Netanyahu e Gabriel: due elefanti in un negozio di cristalli

Dibattito acceso in Germania sul rifiuto del premier israeliano di incontrare il ministro degli Esteri tedesco.

Il Primo Ministro Israeliano Benjamin Netanyahu. REUTERS/Dan Balilty/Pool

Ha suscitato grande clamore in Germania lo sgarbo di Benjamin Netanyahu nei confronti di Sigmar Gabriel. Il premier nonché ministro degli Esteri israeliano ha annullato martedì un incontro con il ministro degli Esteri tedesco in visita in Israele, perché questi aveva voluto incontrare anche le organizzazioni non governative “Breaking The Silence”e “B’Tselem”, critiche soprattutto nei confronti della politica degli insediamenti e la strategia militare portata avanti da Netanyahu. E’ raro che Angela Merkel intervenga in una situazione che non la vede coinvolta in prima persona. Nel caso specifico ha però, ha preso le difese del proprio ministro. Al suo portavoce Steffen Seibert  ha fatto dire che “si rammarica per questo mancato incontro”. Merkel stessa però, usa incontrare durante le visite all’estero, rappresentanti della società civile. “Siamo del parere che in un paese democratico debbano essere possibili questi incontri, senza che ciò abbia ripercussioni sui rapporti. Rapporti” ha concluso Seibert,  “non inficiati da quanto accaduto, perché di primaria importanza per entrambi”.

La presa di posizione di Merkel è particolarmente significativa, se si tiene conto del fatto che lei stessa non manca di ricordare, ogni volta che se ne presenta l’occasione (e dunque non solo davanti alla Knesset, dove nel 2008 è stata invitata – come primo capo di governo – a parlare e per giunta in tedesco), che l’esistenza di Israele è parte integrante della ragion di stato tedesca. Certo, va aggiunto, che i rapporti sono diventati ultimamente vieppiù tesi, proprio a causa della politica di insediamenti nei territori palestinesi da parte del governo Netanyahu.

Solidarietà a Gabriel è stata espressa anche da tutti gli altri partiti e colleghi. Il ministro dell’Interno, il cristianodemocratico Thomas de Maiziére ha parlato di una “piccola prova di potere da parte di Netanyahu. E Gabriel è stato bravo, ha mantenuto i nervi saldi”. Interessante, appare in questo contesto poi, il sostegno da parte di due ex ambasciatori d’Israele in Germania.

Shimon Stein interpellato al riguardo dall‘emittente radiofonica pubblica Deutschland Radio, ha messo in guardia dal dare troppa importanza a quanto accaduto. A suo avviso, la decisione di Netanyahu è stata motivata da ragioni di politica interna, oltre a mettere in luce un premier in difficoltà. Dello stesso avviso è Avi Primor, il quale al canale televisivo Bayerischer Rundfunk ha dichiarato, che il premier ha voluto questo scontro nella speranza di trarne vantaggio nella lotta di potere che si sta consumando all’interno della destra israeliana.

Molta meno comprensione ha mostrato invece l’Associazione tedesco-israeliana per il comportamento del ministro, nonché socialdemocratico Gabriel. La vicepresidente e vicecapogruppo della Cdu (dunque dello stesso partito di Angela Merkel) Gitta Connemann, in una intervista con il quotidiano Rheinische Post ha lamentato “la mancanza di tatto da parte del ministro”. Nessuno intende impedire incontri con associazioni critiche nei confronti dell’operato del governo “mi sarei però aspettata più accuratezza nella scelta degli interlocutori. ‘Breaking the Silence’ è nota per lanciare accuse, ma non rivelare le fonti. Il che impedisce alle istituzioni israeliane di prendere in esame le accuse. E ora, grazie all’incontro con Gabriel, ha avuto anche una grande visibilità. Capisco dunque l’irritazione israeliana”. Anche il commentatore Alan Posner sul quotidiano Die Welt critica il comportamento di Gabriel: “Compito di un diplomatico è quello di costruire ponti e cercare di mettere insieme i cocci. Non comportarsi come un elefante in un negozio di cristalli. Cosa in cui Gabriel è però maestro”.

Ma a prescindere dalle diverse opinioni, la questione potrebbe essere chiusa, non fosse che: tra meno di due settimane in Israele è atteso il capo di Stato Frank-Walter Steinmeier, ex ministro degli Esteri, nonché compagno di partito di Gabriel. Durante la sua visita il 6 maggio,Steinmeier ha già fatto sapere di volersi recare anche nei territori palestinesi e, come Gabriel, vuole incontrare rappresentanti di ong critiche. D’altro canto, si fa sapere dal suo ufficio di presidenza, anche il predecessore Joachim Gauck, nel maggio del 2012 aveva incontrato proprio rappresentanti di “Breaking the Silence”. Diversamente da Gauck, noto per i suoi discorsi molto accesi (un’arte propria a un pastore protestante, quale lui è, per giunta nato e vissuto nell’ex Germania dell’est, dove ha dato il proprio contributo alla caduta del Muro) ma non ideologici, Steinmeier ha però recentemente mostrato uno spirito molto militante. Il caso più eclantante è quello relativo a Donald Trump. Durante la campagne presidenziale americana Steinmeier l’aveva definito un “predicatore d’odio”, e dopo la vittoria dello stesso, si era rifiutato di esprimere le proprie congratulazioni, un gesto che però fa parte dell’abc tra contendenti democratici.

@affaticati

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