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Libia: tentativo di mediazione delle Nazioni Unite, non si fermano gli scontri nel porto di Derna

I colloqui di pace tra le fazioni libiche sono in corso a Ginevra con la mediazione delle Nazioni unite dopo vari rinvii. Il capo della missione UNSMIL, Bernardino Leon ha incontrato i rappresentati dei due parlamenti di Tripoli e Tobruk.

Geneva, Switzerland Special Representative of the Secretary-General for Libya and Head of United Nations Support Mission in Libya (UNSMIL) Bernardino Leon addresses a news conference at the Palais des Nations in Geneva, January 14, 2015. The United Nations will launch talks on Wednesday in Geneva between warring Libyan factions even though one side has delayed its decision on attending negotiations aimed at averting a broader civil war. Two rival governments and their forces are vying for control in Libya, three years after the fall of Muammar Gaddafi, with the internationally recognised government of Prime Minister Abdullah al-Thinni based in eastern Libya since a faction called Libya Dawn took over Tripoli last summer. REUTERS/Pierre Albouy

Il Congresso nazionale generale (Cng) che appoggia il governo di Omar al-Hassi, espressione del parlamento a maggioranza islamista, ha avvertito che non saranno tollerati ulteriori incontri con i rappresentanti del generale golpista Khalifa Haftar. Il parlamento di Tobruk, vicino all’ex generale, è stato dichiarato illegittimo dalla Corte suprema e di fatto è sciolto.

Tentativo di cessate il fuoco

Leon ha più volte espresso l’auspicio che le fazioni armate si impegnino per un cessate il fuoco e contribuiscano alla formazione di un governo di unità nazionale. Nonostante la riluttanza degli islamisti che non avrebbero voluto prendere parte ai colloqui, molte municipalità di Tripoli si sono dette favorevoli e hanno deciso di accettare l’invito delle Nazioni Unite.

Ma lo scontro tra milizie continua. È di quattro morti e cinque feriti il bilancio di un attentato kamikaze contro un posto di blocco dell'esercito libico nella città di Ajdabiya, nella Libia orientale a un centinaio di chilometri da Bengasi. «L'attentatore ha guidato un'auto imbottita di esplosivo contro un posto di blocco e poi si è fatto esplodere uccidendo se stesso e tre uomini dell'esercito», ha detto un portavoce dell’esercito, precisando anche che «cinque militari sono rimasti feriti» nella deflagrazione. L'attentato non è stato rivendicato, ma dallo scorso luglio Bengasi è flagellata dagli scontri delle milizie legate agli islamisti radicali di Ansar al-Sharia e i militari, vicini a Khalifa Haftar.

Oggi, altre due bombe sono esplose davanti alle ambasciate di Arabia Saudita e Algeria a Tripoli. La maggior parte delle rappresentanze diplomatiche è stata chiusa a Tripoli dopo l’avvio dell’operazione Dignità (Karama) di Khalifa Haftar del maggio scorso e i fallimentari tentativi di raggiungere la capitale libica, controllata dalle milizie islamiste Fajr (Alba).

La guerra per i terminal petroliferi

La scorsa settimana, aerei militari libici hanno bombardato una petroliera greca, Araevo, uccidendo due dei 26 membri dell’equipaggio di nazionalità greca, filippina e romena. Uno dei due morti è un greco di 29 anni. Già nei giorni scorsi i militari non avevano potuto effettuare un’ispezione di routine all’interno del cargo. Non solo, la petroliera anziché raggiungere il molo assegnato nel porto di Derna, sarebbe entrata senza autorizzazione in una zona militare e non avrebbe risposto ai successivi avvertimenti intimati dai militari. Da mesi la città costiera di Derna è la roccaforte di gruppi jihadisti radicali che hanno giurato fedeltà allo Stato islamico in Iraq e in Siria (Isis).

La petroliera, battente bandiera liberiana, era di proprietà dall’Aegean Shipping Enterprises, compagnia con sede ad Atene, e stava trasportando oltre 12 mila tonnellate di greggio. Secondo l’armatore non ci sono state perdite di petrolio mentre sono ancora in corso valutazioni per stabilire i danni riportati dal cargo. Il più importante terminal petrolifero del Paese, a Sidra, è stato avvolto dalle fiamme per settimane. L’incendio ha causato la perdita di 1,8 milioni di barili di greggio. Nel porto è infuriata la battaglia fra i miliziani della Petroleum Protection Guard di Ibrahim Jadran e i miliziani islamisti Scudo di Misurata. Nei giorni scorsi le guardie delle installazioni petrolifere dell'est della Libia, guidate dall'ex leader autonomista Ibrahim Jadran, alleatosi con Haftar, hanno abbattuto un aereo delle milizie Fajr nel porto di Sidra, grazie a una copertura aerea dell'aviazione libica. Uno degli obiettivi dei jihadisti è proprio di conquistare i terminal petroliferi. Secondo il capo militare delle milizie che sostengono il parlamento di Tripoli, il leader delle guardie dei terminal, Ibrahim Jadran vorrebbe «rubare il petrolio e venderlo al di fuori dell'autorità della National Oil Corporation (Noc)». La scorsa primavera i secessionisti della Cirenaica avevano venduto autonomamente greggio al cargo nordcoreano Morning Glory, innescando la crisi di governo che ha portato alle dimissioni e all’esilio forzato dell’ex premier Ali Zeidan.

@stradedellest

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