Nello Yemen una nuova guerra civile devasta la capitale Sana'a

La svolta dell’ex presidente Saleh, che ha scaricato gli alleati Houti per collaborare con la coalizione a guida saudita, ha aperto un nuovo fronte nel Paese. La battaglia infuria nella capitale, dove si combatte casa per casa con rischi altissimi per i civili 

La città di Sana'a durante la battaglia tra i sostenitori di Ali Abdullah Saleh e i combattenti Houthi. Yemen, 2 dicembre 2017. REUTERS/Mohamed al-Sayaghi
La città di Sana'a durante la battaglia tra i sostenitori di Ali Abdullah Saleh e i combattenti Houthi. Yemen, 2 dicembre 2017. REUTERS/Mohamed al-Sayaghi

Il colpo di coda di Ali Abdullah Saleh, che ha scaricato gli alleati, i ribelli del Nord, per tendere una mano ai sauditi e  “girare pagina” sul conflitto in Yemen, ha aperto il vaso di Pandora degli odi del passato tra l’ex presidente dello Yemen e gli Houti.

Cacciato nel 2011 dopo 33 anni di governo, combattuto dai Paesi del Golfo, Saleh ha ripreso il potere a nord nel 2015 grazie all’alleanza con i ribelli sciiti e con il partito Ansarullah della famiglia al Houti, vicina ad Hezbollah. Sabato scorso però con un messaggio inviato dalla sua televisione al Yemen al Yaoum ha offerto diretta e piena collaborazione alla coalizione a guida saudita, a patto che il blocco di beni e aiuti umanitari venga revocato dalla coalizione e i bombardamenti cessino.

Dopo la notifica del divorzio, gli scontri tra le milizie Houti e gli uomini di Saleh, che erano già iniziati prima dell’intervento dell’ex presidente, sono sfociati nell’apertura di un nuovo fronte. L’ennesimo, in uno Yemen già segnato da più conflitti trasversali tra milizie locali, gruppi armati, sigle terroristiche e soldati della Coalizione a guida saudita, che, a macchia di leopardo, controllano diverse porzioni di territorio.

Nell’arco di meno di due giorni, la reazione alla proposta di Saleh, che ha trovato molti yemeniti esultanti, si è trasformata così una nuova guerra civile, questa del tutto interna al Nord, tra le milizie Houti e i sostenitori di Al Mutammar, il partito dell’ex presidente.

Gli scontri divampati nella notte tra sabato e domenica sono tuttora in corso. Ma mentre in tutte le aree delle regioni occupate dalle milizie del Nord, la situazione si è normalizzata, grazie anche a un "paracadute" di armi lanciate dalla Coalizione per via aerea a protezione dei villaggi intorno a Sana'a, la battaglia infuria nella capitale, con gravi rischi per la popolazione locale. Nonostante si siano ritirati dalle province del Nord già occupate dalle truppe fedeli all’ex presidente Saleh, gli Houti sono entrati a Sana’a con carri armati e armi pesanti e, almeno nella capitale, non hanno alcuna intenzione di recedere.

Da 24 ore si combatte pesantemente nell’ex area delle ambasciate di Hadda, in al Sabaeen e nel raggio di una ventina di chilometri intorno alla zona delle proprietà di Ali Abdullah Saleh e della sua famiglia. I sostenitori dell’ex presidente e del suo partito al Mutammar reagiscono al fuoco e utilizzano reparti scelti di cecchini che hanno fatto, di diverse abitazioni private, degli avamposti di battaglia.

Le truppe del governo centrale, di stanza fino a due giorni fa nel Marib, sono state inviate a Sana'a per contrastare l'azione dei ribelli mentre Ali Al Hakim, leader tribale comandante di brigata (nella cosiddetta "Zona 4") ma già dotato di una sua milizia e noto per le sue attività di riciclaggio, ha chiamato le tribù dell'area di Sada a sostegno degli Houti

La popolazione che vive nel centro città è terrorizzata: un centinaio di fonti locali riportano episodi di battaglie casa per casa, irruzione di milizie Houti in abitazioni private, uso dei tetti dei palazzi civili da parte dei cecchini delle truppe dell’ex presidente.

In parecchi sono convinti che Sana’a, non si sa per quanto tempo ancora, si stia trasformando nella Taiz del Nord che, attualmente, è  la città che ha sofferto di più in questa guerra e ha dato il tributo più alto in termini di distruzioni e di vittime civili. Intanto, la disintegrazione del fronte politico degli alleati del Nord è un fatto acquisito, con importanti conseguenze militari e geopolitiche.

I sauditi - ma soprattutto gli alleati emiratini del governo centrale di Hadi, che hanno già il controllo nelle coste Sud e sono presenti con truppe sul terreno in tutte le zone del Sud-Ovest del Paese - potranno ora costruire una strategia di riconquista militare e politica. I Paesi del Golfo stanno per il momento a guardare come evolve il conflitto che divampa a Sana’a, prima di decidere cosa concedere, quando e fino a che punto ad Ali Abdullah Saleh. E secondo rumors provenienti dal suo stesso partito, l'ex presidente intanto avrebbe chiesto aiuto anche all'Iran e a Hezbollah, per non farsi mancare niente.

@battgirl74

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

GUALA
GUALA