L’impennata di arrivi di profughi dal Venezuela provoca una crisi inedita alla frontiera antillana dei Paesi Bassi. L’Aja teme che le isole diventino una Lampedusa caraibica. E sono già iniziati i rimpatri forzati. Ma il rapporto con le ex colonie è un rompicapo giuridico e politico

Poliziotti cercano i resti del naufragio di una famiglia di migranti venezuelani avvenuto a largo di Curacao vicino a Willemstad, Curacao gennaio 11, 2018. REUTERS / Umpi Welvaart
Poliziotti cercano i resti del naufragio di una famiglia di migranti venezuelani avvenuto a largo di Curacao vicino a Willemstad, Curacao gennaio 11, 2018. REUTERS / Umpi Welvaart

L'Aja - Le ex Antille olandesi si organizzano per l'arrivo dei profughi venezuelani, anzi, si preparano a mandarli via. Questo è il comunicato congiunto dei premier di Aruba, Curacao, St. Maarten e del ministro degli Esteri del versante europeo dei Paesi Bassi, Stef Blok al termine di una conferenza congiunta venerdi 6 aprile.


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Ma la gestione dei profughi è un rompicapo. La natura giuridica delle isole non è stata mai chiarita, da quando, con la dissoluzione delle Antille olandesi nel 2010 (Aruba si è era distaccata nel 1986), hanno acquisito lo status di nazioni autonome e costitutive del Regno dei Paesi Bassi. E all'Aja tremano all'idea che Curacao ma soprattutto l'isola di Bonaire, che non è nazione autonoma ma territorio olandese ai Caraibi, diventino Lampedusa caraibiche per i profughi venezuelani. E per questa ragione cercano di scongiurare in ogni modo la possibilità che si creino precedenti. Le parole d'ordine sono: i venezuelani non sono rifugiati,  se non in rare eccezioni, ma migranti economici e le espulsioni devono essere celeri per mandare un messaggio chiaro a chi vuole tentare la traversata.

D'altronde Curaçao non ha mai firmato la Convenzione Onu sui rifugiati, dice il premier dell'isola Eugene Rhuggenaath, quindi l'invito dell'Unhcr - che ha lanciato un appello agli stati confinanti a non espellere i venezuelani - a loro non si applica.

Aruba, invece, quella Convenzione l’ha ratificata si è offerta di aprire un colloquio con l'Unhcr: l'agenzia Onu sarebbe disponibile a contribuire economicamente, insieme al governo dell'Aja, con la ricezione di richiedenti asilo da ricollocare nella Guyana e in Suriname, Paesi che hanno accettato di ospitare profughi del Venezuela. Da Aruba, pero', le condizioni imposte sono piuttosto nette: accetterebbero solo il ruolo di nazione di transito

Una crisi di questo tipo è inedita per la frontiera antillana dei Paesi Bassi, soprattutto per ciò che riguarda le responsabilità: il controllo della sottile striscia di mare dei Caraibi che divide le isole Abc e il Venezuela è di competenza dei Marechaussee, la polizia militare olandese. L'Aja su questo, si è limitata al minimo indispensabile: l'Olanda sorveglia le coste, gli antillani trovino una soluzione ai profughi. 

Facile a dirsi ma in Europa, soprattutto l’opposizione nel parlamento olandese, chiede una risposta chiara: «Se la questione riguarda 30 rifugiati è un conto, se gli arrivi fossero 30mila sarebbe un altro. In tal caso, come la mettiamo?», hanno chiesto i senatori al sottosegretario con delega agli affari del Regno, Raymond Knops.

In effetti il problema non è di poco conto: Lampedusa è un frammento di Italia nel Mediterraneo mentre le isole Abc non sono, almeno non Curaçao ed Aruba, porzioni di Olanda nel mar dei Caraibi e ora, come non mai, il governo Rutte ci tiene ai distinguo: se i problemi del Mediterraneo sono lontani migliaia di chilometri e diverse frontiere, quelli sudamericani rischiano di diventare pericolosamente vicini. 

Per entrare nelle ricche ex colonie dei Paesi Bassi dal Venezuela non c'è bisogno di visto di ingresso e il governo Rutte, preoccupato per l'arrivo dei rifugiati ma di più per il blocco che da gennaio Maduro ha imposto ai commerci e alla libera circolazione con le isole Abc, ha dato segno di non voler modificare la situazione.

A gennaio hanno vissuto anche laggiù il dramma delle traversate finite in tragedia: i corpi senza vita di quattro cittadini venezuelani sono stati trovati su una spiaggia di Curaçao e da allora gli sbarchi si sono intensificati in maniera sostanziale.

Solo pochi giorni fa - racconta caribischnetwerk, tv di Stato olandese per i Caraibi - ha sollevato clamore il caso di 8 donne venezuelane che hanno tentato invano uno sciopero della fame per evitare di essere espulse: sull’isola non esistono centri per richiedenti asilo e gli immigrati irregolari vengono rinchiusi in un'ala apposita del carcere di Willemstad, la capitale, in attesa del disbrigo delle pratiche per l'espulsione. Le isole, però, sono tutte vincolate alla giurisdizione della Corte europea per i diritti umani, quindi hanno sostenuto l’avvocato per i diritti umani Achim Henriquez  e l'ombudsman, un difensore civico locale, i governi devono garantire il rispetto dell'Art. 3 della Carta dei diritti fondamentali Ue, incluse le garanzie per i richiedenti asilo.

@msfregola

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