Non sono Charlie, sono musulmano: l’attacco informatico degli hacker tunisini

# Jesuispascharlie e via con l’attacco informatico. Dopo l’eccidio di Charlie Hebdo del 7 gennaio a Parigi, un gruppo di hacker tunisini ha preso di mira oltre centocinquanta siti web francesi e tunisini, tutti islamici, alcuni dei quali avevano espresso solidarietà ai disegnatori vittime della strage del giornale satirico, altri no.

Si fanno chiamare “Fellagas”, che sta per combattenti tunisini per l’indipendenza e la libertà, e hanno utilizzato l’attacco informatico per rivendicare la propria appartenenza all’Islam e la propria contrarietà alla pubblicazione di quelle vignette.

“Loro hanno la libertà di espressione, noi abbiamo quella di essere hacker” si legge in un post scritto in dialetto tunisino e pubblicato sulla pagina Facebook del gruppo l’8 gennaio alle 21,22. E poi una serie di considerazioni affidate al web contro la Francia. Tra le vittime dell’hackeraggio anche il sito web dell’Unione dei giornalisti tunisini perché – scrive l’organizzazione – non si può solidarizzare con chi ha portato la guerra in Libia, in Mali e nel passato ha fatto del male al nostro popolo.

“Siamo la resistenza elettronica” ha spiegato Lahzar, un membro del gruppo poco più che ventenne, al giornalista Bilel Sfaxi che lo ha intervistato per il blog collettivo Nawaat. “Siamo circa duecento hacker, ognuno di noi è un Fellag e vigiliamo sulla libertà e l’indipendenza tunisina. Siamo in grado di monitorare e di intervenire su qualsiasi minaccia, anche se dovesse provenire dall’ISIS”. Attualmente Fellagas sta analizzando il video girato a Raqqa a settembre in cui due jihadisti tunisini rivendicano gli omicidi di Chokri Belaid e Mohamed Brahmi avvenuti a febbraio e luglio 2013 a Tunisi.

Fellagas ha principi ben definiti, come traspare dalle parole di Lahzar: sostiene la causa palestinese, che è il vero grande problema contemporaneo; difende l’Islam contro le aggressioni e contrasta ogni forma di corruzione. In Tunisia ha hackerato il sito del ministero dei Beni Culturali e di quello del Trasporti; le e-mail e gli account Facebook di alti dirigenti di Ennahda come Abdelfattah Mourou, Samir Dilou e Rachid Ghannouchi, perché sono dei “falsi islamici” che utilizzano l’Islam per il proprio tornaconto politico. In genere Fellagas  dopo aver effettuato un attacco informatico ne condivide il contenuto e il procedimento su YouTube per ragioni di trasparenza, cosa che li distingue da Anonymous, precisa Lahzar.

La Cyber Defence Agency National francese li ha definiti “jihadisti moderati” e i loro attacchi in questa circostanza sono stati molto soft, ma l’allerta è comunque alta e l’agenzia ha garantito che vigilerà attentamente per evitare attacchi informatici su larga scala nel paese.

I siti hackerati si sono ritrovati in homepage la scritta “Io sono musulmano, non sono Charlie”, oppure “Non c’è altro Dio al di fuori di Allah e Mohammed è il suo messaggero”. Chi tutela l’Islam, invece, si è ritrovato in homepage singolari messaggi di ringraziamento: “Sappiamo che difendi l’Islam e te ne siamo grati. Ti inviamo questo messaggio perché sei famoso e lo riceveranno anche altri. Nessuna informazione è stata cancellata e puoi tornare al tuo account quando vuoi”.

Mentre Fellagas dalla Tunisia attacca “dolcemente” in nome di Allah, Anonymous ha ufficialmente dichiarato che rivendicherà le morti di Charlie Hebdo. La sua operazione, denominata # OpCharlieHebdo, mira in particolar modo a neutralizzare i siti jihadisti, ma potrebbe mettere in pericolo il lavoro dei servizi segreti, che da quei siti spesso raccolgono informazioni cruciali.

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