Perchè in Messico crescono gli omicidi di sindaci e politici locali

Il 2017 è stato un anno nero per i sindaci messicani, sempre più nel mirino. La frammentazione dei cartelli criminali e lo spostamento del loro business da realtà globali a locali ha reso centrale il rapporto con le autorità municipali. E nel 2018 la situazione è destinata a peggiorare

Un'attivista durante una manifestazione contro la violenza. Messico. REUTERS/Henry Romero
Un'attivista durante una manifestazione contro la violenza. Messico. REUTERS/Henry Romero

Il 1 gennaio del 2016 Gisela Mota Ocampo aveva trentatré anni ed era appena diventata sindaca di Temixco, una città nello stato messicano di Morelos. La sua amministrazione durò soltanto ventiquattr’ore: il giorno dopo venne assassinata, secondo la versione ufficiale, da alcuni sicari dei Los Rojos, una piccola organizzazione criminale che si contende il controllo di questa fetta di Messico con la gang rivale dei Guerreros Unidos. La notizia fece il giro del mondo e se ne scrisse parecchio anche in Italia, dove però si preferì etichettare Mota come una “semplice” eroina dell’antimafia piuttosto che approfondire il contesto della sua morte.

Gli omicidi di sindaci, e in generale di politici locali, sono infatti molto frequenti in Messico, due anni fa come oggi. Il 29 dicembre 2017, ad esempio, è stato ucciso Arturo Gómez, amministratore della città di Petatlán, nel Guerrero: è stato il nono sindaco a venire assassinato nel 2017, un altro record per un anno che è stato il più mortifero anche per i giornalisti (ben dodici casi, come in Siria) e in cui si sono più volte superate le duemila morti violente al mese.

Fare politica sul territorio, in Messico, può essere un’attività molto pericolosa. Ventitré sindaci in carica sono stati uccisi durante il sessennio di Enrique Peña Nieto, che si concluderà il prossimo 30 novembre. Altri trentotto hanno perso la vita nel corso della precedente amministrazione di Felipe Calderón. A questo numero bisogna poi sommare quello di tutti gli ex-sindaci, dei funzionari municipali, dei deputati statali e dei candidati assassinati nello stesso arco di tempo: l’ultimo caso quello di Adolfo Serna, giovane aspirante sindaco di Atoyac (Guerrero), freddato in un ristorante la notte di San Silvestro; nella stessa settimana ci sono stati altri tre episodi analoghi in diverse parti della nazione. Stando al conteggio di Alcaldes de México, nell’ultimo decennio sono stati assassinati 111 tra sindaci ed ex-sindaci.

La causa generale che può spiegare almeno in parte questo fenomeno è la frammentazione del mondo criminale. La strategia della “decapitazione” dei cartelli, adottata nel 2006 con la guerra alle droghe di Calderón, ha modificato profondamente non solo il numero ma anche l’identità stessa delle organizzazioni criminali messicane.

Fintanto che in Messico risiedevano pochi gruppi di grandi dimensioni – come il Cartello di Sinaloa o quello del Golfo –, tutti impegnati nel narcotraffico internazionale, i narcos avevano scarso interesse a ricercare la collaborazione dei sindaci e degli enti locali, poiché inutile o irrilevante. Il collasso di queste organizzazioni, conseguenza della cattura o dell’eliminazione delle figure al loro comando, ha portato però alla formazione di centinaia di nuove bande criminali dal margine d’azione molto più ristretto: in assenza dei mezzi e dei contatti necessari al contrabbando oltrefrontiera, queste gang hanno iniziato a dedicarsi alle estorsioni, ai rapimenti, allo spaccio di droghe e al furto di benzina e legname.

Lo spostamento del business criminale da realtà globali a realtà locali ha dato grande centralità al rapporto – prima trascurabile – tra i narcos (termine di comodo ma forse obsoleto) e i governi municipali. Sindaci e funzionari sono ora fonti preziose di informazioni, o figure da ricattare per ottenere la gestione degli appalti pubblici; i corpi di polizia locali possono invece essere corrotti per assicurarsi protezione e maggiore controllo del territorio. Minacce ed esecuzioni servono a dissuadere o a reprimere le forme di resistenza, e si inseriscono in un quadro in cui la violenza è direttamente funzionale alla genesi del profitto illecito, molto più che in passato.

Le violenze e gli omicidi di politici si concentrano principalmente in municipalità con meno o poco più di diecimila abitanti, lontane dall’autorità dello Stato federale e dall’attenzione mediatica, in cui i fondi da destinare alla sicurezza sono scarsi. Approfittando della debolezza delle istituzioni ma anche dell’elevatissima impunità, le organizzazioni criminali riescono facilmente a penetrare all’interno dei governi locali e ad amalgamarvisi. La giornalista Miroslava Breach, assassinata il 23 marzo 2017, aveva ad esempio denunciato, in un articolo che le costò la vita, come alcune gang fossero riuscite ad inserirsi nei processi elettorali in diversi municipi dello stato di Chihuahua per imporre dei candidati graditi.

Se il 2017 è stato l’anno nero per i sindaci messicani, il 2018 sarà probabilmente peggiore. La violenza verso i politici tende infatti a crescere in periodo elettorale, e il prossimo 1 luglio si terranno – oltre alle elezioni presidenziali in tutta la nazione – le elezioni locali in trenta stati del Messico su trentadue. Quando nel giugno 2015 si svolsero le elezioni di medio termine, in cui si votò anche per l’elezione di più di trecento sindaci, otto candidati vennero assassinati. Il forte incremento del numero di omicidi dal 2015 al 2017 e la maggiore “politicizzazione” del crimine organizzato, sempre più attento agli esiti elettorali nei propri territori, lasciano presagire uno scenario ancora più drammatico per il 2018.

In ultimo, se è vero che molti omicidi di sindaci e funzionari locali sono effettivamente legati alla criminalità, è altrettanto vero che la diffusa violenza, la debolezza delle indagini e l’altissima impunità rendono possibile far passare degli omicidi puramente politici (dove cioè il mandante è un politico membro di un qualche partito) come esecuzioni malavitose o, peggio, come regolamenti di conti. In Messico il legame tra istituzioni locali e criminalità è spesso bidirezionale: per molti sindaci – e addirittura per alcuni governatori statali – formare un’alleanza con una gang ben radicata rappresenta la strada più pragmatica e più rapida per il mantenimento del poteree per l’arricchimento personale.

@marcodellaguzzo

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