Nucleare iraniano: a un passo dall'accordo storico per chiudere undici anni di contenzioso

Dopo i colloqui informali in Oman tra il Segretario di Stato John Kerry, l'Alto rappresentate uscente della politica estera dell'Unine europea, Catherine Ashton e il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, si ricomincia da Vienna.

Former European Union foreign policy chief Catherine Ashton (C) arrives at the Iranian embassy for lunch with Iranian Foreign Minister Mohammad Javad Zarif in Vienna November 18, 2014. Britain urged Iran to show more flexibility in nuclear talks due to start on Tuesday while Tehran insisted its rights must be respected, highlighting gaps standing in the way of an historic deal by a November 24 deadline. REUTERS/Heinz-Peter Bader

Tutto è possibile: da un accordo imminente sul nucleare iraniano fino a un nuovo rinvio. Ma il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha avvertito che Teheran non accetterebbe «richieste eccessive» per raggiungere un'intesa sul nucleare entro la data del 24 novembre, ad un anno dal primo accordo di massima raggiunto a Ginevra che ha sancito il diritto iraniano ad un programma nucleare pacifico e aperto la strada alla cancellazione delle sanzioni internazionali. In attesa che i colloqui tra P5+1 (cinque membri del Consiglio di Sicurezza Onu e la Germania) con l'Iran si chiudano, si consolida l'asse tra Teheran e Mosca. Russia e Iran hanno siglato una serie di accordi per realizzare fino a otto reattori nucleari in Iran. L'intesa riguarda la costruzione di due reattori nella centrale di Bushehr, con una possibile estensione a quattro, mentre altri quattro saranno costruiti in altre zone del Paese.

Le tappe del negoziato

La questione del nucleare iraniano sembra infinita. La crisi nucleare si è aperta nel 2003, quando il Consiglio nazionale della Resistenza dell’Iran ha denunciato la presenza di siti non segnalati all’Agenzia per l’energia atomica (Aiea) e lo sviluppo di programmi di arricchimento dell’uranio nelle centrali di Natanz, Arak e Saghand. In verità, già lo Shah aveva intenzione di sviluppare un programma che rendesse l’Iran capace di dotarsi della tecnologia adatta per ottenere l’intero ciclo nucleare. E così nel 1968, l’Iran firmò il Trattato di non proliferazione nucleare, ratificato nel 1970. Da allora, furono siglati vari accordi con Germania e Francia per la costruzione di impianti nucleari. Nel 1974 la Siemens iniziò a costruire il sito di Busher I e II, mentre nel 1976 furono avviati impianti per l’arricchimento dell’uranio. Con la Rivoluzione del 1979, i programmi nucleari vennero sospesi. Ma, a metà degli anni Ottanta, Cina e Pakistan accordarono la loro assistenza per fornire tecnologia nucleare all’Iran e formare personale adeguato. Nel 1990, l’Unione Sovietica (Urss) siglò un accordo con Teheran per completare l’impianto di Busher. Da allora numerosi altri siti sono stati attivati, oltre a quelli già citati, nelle province di Yazd e Esfahan. 

Dopo le denunce del Consiglio nazionale della Resistenza dell’Iran, nel giugno del 2003, sono arrivate le prime ispezioni dell’Aiea nella centrale di Natanz. È stata riscontrata la presenza di uranio arricchito. La questione non è stata subito demandata al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, il che avrebbe comportato sanzioni economiche per l’Iran. Già nell’ottobre del 2003, i ministri degli Esteri di Francia, Germania e Gran Bretagna si sono recati a Teheran per tentare di risolvere il contenzioso. Le autorità iraniane si dissero impegnate in progetti per l’uso civile delle tecnologie nucleari, pronte a sospendere l’arricchimento dell’uranio e a collaborare con l’Aiea.

Tra nucleare e propaganda

L’insistenza della posizione iraniana ha chiarito per anni l’uso sostanzialmente propagandistico che la leadership rivoluzionaria voleva conferire al tema nucleare. Tuttavia, la necessità di proseguire nelle attività di arricchimento veniva affermata dall’intero spettro politico, gli unici distinguo tra riformisti e conservatori hanno riguardato lo sforzo necessario per l’alleggerimento delle sanzioni internazionali. 

Eppure le sanzioni internazionali approvate contro l’Iran hanno colpito soprattutto la popolazione. Prevedono restrizioni anche per i leader iraniani: dal divieto di espatrio per gli scienziati nucleari di Teheran ai limiti al commercio di beni che possono essere utilizzati per fini militari. Nel 2010, il Consiglio di sicurezza ha anche adottato alcune sanzioni contro i pasdaran, sospettati di avere un ruolo chiave nel programma nucleare. Inoltre, l’Unione europea ha bloccato l’import e l’export di armi, di tecnologia che può essere usata a fini militari o nucleari e di telecomunicazioni. Ha poi bandito ogni forma di finanziamento al settore petrolifero, del gas e ha messo sotto stretta osservazione le transazioni finanziarie da e verso l’Iran. Questi provvedimenti hanno prodotto una grave crisi valutaria e alti tassi di inflazione che hanno direttamente colpito la classe media iraniana.


 

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