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Libia: l’aeroporto di Tripoli è nelle mani dei jihadisti

È guerra nei cieli della capitale. 200 dispersi nella strage dei profughi.

In Libia è scontro aperto per il controllo di Tripoli. Le milizie islamiste radicali, Scudo di Misurata, hanno conquistato lo scorso sabato l'aeroporto della capitale. Lo scalo è chiuso dallo scorso 13 luglio ed è andato completamente distrutto negli scontri che oppongono i jihadisti, Scudo di Misurata, e i miliziani pro-Haftar, l'ex generale Cia autore del tentato golpe del maggio scorso. Per questo, sabato, aerei dei miliziani di Zintan, vicini ad Haftar, avrebbero bombardato l'aeroporto con lo scopo di frenare l'avanzata dell'«Operazione Alba», il cartello di milizie islamiste radicali che ha lanciato la controffensiva al golpe Haftar o «Operazione Dignità». Sono 15 i morti nei raid del fine settimana. I miliziani islamisti di Misurata hanno attaccato ieri anche la sede di una televisione locale, al-Asima, vicina al golpista Haftar.

La guerra nei cieli di Tripoli

Per la nuova escalation di violenze, i miliziani islamisti radicali hanno puntato il dito anche contro l'Egitto e gli Emirati arabi. Secondo loro, le aviazioni dei due Paesi sarebbero responsabili dei bombardamenti di ieri. Il governo egiziano ha negato ogni coinvolgimento nei bombardamenti. Il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha più volte fatto riferimento alla necessità del ritorno della stabilità nel Paese. Sul tema, Sisi ha avuto vari colloqui diretti con l'ex generale Haftar. Non solo, si terrà oggi al Cairo un summit regionale sulla crisi libica, promosso dai Paesi confinati, duramente colpiti dall'instabilità che da mesi ormai dilania la Libia, dall'esodo di profughi e dall'evacuazione di stranieri, conseguente all'aggravarsi della crisi. Per la riunione di urgenza, sono arrivati al Cairo i ministri degli Esteri di Algeria, Tunisia, Sudan, Ciad e Niger.

Nei cieli libici la guerra va avanti ormai da giorni. Già lo scorso lunedì cinque miliziani jihadisti, Scudo di Misurata, erano rimasti uccisi, in un raid lanciato da due caccia non identificati su Tripoli e Bengasi. Khalifa Haftar e i miliziani di Zintan si sono attribuiti la paternità dell'operazione. Secondo il portavoce della milizia Scudo, Alaa Dweik, i caccia hanno bombardato alcuni avamposti, controllati dai jihadisti, lungo la strada che conduce all'aeroporto. Fonti mediche, hanno confermato che diverse decine di feriti sono stati ricoverati nell'ospedale vicino alla base aerea di Mitiga in seguito al raid. Con il timore di nuovi attacchi, il governo libico aveva disposto la chiusura dello spazio aereo, a causa dei continui combattimenti attorno agli scali. Non solo, sono proseguiti per giorni a Tripoli i lanci di razzi, missili Grad e colpi di artiglieria che hanno preso di mira anche i quartieri residenziali della città.

Il dramma dei profughi

In questo contesto incandescente, continua la fuga dei profughi, i primi a subire minacce e ritorsioni, pagando le conseguenze dell'instabilità del Paese. Si tratta soprattutto di somali, eritrei e siriani che tentano il tutto per tutto e cercano di lasciare le coste libiche. E così si registra un nuovo dramma dell'immigrazione, la strage dello scorso venerdì di profughi, salpati dal porto di Guarakouzi, a est di Tripoli, e diretti verso le coste italiane. Sarebbero state 200 le persone a bordo dell'imbarcazione, secondo la testimonianza dei 18 superstiti.

Come se non bastasse, la controversa autorità del parlamento di Tobruk, controllato da Haftar e formatosi dopo il voto del 25 giugno scorso, con scarsa partecipazione popolare, è stata messa di nuovo in discussione. Tre città dell'ovest della Libia, Nalut e Kabaw, nel Jebel Nafusa a sud di Tripoli, e Tarhouna a sud-est della capitale, hanno definito il parlamento libico di Tobruk, a maggioranza laica, come «illegittimo» e annunciato il proprio sostegno all'«Operazione Alba».

Il parlamento di Tobruk ha nominato lunedì un nuovo capo di Stato maggiore. Si tratta di Abdel Razak Nazuri che prende il posto di Abdulati al Obeidi. Quest'ultimo aveva ammesso pochi giorni fa che «l'esercito è sull'orlo del collasso». La scorsa settimana era stato assassinato il capo della Direzione della sicurezza nazionale a Tripoli, il colonnello Mohamed al-Suwisi.

Subito dopo l'insediamento, il parlamento di Tobruk ha approvato alcuni provvedimenti urgentissimi. Il più importante tra questi è lo «scioglimento di tutti i gruppi armati e le milizie irregolari operanti nel Paese». Il parlamento ha poi riconosciuto l'estrema fragilità del Paese e per questo ha chiesto l'aiuto delle Nazioni Unite per proteggere i civili.

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