Lesotho: dopo il presunto golpe, i cittadini “sfiduciano” le istituzioni

Il Lesotho è un’enclave nel territorio della Repubblica Sudafricana, grande poco più della Sicilia con circa due milioni di abitanti di etnia basotho, che dopo essere stati colpiti da ripetute crisi alimentari, lo scorso 30 agosto, hanno rischiato che il loro Paese finisse nelle mani dei militari.

Stando alle prime confuse notizie che giungevano dalla capitale Maseru, il tentativo di colpo di stato nel Paese africano era stato operato dall’esercito che, dopo aver occupato il quartier generale della polizia e diversi palazzi del governo, aveva costretto alla fuga il primo ministro Thomas Thabane, che nel giugno scorso aveva sospeso il parlamento per evitare che votasse una mozione di sfiducia nei suoi confronti.

In effetti, nel piccolo regno africano da due anni governato da una fragile coalizione di partiti politici, in un contesto di annose tensioni tra esercito e polizia, nelle ultime settimane la situazione politica si era fatta sempre più tesa per le crescenti critiche nei confronti di Thabane, contestato per il suo autoritarismo.

Per questo, poco dopo la diffusione della notizia, alcuni osservatori hanno ritenuto che dietro il tentato golpe ci fosse la mano del vicepremier Mothetjoa Metsing, rivale di Thabane e in odore di corruzione, che nei mesi scorsi aveva dichiarato a più riprese di voler sostituire l’esecutivo in carica con un nuovo governo di coalizione guidato da membri del suo partito, il Lesotho Congress for Democracy (Lcd).

Tuttavia, i vertici dell’esercito, considerati fedeli a Metsing, hanno smentito il colpo di mano sostenendo che l’operazione militare di fine agosto nelle strade della capitale Maseru era mirata solo a disarmare la polizia, dopo aver ricevuto informazioni riguardo la volontà di alcuni agenti di fornire armi ai sostenitori dell’All Basotho Convention (Abc), il partito di Thabane, che si apprestavano a scendere in strada in vista di una manifestazione.

Le tensioni sarebbero quindi scaturite dalla crisi politica in atto da mesi nel piccolo Stato dell’Africa australe, sfociata in uno scontro aperto tra esercito e polizia. E per questo, i media sudafricani hanno ricollegato gli avvenimenti alle divisioni politiche interne alla coalizione di maggioranza del governo.

Nella sostanza, quello che è accaduto poche settimane fa in Lesotho, non sembra avere per nulla la connotazione di quello che Thabane ha bollato come “un colpo di stato” ai suoi danni e che lo avrebbe spinto a trovare rifugio “per motivi di sicurezza” nel confinante Sudafrica.

Nel presunto golpe c’è anche da registrare il comportamento esemplare degli abitanti del Lesotho, che durante i quattro giorni di assenza della polizia dalle strade di Maseru, hanno lavorato regolarmente e circolato in piena tranquillità.

Gli stessi abitanti che in un sondaggio di Afrobarometer, pubblicato lo scorso 4 settembre, esprimono le loro opinioni sulla democrazia e la fiducia nelle istituzioni, indicando di essere nettamente contrari a un governo militare o a qualsiasi altra forma di dittatura, nonostante i bassi livelli di fiducia nelle istituzioni politiche del Paese.

Per realizzare l’indagine, il gruppo di ricerca indipendente ha intervistato 1.200 persone, che in conseguenza del dissenso sorto nel governo di coalizione hanno risposto anche a domande sulla fiducia nelle istituzioni del Lesotho, nella polizia, nei militari, negli esponenti religiosi e in quelli dei partiti politici.

Secondo Sibusiso Nkomo, coordinatore di Afrobarometer Communications presso l’Istituto per la giustizia e la riconciliazione dell’Africa australe, quello che emerge dal sondaggio è un quadro molto complesso da dipingere, perché i basotho sono ben consapevoli di ciò che sta accadendo nel loro Paese, ciononostante nelle loro interviste si è registrato il punteggio comparativo più basso di sostegno alla democrazia, tra tutti i Paesi della regione australe che abbracciano questa forma di governo.

Appare evidente, che il loro parere è fortemente condizionato delle dispute che influenzano l’operato dell’esecutivo di Maseru e che ostacolano il processo di consolidamento della democrazia che il Lesotho tenta di percorrere.

Un processo di consolidamento osservato con grande attenzione dal vicino Sudafrica, teso a riportare quanto prima la stabilità nel piccolo regno, e dalla Comunità di sviluppo dell’Africa australe (Sadc), di cui il Lesotho fa parte.

Photo REUTERS/Finbarr O'Reilly Photo REUTERS/Finbarr O'Reilly






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