Alle boe dove può scoppiare la guerra del gas tra Libano e Israele

Una sfilza di boe gialle poste da Israele un po’ troppo a nord separa i due Paesi nel Mediterraneo. I soldati italiani dell’Unifil cercano di tenere calme le acque, ma qui potrebbe presto accendersi un nuovo scontro attorno alle risorse energetiche contese

Soldati Unifil al confine tra Libano e Israele. REUTERS/Karamallah Daher

Una stanza vuota, due file di sedie che si “guardano” e un tavolo centrale. Gli orologi alle pareti sono cronometrati fra loro al secondo per non urtare la sensibilità e l’umore degli ospiti. Un’immagine fredda ma che ben sintetizza il rapporto, teso, fra Libano e Israele undici anni dopo l’invasione del 2006 e che gli italiani, sotto cappello Onu, cercano di distendere con iniziative come gli incontri che periodicamente hanno luogo in una villetta sulla costa, nell’avamposto Unp 1-32Alfa. A pochi metri la linea del confine israelo-libanese continua in mare con la Buoy line, una sfilza di boe gialle che separa israeliani e libanesi.

Venti gradi

Orgoglio, identità e gas naturale: sono questi i principali elementi di discordia fra Libano e Israele che si fronteggiano come le due Coree lungo la Blue Line, un “mediterraneo” 38° parallelo in mezzo al quale i soldati di Unifil (su base Reggimento paracadutisti “Nembo” di Pistoia) cercano di tenere calme le acque e di evitare fastidiosi e pericolosi sconfinamenti da una parte e dall’altra. I report su passaggi di aerei e di droni che si librano a pochi metri dalla frontiera sono quasi quotidiani, ma l’elemento forse più destabilizzante è lì, fermo, a pochi metri dal check point: la linea di boe gialle leggermente inclinata (20 gradi) verso nord, così da estendere lo spazio marittimo israeliano oltre il limite ufficialmente riconosciuto dall’Onu e dal Governo di Beirut.

“Le Nazioni Unite non riconoscono la linea di boe e Unifil non ha mandato di monitorarla. L’attenzione di Unifil, secondo il suo mandato, è prevenire attività ostili di ogni tipo e mantenere stabilità e calma fra le due parti” si legge sulla pagina dedicata alla missione in Libano. Viene da domandarsi una cosa: come si può non intervenire su una questione fonte di potenziali nuovi attriti fra le due nazioni?

Burocrazia

La risoluzione Onu 1701 dell’11 agosto 2006 non fa cenno alle acque territoriali, limitandosi a riconoscere “la sovranità e l'indipendenza politica del Libano all'interno dei confini riconosciuti dalla comunità internazionale, come contemplato dall'Accordo di armistizio generale israelo-libanese del 23 marzo 1949”.
Ma cos’ha di così importante il mare? Secondo una ricerca pubblicata nel 2010 da US Geological Survey, nella Levant Basin Province (area compresa fra il delta del Nilo e Tartus) vi sarebbe una disponibilità di combustibile fossile pari a 122 trilioni di metri cubi di gas naturale e una quantità di petrolio equivalente a 1,7 miliardi di barili. Cifre stratosferiche che a Tel Aviv garantirebbero un importante e duraturo approvvigionamento energetico, a Beirut invece la possibilità di contenere un debito pubblico che ha superato il 130% del Pil nonché di limitare le importazioni di carburante.

Malgrado l’alta probabilità di trovare gas e petrolio nelle profondità dei suoi mari, l’instabilità legata all’area, le dispute marittime con Israele e la mancanza di una legislazione in materia hanno però mantenuto lontano i possibili investitori dal Libano. Questo fino allo scorso 21 dicembre, quando Beirut ha concesso una licenza al consorzio costituito da Eni, Total e Novotek per l’esplorazione di due aree al largo delle coste meridionali, primo passo per portare avanti lo sviluppo offshore di petrolio e gas, come ha scritto Davide Lemmi su eastwest.eu

Quanto alla presenza militare internazionale, nulla si può davvero fare per dirimere la questione: “Consapevole della sua responsabilità di assicurare un cessate il fuoco permanente e una soluzione a lungo termine al conflitto, il Consiglio di Sicurezza ha creato una zona libera da personale armato – sia militanti di Hezbollah, sia soldati israeliani -  fra la Blue Line nel Sud del Libano e il fiume Litani e invitato sia Israele sia il Libano a sostenere un cessate il fuoco permanente e (la ricerca, nda) di una comprensiva soluzione della crisi” continua la 1701, il cui fine è quello di mantenere gli equilibri diplomatici e militari della regione, senza tuttavia fornire spunti utili a poter affrontare e cercare gli strumenti per risolvere problematiche che, sul lungo termine, potrebbero essere causa di nuovi tensioni.

“Ci capita spesso di individuare moto-vedette israeliane che respingono pescherecci libanesi a “colpi” di sirena o con bombe acustiche (less-lethal weapon, nda)” spiega il giovane tenente al comando della compagnia di Un 1-32Alfa. “La Buoy line non è riconosciuta dal Libano, pertanto i pescatori vi si spingono oltre, ma Israele mantiene alta l’attenzione poiché c’è una unità della marina (Heil HaYam HaYisraeli, nda) pronta ad intervenire per “scacciare” gli intrusi”.

In uno scenario surreale, i soldati dei check point libanese ed israeliano non si rivolgono neanche uno sguardo; in Libano Israele non è mai direttamente citato dai media o dall’opinione pubblica, segno tangibile della situazione di stallo in cui versano le relazioni diplomatiche fra i Paesi. Ma se sulla terra il fragile equilibrio regge, è sul mare che potrebbe presto giocarsi una nuova partita: a meno che, infatti, la comunità internazionale non prenda posizione sui diritti di sfruttamento delle risorse sottomarine della Levant Basin Province, non è escluso che il gas naturale possa essere nuovo pomo della discordia in un angolo di mondo che reca ancora i segni delle guerre del 1978, del 1982 e del 2006. 

@marco_petrelli

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

banner fest sidebarbanner fest unicredit

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA
GUALA