Ma quali terroristi islamici, ecco cosa è diventato Hezbollah

Salvini li ha definiti "terroristi islamici", ma il Partito di Dio è un’altra cosa. Il movimento sciita con gli anni si è “libanizzato”, sviluppando al contempo rapporti quasi feudali con la comunità. Ma niente controversie dinastiche, a preoccupare sono i cugini di Amal

Sostenitori del partito libanese Hezbollah. REUTERS/Ali Hashisho
Sostenitori del partito libanese Hezbollah. REUTERS/Ali Hashisho

Beirut - Alla luce delle recenti dichiarazioni del ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, il quale pochi giorni fa, durante una visita in Israele, ha definito Hezbollah dei “terroristi islamici”, è utile ripercorrere brevemente il posizionamento e la natura dei principali partiti sciiti in Libano, di cui il Partito di Dio è il maggior rappresentante.

Come spiegato nella puntata precedente, i partiti sciiti, riuniti nel blocco parlamentare Lealtà alla Resistenza, sono i più coesi del Libano dal punto di vista strategico e politico, anche se in alcuni distretti finiscono per contendersi il consenso della comunità. A livello della base di sostegno, non sono così rare le scaramucce tra sostenitori di Amal e di Hezbollah, che tuttavia condividono una visione di fondo. Si potrebbe sostenere che i due partiti siano una cosa sola se si guarda alla loro postura internazionale ma due entità comunque distinte nel gioco politico locale.

Hezbollah è un movimento sciita nato nella prima metà degli anni '80 a Baalbek, nella valle della Beqaa, per proteggere l'indigente comunità sciita e respingere l'invasione israeliana nel sud del Libano. Oltre che nella valle della Beqaa, Hezbollah è popolare anche nel sud del Paese e nei sobborghi meridionali di Beirut. Ha dodici seggi in Parlamento e controlla due ministeri.

Se molto si è scritto sul legame tra Hezbollah e l'Iran, poco esplorata è stata la dimensione nazionale del partito sciita guidato da Hassan Nasrallah, il suo processo di libanizzazione iniziato negli anni '90. È un tema strettamente legato alla relazione tra base e leadership di Hezbollah.

Prima della comparsa sulla scena libanese dell'Imam Musa al Sadr (fondatore del partito Amal, scomparso in Libia nel '78), gli zu'ama locali - grandi feudatari - si occupavano dei bisogni della comunità sciita libanese del sud del Libano. Con il suo avvento, Al Sadr, attraverso il rafforzamento delle organizzazioni caritatevoli, in grado di erogare servizi essenziali per le fasce più povere della popolazione, ha mirato proprio alla rottura delle logiche monopolistiche degli zu'ama locali, a favore di un sentimento autenticamente comunitario che sarà alla base del processo di emancipazione della comunità sciita, dell'emersione di una coscienza di classe (o meglio, di una setta).

Il posto degli zu'ama – che continuano ad esistere –- viene così gradualmente preso dagli ulema sciiti, che nel frattempo hanno recuperato centralità con la nascita della stessa Hezbollah e il sostegno iraniano. Una dimostrazione tipica è il fatto che siano spesso i religiosi di Hezbollah, e non più gli zu'ama, ad agire da mediatori durante le dispute tribali che emergono tra clan sciiti nella valle della Beqaa. Ciò permette al Partito di Dio di rafforzare la propria autorevolezza. Se Musa Al Sadr intendeva rompere con le logiche feudali per rafforzare la coesione della comunità sciita, sembra che Hezbollah nel suo processo di radicamento interno, di “libanizzazione”, abbia di fatto riprodotto un sistema clientelare “semplificato” – dove al potere di tanti zu'ama subentra quello preponderante di Hezbollah –, adeguandosi agli altri attori politici in Libano, garantendo la fornitura di servizi essenziali alle fasce più povere della popolazione e agendo da “collegamento” con lo Stato. A complemento di tale processo, l'utilizzo di una retorica nazionalista e non più (solo) confessionalista. Una “libanizzazione” ambivalente dunque: da una parte un adeguamento al clientelismo diffuso nel Paese e dall'altra una comunicazione che insiste sulla dimensione nazionale e fa appello a tutti i libanesi (cristiani in particolare) e non più solo agli sciiti.

Come le FL, Hezbollah è il partito che ha meno da temere da un ricambio generazionale: non solo perché a differenza di altri partiti la leadership non è nelle mani di una famiglia ma di un Consiglio della Shura, a sua volta sensibile alle linee-guida di Nasrallah e a quelle degli ulema a Teheran; ma anche e soprattutto perché Hezbollah può ricadere parzialmente nella definizione di za'im politico, nella misura in cui è dotata di una ricca impalcatura ideologica, che prescinde da chi se ne faccia rappresentante. Anche se quel rappresentante si chiama Hassan Nasrallah, con il suo enorme carisma. A differenza di quanto avviene negli altri partiti, poi, l'erogazione di servizi alla comunità non dipende da un leader specifico o dalla sua famiglia ma da istituzioni strutturate ed efficienti.

Un problema per Hezbollah potrebbe emergere però dalle sorti della leadership nell'altro partito sciita, Amal, suo alleato. Il suo capo, Nabih Berri, ha 80 anni, ed è probabile che quando lascerà la politica il movimento fondato da Al Sadr verrà in qualche modo inglobato da Hezbollah. In questo modo, però, la stessa Hezbollah perderebbe un prezioso canale di comunicazione con l'Occidente: infatti a differenza di molti esponenti di Hezbollah, soggetti a sanzioni e divieti di ingresso da parte delle autorità occidentali, Nabih Berri viaggia liberamente ed è in contatto regolare con queste ultime, presso le quali si fa “ambasciatore non ufficiale” anche delle posizioni della stessa Hezbollah.

Amal è nata come milizia del “movimento dei diseredati”, fondato da Musa Al Sadr nel 1974, Intende rappresentare gli interessi degli sciiti in Libano e porta avanti molte delle battaglie interne a favore della comunità stessa. Per questo, ha un approccio comunicativo e una postura più settaria di Hezbollah. La sua base di consenso è soprattutto nel sud del Paese, a Nabatiyeh e nel sud di Beirut.

Il vero “burattinaio” di Amal è Nabih Berri, che ricopre anche la ruolo di speaker del Parlamento. Uno za'im allo stesso tempo feudale, politico e urbano, al quale risponde una diffusa rete di uomini (i qabaydat, traducibile vagamente con “scagnozzi”) tra i più attivi nel Paese, ciclicamente protagonisti di azioni dimostrative e scontri con altre “milizie”.

Ciò costituisce un paradosso, se è vero che in una intervista del 1992 Berri sostenne che il più importante risultato politico da lui raggiunto come capo di Amal dal 1980 fosse «l'abolizione del sistema feudale nella comunità sciita», riferendosi all'indebolimento del potere delle famiglie.

Amal ha un peso all'interno dello scenario politico libanese sottovalutato dagli osservatori occidentali: controlla infatti il ministero delle Finanze, attraverso il ministro Ali Hassan Khalil (uno dei principali consiglieri di Berri) e soprattutto l'intelligence, attraverso il generale Abbas Ibrahim. Anche per questo, l'incertezza legata al futuro della sua leadership - non si vedono all'orizzonte personalità con il suo carisma e capacità di raggiungere compromessi, nemmeno suo figlio Abdullah - potrebbe avere importanti ripercussioni sulla comunità sciita. A parte Abdullah Berri, altri candidati potrebbero essere i già citati Ali Hassan Khalil e Ibrahim Abbas, ma una possibilità concreta – e dagli esiti imprevedibili – è quella di un inglobamento all'interno di Hezbollah.

Essendo passati attraverso l'esperienza della conservazione del potere in tempo di guerra, i leader politici sono riusciti a mantenerlo più agevolmente in tempo di pace. Così facendo hanno finito per garantire stabilità, consci dei rischi connessi alla rottura degli equilibri confessionali o allo stravolgimento dello status quo, che finisce per essere allo stesso tempo ostacolo alla piena democratizzazione e freno alla degenerazione dei rapporti intercomunitari. Come scrive James Haines Young su The National, il ricambio generazionale porterebbe alla ribalta personaggi che non hanno vissuto la guerra, e che quindi nel maneggiare i venti di cambiamento potrebbero essere privi dell'autorità, dell'esperienza e della “presa” sulla comunità che ha permesso ai loro padri di conservare le proprie rendite di posizione ma anche di evitare l'escalation.

Terza e ultima parte di un'inchiesta dedicata alle grandi dinastie politiche libanesi. Puoi leggere qui la seconda parte

@ForlaniLorenzo

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