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Nepal, il sisma distrugge gli istituti penitenziari. E’ allarme: bisogna garantire la sicurezza dei detenuti

Il terribile terremoto di magnitudo 7,8 che ha colpito il Nepal il 25 aprile scorso, ha causato più di 8 mila morti, quasi 20 mila feriti e incalcolabili distruzioni. Solo a Kathmandu il 90 per cento degli edifici ha riportato danni strutturali, e di questi l’80 per cento è considerato ad “alto rischio”. Secondo i dati diffusi dal governo, la terribile scossa ha distrutto o gravemente danneggiato anche il 55 per cento degli istituti penitenziari del Paese che, in 72 distretti, “ospitano” circa 17 mila persone.

Kathmandu, Nepal - A boy sits next to the lit candles as he takes part in a candlelight vigil, a month after the April 25 earthquake, in Kathmandu, Nepal May 25, 2015. REUTERS/Navesh Chitrakar

«Sono almeno venti i prigionieri morti durante il sisma e più di cento sono rimasti feriti. Ma non disponiamo dei dati ufficiali e temiamo che il numero sia molto più alto». A denunciarlo è stato Sudip Pathak, attivista e membro della Commissione nazionale per i diritti umani del Nepal.

Sedici vittime nel carcere centrale di Kathmandu

Secondo la testimonianza rilasciata ad Asia News da Bed Bahadur Karki, una guardia carceraria della prigione, sedici persone – tutte di nazionalità nepalese - sarebbero morte nel carcere centrale di Kathmandu. «Circa 200 persone erano presenti durante la scossa di terremoto. Tutti sono terrorizzati, ma non abbiamo soluzioni alternative e non possiamo spostarli in un’altra area. I sedici detenuti sono morti a causa del collasso dei vecchi edifici, quando le pareti si sono accartocciate su di loro».

«Far rimanere i detenuti in strutture danneggiate è un crimine di Stato»

Le famiglie dei detenuti e varie Organizzazioni non governative locali, chiedono a gran voce che sia garantita la sicurezza dei sopravvissuti e, se necessario, il trasferimento in altri luoghi. «Bisogna garantire la sicurezza di coloro che si trovano sotto il controllo del Governo», ha puntualizzato Sudip Pathak. «Continuare a detenere i prigionieri in strutture vecchie, fatiscenti e danneggiate è un crimine di Stato. Il governo non è in grado di fornirci i dati esatti sulla capienza totale delle prigioni, il numero dei detenuti - distinto tra cittadini nepalesi e stranieri - e dei feriti. Questo non è un governo democratico. Siamo riusciti a raccogliere le informazioni solo grazie a varie organizzazioni non-governative».

«Noi trattiamo in modo serio la questione, ma le conseguenze di simili disastri naturali sono al di là del nostro controllo. Stiamo fornendo le cure necessarie ai sopravvissuti e progettando dei posti più sicuri», ha precisato Surya Siwal, segretario del ministro degli Affari interni, rispondendo alle accuse rivolte al governo.

Bloccate le costruzioni di nuovi edifici superiori ai due piani

Ma lo spostamento dei detenuti, ad ora, sembra impossibile. Non ci sono strutture adeguate e il governo di Kathmandu ha bloccato per motivi di sicurezza la costruzione di nuovi edifici con più di due piani fino a quando non verrà formulato un nuovo regolamento per l’edilizia. Tutto questo, secondo quanto è stato riferito dal segretario del ministero dello Sviluppo locale, non avverrà prima della metà di luglio. Così, i detenuti e i loro familiari, continueranno a vivere nella paura. Con la speranza che non ci siano nuove scosse.

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