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La Russia per i mondiali di calcio si affida ai cosacchi del Don

Si sono fatti notare nelle recenti proteste anti-putiniste per come picchiavano i manifestanti. I discendenti dei cavalieri delle steppe ora sono stati richiamati in servizio per garantire l’ordine durante la coppa del mondo. Un ritorno sulla scena carico di significati

Cosacchi accanto al busto di Vladimir Putin. REUTERS/Maxim Zmeyev
Cosacchi accanto al busto di Vladimir Putin. REUTERS/Maxim Zmeyev

A prima vista sembravano figuranti in divisa storica. Uniforme militare, cappello di pelliccia, stivali e nagaika, il tradizionale frustino dei cosacchi del Don.

Ma sono bastati pochi minuti per capire che quegli orpelli non erano solo per far bella mostra. E che il frustino lo sanno usare.

È successo di recente durante le manifestazioni a Mosca contro il quarto mandato di Putin. I cosacchi del Don hanno menato, e forte, i manifestanti. Senza che la polizia intervenisse.

«Siamo qui per dare una lezione a chiunque è contro Putin», ha detto uno di loro al sito Meduza. Qualche giorno dopo è diventato ancora più chiaro che dovremo fare l’abitudine alla presenza di questi corpi di para-vigilanti durante le manifestazioni. A cominciare dalla Coppa del mondo di calcio, che inizia tra pochi giorni.

Il sito The Bell ha infatti pubblicato un’inchiesta che dimostra che almeno un’unità di cosacchi è stata addestrata dalla polizia moscovita per intervenire durante eventi che raccolgono folle. E per far questo, hanno anche ricevuto più di 200mila euro dall’ufficio del sindaco di Mosca. Sempre secondo The Bell, i cosacchi saranno incaricati di mantenere l’ordine durante i Mondiali.

Da Sochi a Russia2018

Mosca non sarà l’unica città in cui saranno operativi. Secondo il Moscow Times, a Rostov sul Don e Volgograd, l’ex Stalingrado, a mantenere l’ordine ci penserà un plotone di 330 cosacchi, regolarmente registrato presso il governo, il Grande esercito del Don. «Accoglieremo i turisti col sorriso», ha detto il loro leader, Mihail Bespalov al quotidiano. «Vogliamo mostrare che la Russia è un Paese accogliente». Sempre che non facciano come durante l’ultimo grande evento sportivo a cui hanno preso parte, le olimpiadi invernali di Sochi del 2014, quando hanno preso a frustate le Pussy Riot. La notizia fece il giro del mondo, nessun tribunale russo ha ritenuto di dover punire qualcuno per questo e le cantanti hanno si sono dovute rivolgere alla Corte europea per i diritti umani.

Bespalov ha ammesso che i suoi uomini sono stati addestrati nelle scorse settimane dalla polizia locale. La selezione degli uomini, ha aggiunto, è avvenuta attraverso un esame sulle tradizioni e sulla storia del cosacchi. Un quarto dei 1200 membri è stato selezionato per i Mondiali, dopo una verifica della fedina penale.

La polizia locale, però, non ha confermato al Moscow Times, dicendo di rivolgersi alla Fifa. La Fifa ha risposto di rivolgersi alla polizia locale.

Molto più di colbacco e frustino

L’uso dei cosacchi è carico di significati simbolici. Questi corpi paramilitari dicono di rifarsi direttamente alla tradizione dei feroci cavalieri delle steppe, che proteggevano la periferia dell’impero russo in epoca zarista. Fedeli alla corona e alla chiesa ortodossa, non nascondono un’idea conservatrice dei concetti di legge, ordine e giustizia.

Erano spariti dopo la Rivoluzione d’Ottobre e sotto i Soviet, ma hanno trovato un momento di rinascita con Putin. L’immagine di un nazionalismo fiero e militarista coincideva pienamente con l’idea putiniana di Russia.

Per molti anni sono rimasti ai margini, a metà tra fenomeno di folklore e illegalità. Fino a quando, nel 2005, fu creato un registro pubblico: i gruppi iscritti da allora possono cooperare con la polizia per garantire la sicurezza durante eventi pubblici.

«Tra di loro ci sono molti ex poliziotti e militari che non sanno cosa fare una volta finito il servizio», ha detto Nikolai Mitrokhin, docente all’università della Finlandia orientale ed esperto di nazionalismo russo. La loro vocazione al controllo dell’ordine è connaturata alla storia dei cosacchi tradizionali. Durante l’era zarista erano soliti portare avanti campagne repressive contro le minoranze musulmane ed ebraiche al posto e per conto delle autorità. Il timore è che oggi i governo russo voglia farne lo stesso uso. Basti vedere l’esempio della Crimea. Nelle settimane che precedettero l’annessione, nel 2014, Mosca mandò un migliaio di cosacchi a fare il lavoro sporco. «Appena arrivati fecero finta di essere locali e usarono la forza per piegare i crimeani a supportare l’intervento russo», ha detto Mitrokhin.

I tifosi dei Mondiali sono avvisati.

@daniloeliatweet

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