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No east, no west

«Per risolvere la questione della liberazione di Yulia Tymoshenko è necessaria anche la sua di collaborazione». Il ministro degli esteri ucraino, Leonid Kozhara, non ha fatto a tempo a pronunciare queste parole la scorsa settimana che, nel giro di pochi minuti, l’avvocato della più famosa detenuta del Paese ha annunciato la decisione della sua assistita di accettare l’offerta delle cure in Germania, con l’impegno di non chiedere asilo politico all’estero. Nonostante questa mossa, però, il «caso Tymoshenko» resta l’ostacolo principale sulla strada dell’Ucraina verso l’Europa. E nessuno sa come andrà a finire.

Il diktat europeo

L'Unione europea ha posto la soluzione del caso come una condicio sine qua non per qualunque ulteriore passo verso la firma dell'Accordo di associazione con l'Ue. Il prossimo stadio è previsto in occasione del summit per il Partenariato orientale, che sarà ospitato il 28 novembre a Vilnius  durante il semestre lituano di presidenza europea. Lì sarà firmato l'Accordo.

 «Sono convinta che la mia decisione semplificherà la situazione alla vigilia dell'incontro sul Partenariato orientale», ha detto Yulia Tymoshenko lo scorso venerdì. «Sono pronta ad accettare questa proposta, per il successo del summit di Vilnius e per questo storico accordo con l'Unione europea».

L’Accordo di associazione non è soltanto un’occasione storica per l'Ucraina di avvicinarsi all'Unione europea, ma rappresenta anche una scadenza per l’ambigua politica del presidente Yanukovich. Siamo però già arrivati a ottobre senza che ci siano stati cambiamenti sostanziali sul caso Tymoshenko; se niente dovesse accadere, la mostra europea potrebbe portare il negoziato in un vicolo cieco.

L’Ucraina al bivio

 Da un altro punto di vista poi –  in particolare considerando il modo in cui l’esito della vicenda possa influire sull'intero assetto del continente – l'appuntamento di Vilnius pone l'Ucraina a un bivio. L'accordo,  che non comporta soltanto un regime di libero scambio ma spiana la strada anche a una formale richiesta di ingresso nell'Unione europea, porterà il paese lontano dall'Unione doganale ed eurasiatica, fortemente volute da Vladimir Putin. «Firmando questo Accordo associazione con l’Unione europea il governo ucraino viola il Trattato strategico di partenariato e amicizia con la Russia», ha detto tempo fa Sergei Glazyev, consigliere del presidente Putin. E Dimitri Medvedev, primo ministro russo ed ex presidente, ha rincarato la dose: «Non voglio creare illusioni. Praticamente per i nostri partner ucraini l'ingresso nell'Unione doganale sarà precluso. Questa è una decisione chiave per il governo dell’Ucraina».

Che cosa significa? Cos'è questa scelta fra Unione europea e Unione eurasiatica?

Il cambio di rotta

 Gli ucraini si sono svegliati un giorno d'estate, sentendo per la prima volta Yanukovich dire che c'era una reale possibilità di entrare nell'Unione europea in futuro. Dopo anni di politica filorussa del loro presidente russofono e filorusso, hanno scoperto che il governo si stava dirigendo in un'altra direzione proprio nel momento in cui la Russia tendeva una mano.

Nessuno sa quali siano le reali intenzioni di Yanukovich, se stia solo cercando di alzare la posta con il suo mentore al Cremlino, o se stia cercando di accontentare entrambe le forze interne del paese (l'Ovest filoeuropeo e l'est filorusso) aprendo una porta verso l'Europa, ossia un regime senza visto per i cittadini ucraini e la prospettiva di un immenso libero mercato per le ricche lobby russe.

In ogni caso anche dopo la firma dell'accordo di associazione ci vorranno anni perché l'Ucraina possa anche soltanto candidarsi a diventare membro dell'Unione Europea. E Yanukovich avrà tutto il tempo per un'inversione di rotta.

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