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NATO Air Policing: lo schieramento di difesa aerea dal Baltico alla Bulgaria

Deve aver fatto un certo effetto, alla stampa occidentale, vedere i MiG dell'aviazione bulgara (fra le più antiche aeronautiche al mondo) al fianco agli Eurofighter italiani, questi ultimi schierati in una base a 100 km da Sofia.

F-16 della forza aerea norvegese e Typhoon dell'aviazione italiana durante una missione di polizia aerea della NATO. Lituania, 20 maggio 2015. REUTERS / Ints Kalnins / Photo File
F-16 della forza aerea norvegese e Typhoon dell'aviazione italiana durante una missione di polizia aerea della NATO. Lituania, 20 maggio 2015. REUTERS / Ints Kalnins / Photo File

Una missione di Air Policing quella dei piloti italiani, non diversa dalle operazioni che, sul Mar Baltico, vedono altri caccia della NATO intercettare velivoli russi, come i due F18 spagnoli che, decollati su allarme il 2 agosto, hanno bucato lo spazio aereo finlandese con pronta risposta da parte del governo di Helsinki.

Già, perché prendere posizione lungo il confine con la Russia non è affatto facile: per Polonia, Estonia, Lituania e Lettonia il vantaggio, economico e militare, dell'adesione all'Alleanza Atlantica è rafforzato dall'identità e dai secolari attriti con il vicino mondo russo; quanto alla Bulgaria l'appartenenza può essere letta sotto il profilo di una politica anti isolazionista e votata a dare una certa centralità, geopolitica, alla repubblica sul Mar Nero. Sotto il profilo storico, invece, niente da dire: i bulgari devono la loro indipendenza proprio all'intervento russo nella Guerra balcanica del 1877-78, che si concluse con un processo che portò alla formazione del Principato di Bulgaria, i cui confini saranno drasticamente ridimensionati al Congresso di Berlino, per evitare la nascita di un grande stato balcanico alleato della Russia zarista.

Ma oltre un secolo più tardi, nei primi Anni Duemila e dopo un lungo periodo trascorso dietro la cortina, nel 2004 Sofia ha accettato le regole del gioco “Atlantico”; poi, nel 2017 ecco Bulgarian Horse insieme agli alleati italiani.

Italiani che, forse, tracciano la principale linea di demarcazione fra le operazioni nel Baltico e quelle sul Mar Nero. Ottenuta la certificazione di Full Operational Capability (FOC) il 14 luglio, la Task Force Air (TFA) “4° Stormo” può adesso integrare la difesa aerea bulgara, per tutelare i confini più orientali della NATO. Tuttavia, è plausibile ipotizzare che il compito di Roma vada ben oltre i decolli su allarme, articolandosi in una complessa attività diplomatica tesa a far sentire meno lontana la repubblica, nell'ottica più ampia di un suo coinvolgimento politico e militare nelle attività dell'Alleanza.

D'altronde, da membro fondatore e con una elevata reputazione internazionale in termini di affidabilità e di professionalità, l'Italia è forse l'elemento migliore per far percepire all'alleato est-europeo il supporto e l'interesse della Comunità Nord Atlantica ad una cooperazione costante e duratura.

La vera partita con Putin, al contrario, la si gioca lungo gli 800 km che separano il territorio della Federazione russa da Kaliningrad, l'exclave che il Cremlino ha conservato, dalla Guerra fredda, nel cuore del Vecchio Continente. Le attività militari nell'exclave, infatti, sono già state motivo di attrito fra Mosca, Varsavia e Stoccoloma, quest'ultima avvicinatasi alla NATO lo scorso anno quando il governo svedese ha attuato un importante piano di ammodernamento degli equipaggiamenti e delle armi.

La recente attivazione di BH (luglio 2017) non permette, ora, di capire quali saranno sul breve e lungo periodo le reazioni di Putin, ma va da sé che il leader russo potrebbe essere più interessato all'evolversi del conflitto siriano (dove sul piatto ci sono le due importanti basi mediterranee di Tartus e di Latakia) e all'espansione della NATO sul Baltico, piuttosto che a voli di pattuglia sul Mar Nero meridionale.

E malgrado i due caccia rossi che vengono da destra (da est) sul patch di BH, è plausibile (e auspicabile) che non ci saranno dog fight nei cieli bulgari, magari una migliore e proficua conoscenza fra le due aeronautiche, dopo la parentesi Guerra fredda e i voli spia di Sofia sul territorio italiano nel corso dei quali avvenne anche il famoso incidente di Lamone, con l'ufficiale pilota di MiG17 Miliusc Solakov ritrovato, casualmente, in un uliveto da un fattore pugliese il 20 gennaio 1962.

@marco_petrelli

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