In parallelo alle stanze della politica, dalla sera del 12 dicembre a oggi sta verificandosi un'imponente protesta con migliaia di manifestanti nelle strade di Budapest fra la piazza antistante il palazzo del parlamento e il celebre ponte delle Catene. Alcuni di loro sventolano bandiere europee e molti scandiscono slogan anti Orbán.

E che l'atmosfera sia tesa lo dimostrano gli scontri fra polizia e manifestanti. Per chi ha scelto di scendere in strada, le ragioni del dissenso sono molteplici. Al risentimento per la slave law si aggiungono infatti quello per la recente cacciata da Budapest della Central European University nonché i timori per il pluralismo dei media dopo la creazione dal nulla di un grande gruppo mediatico filo-governativo no profit.

Vi è poi una riforma giudiziaria, approvata anch'essa il 12 dicembre dal parlamento e parzialmente oscurata dalla slave law nei resoconti dei media internazionali ma altrettanto controversa. La riforma crea ex novo un sistema parallelo di tribunali che si occuperanno di casi specifici, fra cui corruzione e leggi elettorali. Queste nuove corti di giustizia saranno sotto il controllo diretto del ministro della Giustizia che ne deciderà composizione e budget di spesa.

Nonostante le rassicurazioni del governo in materia, questa modifica della giustizia preoccupa l'opinione pubblica magiara e gli osservatori internazionali. In un comunicato, il ramo ungherese dell'Ong Comitato di Helsinki per i diritti umani ha definito la riforma “una seria minaccia per lo Stato di diritto che va contro i valori sottoscritti dall'Ungheria quando ha aderito all'Unione Europea”.

Difficile che Orbán si aspettasse una simile mobilitazione in risposta all'approvazione della slave law, tuttavia per ora il premier ungherese ostenta indifferenza verso le manifestazioni di piazza di questi giorni. Duro e sprezzante, invece, il commento dello speaker del parlamento, László Kövér, che ha definito le proteste di questi giorni «il tentativo delle opposizioni di fare un'ostruzione mai verificatasi prima in 28 anni di democrazia ungherese».

Un'ostruzione democratica scomoda per Fidesz, che magari non convincerà il primo ministro ungherese a un ripensamento sulla legge sugli straordinari ma, di sicuro, gli insegnerà a non sottovalutare la società civile.

 @LorenzoBerardi

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

Lettere
al Direttore

Giuseppe Scognamiglio risponderà ogni settimana a una lettera inviata dai lettori. Potete far pervenire la vostra lettera via email usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua lettera
al direttore

GUALA
GUALA