Macedonia: Il partito-stato di Gruevski, un regime non ha bisogno di sparare

da SKOPJE - “Guarda che io sono disoccupata, sono sola e ho una figlia da mantenere. Credi che cinquecento dinari non mi facessero comodo? Ma la mia dignità non si compra” dice Verzina, cinquant’anni, mentre fuori dalla sua tenda prepara il rancio per la serata in quello che ormai è l’accampamento dell’opposizione, una tendopoli multicolore piantata davanti al palazzo del governo.

Skopje, Macedonia - A protester steps on a sign with a portrait of Macedonian Prime Minister Nikola Gruevski during an anti-government demonstration in Skopje, Macedonia, May 17, 2015. Tens of thousands of protesters took to the streets of Macedonia's capital on Sunday, waving Macedonian and Albanian flags in a dramatic display of ethnic unity against a government on the ropes after months of damaging wire-tap revelations. REUTERS/Ognen Teofilovski

“Quelli che hanno partecipato alla manifestazione filogovernativa li hai visti? Erano tutti pagati per essere lì, 500 dinari gli hanno dato, oppure erano obbligati”, afferma Verzina parlando della manifestazione filo-governativa che ha avuto luogo lo scorso 18 maggio, in risposta a quella del giorno prima organizzata dall’opposizione e dalla piattaforma protestiram, unite nel chiedere le dimissioni del premier Nikola Gruevski.

Il partito-stato

Ma come obbligare decine di migliaia di persone a prendere parte a una manifestazione? “Semplice – spiega un giornalista macedone – quelle persone erano in buona parte dipendenti pubblici, insegnanti, impiegati, medici e infermieri. Persone che devono il loro posto di lavoro al governo”. In Macedonia, sui social media e nei caffè, si racconta di ospedali vuoti e di malati lasciati soli dal personale medico obbligato a prendere parte alla manifestazione. “La linea di demarcazione tra stato e partito è caduta, in Macedonia è il governo che decide se puoi lavorare – spiega Ivana Jordanovska, analista politico e membro del SDSM . “Un posto nel settore pubblico te può dare solo il partito, ma poi quelle persone dipendono dal partito. Il partito dà, il partito toglie. Anche nel privato, se ti servono permessi o documenti pubblici potresti non averli mai se il partito decide di punirti perché sei troppo critico, o perché troppo indifferente verso le attività del governo”. E anche così che funziona un regime autoritario: “Non c’è bisogno di sparare alla gente – spiega il giornalista – è sufficiente che dipendano da te per vivere, e con il controllo dei media il gioco è fatto”.

Ecco come il partito che da dieci anni detiene il potere, il VMRO-DPMNE di Nikola Gruevski, sta trasformando la Macedonia in un “partito-stato”. Senza soluzione di continuità il partito penetra nello stato, lo occupa, vi insedia propri esponenti, dalla corte costituzionale alla corsia di un ospedale, dall’aula di tribunale alla cattedra di scuola. “E poi ci sono i contadini – dice ancora il giornalista – che ricevono sussidi dal governo. E i pensionati, non a caso erano molti gli anziani presenti alla manifestazione filogovernativa. Le persone che dipendono direttamente dal partito di governo sono circa centomila, più le relative famiglie. Abbastanza per vincere le elezioni in un piccolo paese e mantenere la maggioranza assoluta in parlamento”.

Una maggioranza che Gruevski detiene fin dal 2008. “E’ da quel momento – spiega Svetlana Siljanovska – che il governo si è fatto sempre più autoritario, arrivando a controllare il sistema giudiziario e i media”. Svetlana è un’attivista di protestiram, piattaforma che raccoglie numerosi movimenti della società civile e che, insieme al partito di opposizione SDSM ha dato vita alla grande manifestazione antigovernativa del 17 maggio, la più grande in ex-Jugoslavia dal 1991 ad oggi. “Il partito non colpisce direttamente chi protesta, ma chi ti sta vicino. I genitori, il coniuge, i figli, chiunque può essere oggetto di ritorsione. Mio padre ha una piccola attività, dopo il mio coinvolgimento nelle proteste è stato più volte oggetto di controlli e alla fine gli hanno comminato una multa di 500 euro. Casi così ce ne sono molti, e se lavori nel settore pubblico le pressioni sono di gran lunga maggiori”.

Una rivoluzione colorata?

Dal 17 maggio – giorno della manifestazione – gli attivisti di protestiram si incontrano al parco cittadino per discutere su come proseguire la protesta. Ogni giorno circa ottanta persone mettono a punto il coordinamento delle attività, dalla gestione dei social-media alla raccolta fondi. Protestiram è composto da molte associazioni che sono espressone della cosiddetta “società civile”. Ne fanno parte la Coalizione per i diritti delle comunità emarginate; il Centro per l’eredità culturale (composto in prevalenza da architetti contrari al piano urbanistico Skopje 2014), Kontrapunkt, Jadro, Vox Academica, il collettivo CIVIL e la piattaforma politica “Ajde!”. Quest’ultima ha un ruolo di leadership nel movimento e rappresenta l’anello di congiunzione con il partito di opposizione SDSM. Quel che appare evidente è che protestiram ha ben pochi soldi e senza il supporto economico del SDSM non avrebbe mai potuto organizzare la protesta: “Il partito socialdemocratico si è occupato della logistica e dei trasporti ma durante il corteo non c’erano bandiere di partito perché protestiram deve rappresentare tutti coloro che sono contro Gruevski”, spiega Ivana Jordanovska.

Il governo accusa l’opposizione di essere finanziata da Open Society, organizzazione non-governativa guidata dal controverso “filantropo” George Soros, uomo d’affari americano con molti interessi nell’Europa orientale. Alcuni esponenti dell’opposizione, come l’ex primo ministro Radmila Sekerinska, si sono formate presso Open Society che, attraverso la Piattaforma Civica macedone (CPM) finanzia molti movimenti della società civile. Tuttavia non emerge nessun collegamento diretto tra protestiram e Soros. Le teorie cospirative che il governo propaganda sui media nazionali fanno sorridere i manifestanti accampati davanti al palazzo del governo: “Qui non c’è nessuna rivoluzione colorata – dice Miriana -  anzi, non c’è nessuna rivoluzione. Quello che chiediamo sono le dimissioni del governo ed elezioni trasparenti”.

Media controllati

Il report dell’OSCE, pubblicato al’indomani delle contestate elezioni del 2014, parla di irregolarità, pressioni sugli elettori, e una scena mediatica tutta a favore di Gruevski e del suo partito. “Il sistema dei media in Macedonia è fortemente influenzato dal governo che nomina il comitato di garanzia delle comunicazioni (AVSM) che dovrebbe sorvegliare sulla libertà di stampa. In tal modo si operano pressioni sulle poche voci critiche”, spiega il giornalista che abbiamo già citato. L’OSCE ha monitorato il sistema dei media macedoni concludendo che la televisione di stato (MRT), come le tre radio pubbliche, sono espressione del governo. Le televisioni private Telma, Sitel, Kanal 5 e Vesti 24 sono largamente favorevoli al governo che è il maggiore inserzionista pubblicitario del paese. “Un giornale senza pubblicità, muore”,dice ancora il giornalista. Tra i giornali, Nova Makedoja è il meno sbilanciato mentre Dvenik, Utrinski Vesnik e Vest sono proprietà di Orce Kamcev, oligarca macedone vicino a Gruevski. “Quando i media non dicono la verità, e sono controllati dal governo; quando il sistema giudiziario è controllato dal governo; allora non sei in una democrazia”, dice il vecchio Nikola, medico chirurgo in pensione, cresciuto in epoca jugoslava e “stupefatto dalla piega autoritaria” del governo che “in passato ho anche votato”.

“In un simile contesto la democrazia è compromessa” conclude Ivana, “per questo l’opposizione non ha riconosciuto il risultato delle elezioni del 2014. Questo governo non ha più alcuna legittimità, non può durare ancora a lungo”.

@zolamatteo

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