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Nel mondo di El Mencho, storia dell’ultimo grande cartello messicano

Due arresti eccellenti accendono i riflettori sul Cjng e il suo misterioso leader. In grado con una rapida ascesa di formare un gruppo criminale di livello globale, con una potenza finanziaria e militare senza rivali. E proprio quando il sistema dei cartelli è entrato in crisi

REUTERS/Henry Romero
REUTERS/Henry Romero

Tra domenica 27 e lunedì 28 maggio la marina messicana ha arrestato due importanti figure collegate al Cartello Nuova Generazione di Jalisco (Cjng), il gruppo criminale più grande e potente del Messico. Si tratta di Rosalinda González Valencia e di Javier El Peque: la prima è la moglie del capo dell’organizzazione, Nemesio Oseguera detto El Mencho; il secondo è ritenuto essere il principale fornitore di precursori chimici – utili alla produzione di droghe sintetiche – del Cjng.

La donna, stando alle autorità messicane, collaborava alla gestione delle finanze del cartello ed è inoltre la sorella di Abigael González Valencia, arrestato nel febbraio 2015 con l’accusa di guidare Los Cuinis, un’organizzazione criminale estremamente ricca ed abile nel riciclaggio di denaro che funge da braccio finanziario del Cjng. El Peque, invece, si occupava di coordinare il contrabbando di sostanze chimiche dalla Cina all’affollatissimo porto messicano di Manzanillo, che affaccia sul Pacifico: un ruolo di primo piano – l’uomo era un sottoposto dei due fratelli del leader El Mencho –, considerando che la principale attività del Cjng è proprio il narcotraffico di eroina, anfetamina e altre droghe sintetiche.

Il focus principale è sull’Asia e l’Europa, ma pare che grazie al maggiore controllo delle città di Juárez e Tijuana (contesa con il Cartello di Sinaloa) il Cjng stia allargando la sua partecipazione al mercato del narcotraffico di cocaina ed eroina negli Stati Uniti.

Un leader oscuro

Cjng è una sigla poco conosciuta al di fuori dei confini del Messico. Eppure si tratta non soltanto del gruppo criminale più grande e più diffuso sul territorio di questo Paese – opera sicuramente in quasi la metà delle 32 entità federali in cui è divisa la repubblica messicana – ma di un’organizzazione transnazionale con contatti anche nel resto delle Americhe, in Europa, in Asia e in Oceania.

Oltre ad aver messo in piedi delle reti finanziarie complesse per nascondere e ripulire i proventi dei traffici, il Cjng possiede una capacità bellica tale da permettergli non soltanto di resistere ma addirittura di superare le forze armate messicane: nel maggio 2015 il cartello è riuscito ad abbattere un elicottero militare, un fatto senza precedenti nella storia del Messico.

Ancora più oscuro è il suo leader. Di El Mencho conosciamo il nome – Nemesio Oseguera Cervantes –, a malapena il volto, e qualche dettaglio della sua biografia: originario del Michoacán (Messico occidentale), da giovane è emigrato illegalmente in California, dove è stato arrestato più volte per spaccio; deportato in Messico, si è trasferito nello Stato di Jalisco per arruolarsi nella polizia. È poi entrato a far parte del Cartello del Millennio, ha sposato Rosalinda, sorella di uno dei boss, ed iniziato a scalare i ranghi dell’organizzazione.

Intorno al 2010 il Cartello del Millennio non è sopravvissuto ad un vuoto di potere e si è scisso in due fazioni: dallo scontro è uscita vincitrice quella capeggiata dal Mencho, che ha adottato il nome di Cartello Nuova Generazione di Jalisco. Sotto la sua guida, e forte della simbiosi con Los Cuinis, il Cjng è riuscito a fagocitare i territori dei gruppi rivali e ad imporsi, in meno di cinque anni, come una delle organizzazioni criminali più importanti del Messico, se non come la più importante in assoluto.

Eppure El Mencho non possiede la stessa notorietà di un altro grande narco-boss messicano, Joaquín Guzmán detto El Chapo, storico leader del Cartello di Sinaloa oggi in carcere negli Stati Uniti in attesa del processo, che inizierà il prossimo settembre. El Chapo è diventato parte della cultura pop mondiale: ha rilasciato un’intervista a Sean Penn durante la latitanza, ha ispirato una serie tv prodotta da Netflix, canzoni rap, e perfino una linea di magliette. El Mencho, al contrario, ha scelto di mantenere un basso profilo.

Un’organizzazione “anacronistica”

Se si guarda però al contesto generale, si nota subito che il Cjng costituisce una vistosa eccezione. Lo scenario criminale messicano sta infatti passando dalla concentrazione alla frammentazione, con il sistema dei cartelli che si avvia verso la fine.

In altre parole, la strategia della decapitazione dei cartelli, adottata nel 2006 dall’ex-presidente Felipe Calderón nel quadro della guerra al narcotraffico, è effettivamente riuscita a provocare il collasso delle maggiori organizzazioni privandole delle figure di riferimento. Le conseguenze principali di questo approccio sono state tre: lo smembramento dei cartelli e la nascita di centinaia di piccoli gruppi; un forte aumento della violenzae del numero di omicidi in tutto il Messico; lo spostamento dei business criminali dal traffico di droga (che necessita di grossi investimenti in logistica) alle estorsioni e ai rapimenti (più facilmente praticabili).

Eppure il Cjng assomiglia molto più ad un cartello tradizionale che ad un gruppo della nuova mafia messicana: possiede una struttura verticistica, opera molto nel narcotraffico internazionale e poco nel racket delle estorsioni, è in grado di imporre la sua autorità su territori estesi e di gestire network criminali anche di livello globale.

Quello che potrebbe stupire del Cjng è che la sua ascesa non è soltanto stata rapidissima – è cominciata nel 2011 –, ma è avvenuta in contemporanea al tracollo delle grandi organizzazioni criminali messicane; in un momento, cioè, di sfaldamento del modello cartello che tuttavia il Cjng incarna.

Secondo gli esperti, a permettere al Cjng di compiere questo salto di qualità sarebbe stata la convergenza di tre fattori. Primo, l’alleanza con Los Cuinis, che garantiva liquidità e dunque mezzi. Secondo, l’indebolimento dei cartelli preesistenti impegnati nello scontro con le forze federali: il Cjng è stato in grado di approfittare della crisi dei Cavalieri Templari e degli Zetas, ad esempio, per prendere possesso dei loro territori (gli Stati di Michoacán e Veracruz, rispettivamente) e per eliminare concorrenti nel traffico di droghe. Terzo, una non trascurabile condiscendenza delle autorità, che hanno tollerato la presenza del Cjng in funzione anti-Zetas: quest’ultima organizzazione ha sempre fatto largo uso della violenza pubblica, e la sua eliminazione ha rappresentato una priorità per le amministrazioni Calderón e Peña Nieto; uno dei primi nomi del Cjng è stato proprio Los Mata Zetas (Gli Ammazza-Zetas).

Propaganda e violenza

La penetrazione del Cjng nelle zone controllate dai suoi avversari si è sempre accompagnata ad una retorica giustizialista. Nel Veracruz il Cjng si è ad esempio presentato come il protettore delle masse dalla violenza degli Zetas, comunemente associati a sequestri ed estorsioni: la propaganda del cartello consisteva nel diffondere su YouTube dei video nei quali faceva mostra dei membri degli Zetas – veri o presunti – che aveva catturato, per poi processarli arbitrariamente e giustiziarli.

Nel Michoacán la strategia del Cjng è stata invece leggermente diversa: qui si è mescolato ai corpi civili di autodifesa sorti con la crisi della sicurezza del 2014 per isolare e sconfiggere il cartello egemone dei Cavalieri Templari.

Questo mascheramento da paladino del popolo cadde in realtà molto presto: già nel settembre 2011 il Cjng rivendicò il massacro di una trentina di civili – presentanti come membri degli Zetas, ma tra le vittime c’erano anche dei minorenni – a Boca del Río, in Veracruz, tutti con piedi e mani legati e segni di tortura.

Uno dei tratti distintivi del Cjng è proprio il ricorso alla violenza, sia nella forma di rapimenti ed esibizioni di cadaveri a scopo intimidatorio, sia come rappresaglia contro lo Stato messicano per l’arresto o l’uccisione di suoi membri. Nell’aprile 2015 il Cjngha compiuto un’imboscata ad un convoglio della polizia uccidendo quindici agenti, uno degli assalti più letali condotti contro le forze di sicurezza messicane negli ultimi anni. Un mese dopo, per sventare un tentativo di cattura del Mencho, il Cjng ha ingaggiato uno scontro nel Jalisco con l’esercito messicano, arrivando ad abbattere un elicottero militare.

Più recentemente, la scorsa settimana un presunto commando del Cjng ha tentato di assassinare – ferendolo soltanto – l’ex-procuratore statale di Jalisco aprendo il fuoco in un ristorante a Guadalajara e successivamente incendiando le vetture nelle strade (in gergo narcobloqueos) per impedire l’intervento della polizia: un bambino di otto mesi non è sopravvissuto alle ustioni.

Il cerchio si stringe?

L’arresto della moglie di Nemesio Oseguera e, negli scorsi mesi e anni, di altre figure di spicco della famiglia González Valencia – compreso il cognato del Mencho, Abigael, leader dei Cuinis –, sembrerebbero indicare che la strategia delle autorità messicane nei confronti del Cjng passa innanzitutto per la soppressione del suo ramo finanziario. In generale, l’amministrazione Peña Nieto ha compiuto numerosi arresti di operatori più o meno importanti del Cjng, segno che forse il cerchio intorno al Mencho comincia a stringersi.

Con Joaquín Guzmán e il suo successore in carcere, e il Cartello di Sinaloa forse in fase di declino, è Nemesio Oseguera il nuovo nemico pubblico numero 1 del Messico. Finora, però, l’uomo è sempre riuscito a sottrarsi alla cattura e la sua organizzazione – almeno per quello che è possibile ricostruire – non sembra essere stata intaccata più di tanto dai pur numerosi arresti.

@marcodellaguzzo

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