Macedonia: un paese diviso sulla stessa piazza

SKOPJE - La Macedonia scopre la piazza, nell’arco di due giorni la capitale Skopje è stata invasa da decine di migliaia di manifestanti. Tra domenica 17 e lunedì 18 due cortei hanno riempito la città dei colori nazionali, con bandiere e fanfare, in un clima di festa. Ma le due manifestazioni erano tra loro opposte: antigovernativa, la prima, organizzata dalla piattaforma di protestiram che da settimane chiede le dimissioni del primo ministro Nikola Gruevski; filogovernativa la seconda, con i politici di primo piano del partito di governo ad arringare la folla, Gruevski compreso.

Skopje, MacedoniaProtesters wave Albanian, Macedonian and Serbian flags during an anti-government demonstration in Skopje, Macedonia, May 17, 2015. Thousands of anti-government protesters rallied in Macedonia on Sunday, demanding Prime Minister Nikola Gruevski resign over wire-tap revelations that have plunged the Balkan country into its worst political crisis since flirting with civil war in 2001. REUTERS/Ognen Teofilovski
Skopje, MacedoniaProtesters wave Albanian, Macedonian and Serbian flags during an anti-government demonstration in Skopje, Macedonia, May 17, 2015. Thousands of anti-government protesters rallied in Macedonia on Sunday, demanding Prime Minister Nikola Gruevski resign over wire-tap revelations that have plunged the Balkan country into its worst political crisis since flirting with civil war in 2001. REUTERS/Ognen Teofilovski

Le ragioni della protesta

Quella di domenica doveva essere, nelle intenzioni degli organizzatori, la spallata decisiva al governo. Le ragioni della protesta sono note: crisi economica, nazionalismo crescente, controllo dei media, sentimento di esclusione della comunità albanese, e poi la corruzione e lo scandalo intercettazioni. E poi c’è il terrorismo. A metà aprile, nella località di confine di Gosnice, un gruppo paramilitare ha attaccato un posto di polizia sequestrando per alcune ore gli agenti. I paramilitari si sono dichiarati membri dell’UCK macedone, gruppo armato albanese attivo durante la guerra civile del 2001, terminata con gli accordi di Ocrida. Tali accordi garantivano maggiori tutele e rappresentatività alla minoranza albanese. La pace di Ocrida sembra però essere messa in discussione dai fatti di Goscnice e dagli scontri di Kumanovo, in cui l’esercito è intervenuto per annientare una cellula dormiente dello stesso UCK lasciando sul terreno 22 morti, tra cui otto poliziotti. Il partito socialdemocratico (SDSM) all’opposizione ha accusato il governo di avere creato ad arte quegli scontri, al fine di dividere l’opinione pubblica agitando lo spettro di una nuova guerra civile, così da distogliere l’attenzione dagli scandali.

Protestiram, una piazza riscoperta

Così, domenica 17 maggio, circa sessantamila persone hanno sfilato per il centro cittadino sventolando, accanto alla macedone, le bandiere delle minoranze nazionali (albanesi, serbi, turchi, rom) dimostrando il carattere civile e trasversale della protesta che, numeri alla mano, è la più grande mai andata in scena in ex-Jugoslavia dal 1991 ad oggi. Si tratta inoltre della prima volta che slavo-macedoni e macedo-albanesi manifestano insieme. Un fronte che potrebbe avere la forza di far cadere Gruevski, che governa ininterrottamente dal 2006. Si tratta di una protesta che ha molte affinità con quelle andate in scena in Romania, Bulgaria e Bosnia Erzegovina, caratterizzate dal rifiuto dei partiti, dal superamento degli steccati etnici, dalla mobilitazione dal basso. Protagonista di queste proteste è sempre una generazione di giovani distante da quella idiosincrasia verso la piazza che ha connotato, in certa misura, la generazione precedente, costretta alla piazza quando c’era da esprimere il consenso obbligatorio al regime socialista e malmenata quando manifestava il dissenso.

L’opposizione a cavallo

Ma protestiram è anche la leva con cui l’opposizione socialdemocratica cerca di ottenere quel potere che le elezioni del 2014 le hanno negato. Un risultato che Zaev non ha mai riconosciuto accusando il governo di brogli prima ancora che i voti venissero conteggiati. Secondo gli osservatori OSCE, però, di brogli non ce ne sono stati anche se il partito di governo ha goduto del favore dei media ed è stata registrata qualche irregolarità. L’impressione è che Zaev stia cercando di cavalcare la piazza per ottenere quella vittoria che le urne non gli hanno concesso, ergendosi a leader di un intero paese in lotta contro il governo. Le cose, però, stanno un po’ diversamente.

La manifestazione filo-governativa

Nella giornata di lunedì 18 il governo ha portato in piazza sessantamila persone, tante quante il giorno prima. Una dimostrazione di forza senza precedenti: autobus di sostenitori sono arrivati da ogni angolo della Macedonia “per difendere il paese dal terrorismo” e “dai comunisti” in un corteo imponente, organizzato, pacifico, con le stesse bandiere, lo stesso orgoglio di rappresentare la parte migliore del paese che c’era nei manifestanti del giorno prima, ma più anziano, più stanco, e – come qualcuno a denti stretti ha ammesso – anche pagato per essere lì. Gruevski ha portato in città la Macedonia delle campagne, con il pranzo al sacco, la bonomia e la semplicità della provincia che l’ha sempre votato, rivendicando il diritto a governare. Dal palco ha parlato dei risultati ottenuti (la Macedonia è effettivamente il paese balcanico che ha meglio risposto alla crisi durante gli ultimi sei anni e registra buone prospettive di crescita) ma ha soprattutto accusato i nemici paventando scenari ucraini e facendo ardite analogie tra Maidan e protestiram, insinuando la presenza di non ben definiti sobillatori stranieri e indicando in “servizi segreti esteri” la causa degli attentati terroristici.

La costruzione di un ineffabile nemico esterno è necessaria a Gruevski per celare la crisi di legittimità che ha investito il suo governo. Non a caso il raduno filogovernativo si è svolto ai piedi di Porta Makedonija, l’imponente arco di trionfo voluto dallo stesso Gruevski per celebrare il passato – mitico, e sovente inventato – del paese. Porta Makedonija è una delle opere di Skopje 2014, progetto urbanistico che recupera stilemi ellenistici e imperiali per celebrare l’identità della piccola (e isolata) repubblica balcanica. Il recupero e la rivisitazione del passato servono a illudere il paese con una grandezza fittizia, a tratti kitsch, ma non rappresentativa di tutte quelle minoranze (albanesi in testa) che non possono riconoscersi nel “mito ellenico” propagandato da Gruevski. Quella macedone è quindi anche una crisi di identità alla quale la piazza risponde cercando di costruire un’unità interetnica da opporre alla grandeur nazionalista di Gruevski. Una tensione tra due modi di vedere il futuro del paese, ben più profonda di una crisi politica, perché in Macedonia non c’è niente di più presente del futuro.

@zola_matteo

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