"Uccidetela e gettate il corpo ai cani”. L’odissea di Malak al-Shehri, arrestata perché non portava il velo

Le è bastato twittare una sua foto senza velo e senza il tradizionale abaya (lungo camice nero, che copre tutto il corpo eccetto testa, piedi e mani) per generare proteste violente sui social con insulti e esortazioni a provocarne l'arresto ed addirittura ad ucciderla. E’ quanto accaduto alla ventenne saudita Malak al-Shehri. La giovane attivista, dalla capigliatura bruna e lunga, aveva preannunciato il suo gesto di protesta davanti ad uno dei caffé più conosciuti di al-Tahliya street, a Ryad, in Arabia Saudita. Un paese che vive al ritmo della sharia e che sulle donne è di una virulenza rara: lapidazioni, decapitazioni, velo integrale, violenze domestiche, divieto di uscire senza l’autorizzazione dello sposo, del padre o di un fratello, divieto di guidare.

La foto postata su Twitter dalla ventenne saudita Malak al-Shehri. Photo credit: formiche.net
La foto postata su Twitter dalla ventenne saudita Malak al-Shehri. Photo credit: formiche.net

Malak si è fatta fotografare ed ha postato la foto su twitter ai suoi quasi ventimila followers. La foto ha scatenato immediatamente reazioni violente anche sui social. Vista la veemenza delle reazioni Malak ha inzialmente cancellato la foto incriminata e sospeso il suo account twitter. Ma non è bastato perché la foto ha continuato a viaggiare sui social. La donna è stata insultata, minacciata di morte. “Esigiamo la più grande punizione, in quanto lo stato ha delle regole che lei non ha rispettato” scriveva qualcuno. “La punizione minima è la decapitazione” diceva qualcun'altro. “Gettate il suo corpo ai cani!”.

La polizia religiosa è venuta a conoscenza della foto incriminata ed ha presentato denuncia alle autorità. Per il colonnello Fawaz al-Maiman, portavoce della polizia di Riyad, “il suo atto viola le leggi in vigore nel nostro paese”. E cosi’ il 12 Dicembre scorso l’ha fatta arrestare. Sui social è partita parallelamente anche la campagna per la sua liberazione (#FreeMalakAlshehri) cosi' come era avvenuto per altre donne o per altri attivisti come il blogger Raif Badawi, condannato a 10 anni di carcere e a 1000 frustate per aver fondato “Free Saudi Liberals“, un forum online di dibattito su temi politici e religiosi. Malak intanto rischia la fustigazione in un paese in cui vigono leggi e prassi di vera e propria segregazione nei confronti delle donne. 

Ad esempio l'Arabia Saudita è l'unico paese al mondo dove vige il divieto per le donne di guidare. E la pena per  sfidare tale divieto è di 10 frustate. Nel 2011 un Tribunale di Jeddah aveva comminato questa pena ad una donna rea di essere alla guida di una vettura. Nel 2014 Loujain al-Hathlou, attivista e militante saudita per i diritti delle donne, era stata arrestata per aver osato varcare il confine tra Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita alla guida della sua auto, un gesto coraggioso compiuto per sfidare il divieto che impedisce alle donne di sedere al volante nel suo paese. In realtà le donne non potrebbero spostarsi nemmeno bicicletta e dal 2013 possono farlo soltanto in alcune aree designate del Paese e sempre accompagnate da un uomo. Il che evidenzia l'altro grande problema per le donne in Arabia Saudita: la "tutela maschile". Senza uomo le donne saudite non possono fare pressoché nulla: sposarsi, curarsi, ottenere il passaporto, viaggiare all'estero e spesso anche lavorare o studiare. Un rapporto di Human Rights Watch, intitolato “Boxed In: Women and Saudi Arabia’s Male Guardianship System", denuncia proprio questo sistema,  definendolo "il più grande impedimento al rispetto dei diritti delle donne saudite".

Proprio per protesta contro questo sistema nel settembre scorso oltre 14mila donne saudite, su iniziativa dell'attivista Aziza Al-Yousef, hanno firmato una petizione poi consegnata al governo. Ma da allora, pressoché nulla è cambiato in Arabia Saudita, paese in cui si vorrebbe le donne pressoché invisibili,  fantasmi addobbati da lunghe e nere tuniche.

@marco_cesario 

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

banner fest sidebarbanner fest unicredit

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA
GUALA