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La Norvegia corre alle armi. E intanto testa il Boeing “Poseidon” con americani e tedeschi

“Naval forces from Germany, Norway and the United States began the German-led maritime exercise Eastern Atlantic 2017 (EL17), May 8, in the Norwegian Sea. EL17 is being hosted by the Norwegian Navy and is taking place May 8-26” si legge in una nota della US Navy/6th Fleet che annuncia una grande esercitazione nei mari norvegesi per sperimentare strategie anti sommergibile.

Il U33, un sottomarino di classe Germania 212, si prepara all'operazione Dynamic Mongoose vicino a Bergen sulla costa occidentale della Norvegia. REUTERS/Balazs Koranyi
Il U33, un sottomarino di classe Germania 212, si prepara all'operazione Dynamic Mongoose vicino a Bergen sulla costa occidentale della Norvegia. REUTERS/Balazs Koranyi

Perché

Secondo il comandante della Task Force 67 della Sesta Flotta, capitano Bill Ellis, EL 17 è “la prima opportunità che abbiamo per mostrare le capacità avanzate lotta anti sommergibile (ASW) del P-8A Poseidon (aereo da pattugliamento marittimo ed entrato in servizio con la marina statunitense nel 2014, nda)”.

Mare battuto

In verità non si tratta della prima operazione svolta in un tratto di mare peraltro già solcato, durante la Guerra fredda, dai sottomarini sovietici e americani. Nel giugno 2016, infatti, il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg annunciava da Trondheim l'avvio di "Dynamic Mongoose", esercitazione incentrata sulla ricerca e sulla difesa anti-som della durata di dieci giorni e che ha coinvolto unità di Canada, Francia, Germania, Norvegia, Spagna, Turchia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Nella stessa occasione Stoltenber ha voluto ricordare che il 90% del commercio mondiale viaggia sul mare e che, quindi, la NATO deve essere in grado di muoversi sopra e sotto il mare.

Quali pericoli?

Ma al di là dell'importanza, strategica, di garantire la sicurezza al naviglio, risulta difficile pensare che proprio in mezzo all'Atlantico settentrionale navi mercantili possano essere abbordate da pirati come il Malesia e nel Golfo di Aden, né attaccate da sommergibili nemici come ai tempi della 2° Guerra Mondiale quando gli U-boot tedeschi rappresentavano una seria minaccia per i rifornimenti fra Vecchio Continente e USA.

Forse la risposta più plausibile sta nella geografia e nella storia dell'Atlantico settentrionale, in particolare del Mare di Norvegia dove è in corso EL17: infatti, osservando la cartina geografica  salta subito all'occhio che quello specchio d'acqua da 1.380.000 kmq è una sorta di confine naturale fra le acque russe e quelle occidentali.

Poseidon

Dunque, la posizione strategica della Penisola Scandinava fa supporre che il nemico da affrontare, in mare, sia la Russia di Putin. D'altronde, da inizio anno, in Norvegia sono arrivati dapprima 300 marines per esercitazioni invernali, poi ci sono state prove per il Submarine Rescue System di produzione anglo-franco-norvegese per il soccorso ai sottomarini in panne e ai loro equipaggi. Infine, il 5 maggio Jens Stoltenberg ha così accolto il Primo Ministro norvegese Solberg in visita al quartier generale NATO:

Negli ultimi anni la Norvegia ha investito molto in nuove tecnologie, nuove fregate e nel processo di acquisizione dei nuovi aerei F-35 nonché nuovi sottomarini a velivoli di pattugliamento costiero. Così, la N. sta incrementando le sue capacità per (rafforzare) la presenza nel Nord Atlantico, fondamentale per l'intera alleanza”. 

Velivoli da pattugliamento, vale a dire lo stesso modello che gli americani testano nell'ambito di EL17 visto che, nel 2023, la Marina di Oslo metterà in linea 5 nuovi P8A Poseidon di produzione Boeing, azienda che ha già ricevuto ordinazioni per quasi 20 miliardi dollari anche da altre marine.  Va da sé che il war game ha una doppia valenza: valutare l'effettiva capacità dell'armamento acquistato e farlo nell'ambito di un'operazione che coinvolge altri attori dell'Alleanza, in primis gli USA. Ma i “maritime patrol aircraft” altro non sono che una parte di un più ambizioso programma di riammodernamento degli armamenti della monarchia scandinava descritto dal Primo Ministro Solberg durante il medesimo incontro con Stoltenberg:   “La Norvegia ha avanzato, l'anno scorso, un piano a lungo termine per la difesa [...] E stiamo lavorando verso l'obiettivo del 2%; nei prossimi quattro anni avremo un notevole aumento e poi naturalmente ci sarà un nuovo piano rivisto ogni quarto anno. Stiamo aumentando il nostro sostegno alle attività militari e ci sono sempre nuove richieste sulla cooperazione internazionale e sulle partecipazioni”.

Come il vicino svedese, quindi, la Norvegia punta a conquistare un ruolo nello scacchiere del Nord Atlantico: se la vicina Svezia mira ad una posizione di contenimento della Russia nel Baltico (dove Mosca mantiene, dai tempi dell'Urss, la base di Kaliningrad), Oslo potrebbe presto assurgere ad elemento garante fondamentale per il controllo e per il monitoraggio dell'ampio spazio di mare sorvolato, in questi giorni, dal “Poseidon”. Ipotesi... in attesa degli esiti del vertice NATO del 26 maggio prossimo.

@marco_petrelli

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