L’incertezza sulla sorte del NAFTA è un problema per il Messico

Lo aveva definito «un disastro» e «il peggior accordo commerciale della storia», lo aveva incolpato di tutti i mali dell’economia americana e aveva promesso agli elettori una sua completa rinegoziazione, quando non addirittura l’abbandono. Il 20 gennaio scorso Donald Trump è diventato presidente, ma le trattative sul NAFTA – l’Accordo nordamericano per il libero scambio che dal 1994 lega Stati Uniti, Canada e Messico –, nonostante le tante velenose dichiarazioni, non sono (ancora?) state avviate.

Bandiera del Messico e degli Stati Uniti. REUTERS/Lucas Jackson
Bandiera del Messico e degli Stati Uniti. REUTERS/Lucas Jackson

Agli inizi di febbraio, durante un incontro con i senatori alla Casa Bianca, Trump disse di voler «accelerare» con i procedimenti di rinegoziazione del trattato, e parlò indistintamente – e vagamente – di un NAFTA solo “rinnovato” o di uno «completamente nuovo». Qualche dettaglio in più sulla ipotetica forma del NAFTA 2.0 è contenuto in una bozza redatta dall’Ufficio del rappresentante del commercio degli Stati Uniti e fatta circolare per il Congresso un paio di settimane fa. Secondo il Wall Street Journal, che è riuscito ad entrarne in possesso, si tratterebbe di un documento inaspettatamente moderato: l’amministrazione Trump sembrerebbe intenzionata ad apportare (o si troverebbe costretta a farlo) soltanto dei cambiamenti tutto sommato modesti al NAFTA, in evidente contrasto con la radicalità della retorica del presidente, che in passato aveva perfino minacciato di applicare una tariffa punitiva del 20% sulle importazioni dal Messico. Dalla lettura della bozza, addirittura, si coglie che gli Stati Uniti non sfrutteranno i negoziati sul NAFTA per discutere del deficit sofferto nella bilancia commerciale con il Messico, tema complesso ma ripreso in continuazione da Trump per rimpolpare l’immagine del Messico “approfittatore”.

Per Trump la questione NAFTA potrebbe concludersi come quella Obamacare, e rivelarsi un’altra grande promessa politica che affonda a causa della sua implausibilità. Ma ad agitare Città del Messico, più che le intenzioni di Washington, è proprio questo clima costante di incertezza.

Da oltre vent’anni il NAFTA rappresenta, nel bene e nel male, il fondamento indiscutibile della politica economica messicana: una parte della popolazione ne ha tratto beneficio, un’altra – in particolare quella rurale – ha visto peggiorare considerevolmente la propria condizione. La crescita c’è stata, ma nel complesso la sempre maggiore apertura al neoliberismo non ha saputo proiettare davvero il Messico nel primo mondo; inoltre, l’aver optato per un modello eccessivamente votato all’esportazione (specie di automobili, componenti e manufatti industriali) ha accentuato enormemente la dipendenza del paese dal mercato statunitense, verso cui è diretta la stragrande maggioranza delle esportazioni.

L’incertezza sulla sorte del NAFTA – notava bene il Financial Times – è ormai diventata la «nuova normalità» per il Messico, e non sta giovando affatto ad una economia che punta moltissimo sull’attrarre investimenti esteri, già afflitta da una moneta volatile e da un tasso di inflazione che a marzo ha raggiunto il 5,35% (a febbraio era del 4,86%). L’imprevedibilità delle mosse di Trump sta costringendo i funzionari messicani a dichiarazioni basate sul momento. E il discorso sul NAFTA sta già condizionando la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2018, ed è probabile che – se le cose dovessero continuare con questo ritmo – l’attuale presidente Enrique Peña Nieto decida di scaricare l’onere delle negoziazioni sul suo successore. 

La fine – se di fine si tratterà – del NAFTA e il deterioramento dei rapporti con il Messico penalizzerà profondamente anche gli Stati Uniti d’America. Quasi cinque milioni di posti di lavoro negli USA dipendono infatti dal commercio con il Messico, che costituisce il secondo mercato principale per l’export americano, oltre ad essere il terzo maggiore partner commerciale di Washington dopo Cina e Canada. Nel 2015 l’interscambio commerciale tra Stati Uniti e Messico è stato di 586 miliardi di dollari.

Il Messico, comunque, non si è fatto paralizzare dal limbo in cui si trova immerso, e ha avviato i negoziati per un nuovo trattato di libero scambio con l’Unione Europea che potrebbe concretizzarsi già entro il 2017. Si parla inoltre di un più esteso accordo con il Brasile da discutere a breve. E anche la Cina si starebbe mostrando interessata a rafforzare la sua partnership con il Messico, forse proprio per sottrarre un importante alleato agli Stati Uniti di Donald Trump. 

@marcodellaguzzo 

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