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Mosca, diplomazia e contractors per una base in Cirenaica

La Russia guarda alla Cirenaica come ad un nuovo terreno di “conquista”? Non sarebbe una cosa nuova: secoli di espansionismo zarista ai danni dell'impero ottomano, la crisi dei Dardanelli con la Repubblica turca nel 1945, gli accordi con Hafez al Assad nel 1971 e la costruzione di installazioni militari sovietiche sulla costa siriana sono elementi, storici, sufficienti a delineare l'interesse di Mosca per l'area del Mediterraneo sud-orientale e per un paese oggi diviso e ingovernabile come la Libia.

Un militare della società di sicurezza privata RSB-Group. Photo credit rsb-group.org
Un militare della società di sicurezza privata RSB-Group. Photo credit rsb-group.org

Una strategia ambiziosa che si muove inseguendo due direttrici, quella militare (contractors) e quella diplomatico-economica.

“Da quasi due anni il generale della Cirenaica e i vertici russi hanno costanti contatti. Putin vende armi ad Haftar, attraverso triangolazioni estere con l’Egitto (e probabilmente anche con l’Algeria). Lo scorso anno ha immesso soldi nelle casse della banca centrale di Beida, 200 milioni di dinari distribuiti nell’est del paese per fare fronte alla crisi di liquidità e per stipendiare le milizie di Haftar” spiega Michela Mercuri, docente di Storia contemporanea dei paesi mediterranei dell'Ateneo di Macerata e di e Geopolitca del Mediterraneo all'Università Cusano di Roma.

Mercuri aggiunge che la Russia “vuole tornare ad essere attore indispensabile nella regione (MO e Nord Africa, nda), sfruttando anche gli errori dell’amministrazione Obama e, plausibilmente anche di quella di Trump che, al momento, non sembra molto incisivo nelle questioni oltre confine. Inoltre, una delle direttrici della politica estera russa, fin dal diciannovesimo secolo è stata la ricerca di un accesso ai mari caldi per bypassare il problema del congelamento dei porti russi nei freddi mesi invernali”.

Ma Haftar non è ancora padrone della Libia: come aiutarlo? Ricorrendo alle milizie private, eserciti guidati da ex appartenenti all'Armata rossa e al KGB già ampliamente utilizzati nel conflitto siriano.

E non solo la nota Slavonic Corps Ltd (citata dai media internazionali per il sostegno dato al governo lealista in Siria): infatti, è facile imbattersi nei siti di società di sicurezza con il logo in cirillico, portali nei quali è possibile consultare il ventaglio di servizi offerti ai clienti, anche ai più esigenti. Ad esempio la RSB-Group attiva sia a terra sia in mare (anti pirateria), con logo che ricorda lo stemma degli spetsnaz dell'era Urss e che posta online video che ritraggono gli “impiegati” in azione.

Mercenari, quindi, pronti a difendere gli interessi degli imprenditori e dei committenti (russi) nei teatri internazionali, Libia inclusa come ricorda anche l'analista Pavel Felgenhauer nel corso di un'intervista rilasciata una settimana fa ad Al Jazeera: “La Russia non sta inviando le sue truppe per aiutare Haftar ed è improbabile che possa farlo nel prossimo futuro. Stiamo, piuttosto, facendo affidamento su appaltatori militari privati; ricorriamo ad “imprenditori” in Siria, dove (le compagnie, nda) stanno soffrendo gravi perdite. Gli appaltatori privati sono molto convenienti perché non hanno nessun legame con la politica”.

Pur non sempre in linea con le posizioni del Cremlino, Felgenhauer fornisce uno spaccato verosimile dell'intervento russo nel presente e nell'immediato futuro: nessuna guerra campale, probabilmente neanche incursioni aeree della VVS (Voenno-vozdušnye sily Rossijskoj Federacii) sui cieli libici, piuttosto un coinvolgimento articolato fra i tavoli della diplomazia e gli appalti affidati alle security companies, al fine di garantire alla Federazione un ruolo di primo piano nei negoziati internazionali e, nello stesso tempo, di tenere un piede ben saldo su un territorio che fa gola sia per la succitata questione delle basi, sia per avere un eventuale alleato strategico davanti alle coste dell'UE. Ma, al momento, resta il problema dei troppi attori che recitano sul palco libico...

Conclude la Professoressa Mercuri: “Redistribuire le risorse agli attori locali, in maniera centralizzata, con un accordo politico quanto più inclusivo possibile potrebbe essere una ipotesi (per la stabilizzazione, nda). I partner regionali possono dare un contributo importante e la Russia lo sa bene. Faccio un esempio. Di recente Eni ha concordato il passaggio al gigante petrolifero russo Rosneft di una quota del 30% del giacimento egiziano di Zohr. La società Qatar Investment Authority (Qia) ha acquisito il 19,5% del capitale di Rosneft. Sempre la Rosneft, lo scorso 21 febbraio, ha siglato un accordo di cooperazione con l’ente petrolifero libico National Oil Corporation (Noc). Il Qatar sostiene Tripoli, l’Egitto Haftar. Tutti hanno più o meno puntato su Rosneft e hanno dunque interesse che le sue “manovre” abbiano successo. Putin facendo perno sulla compagnia russa, può divenire il deus ex machina in grado di muovere i fili della partita. Un ruolo utile anche per mediare un accordo tra gli attori regionali a vario titolo supportano le fazioni libiche”.

@marco_petrelli 

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