La fronda olimpica della Russia, gigante escluso dai Giochi

L’esclusione confermata in appello di 45 atleti alimenta la rabbia della Russia, costretta a partecipare all’evento coreano senza inno né bandiera, oltre che a ranghi ridotti. I campioni rimasti a casa vengono premiati come eroi. E Mosca lancia le Olimpiadi alternative

Un volontario porta la bandiera degli atleti olimpici dalla Russia durante la cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali di Pyeongchang 2018. Stadio Olimpico di Pyeongchang, Corea del Sud. 9 febbraio 2018. REUTERS / Damir Sagolj
Un volontario porta la bandiera degli atleti olimpici dalla Russia durante la cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali di Pyeongchang 2018. Stadio Olimpico di Pyeongchang, Corea del Sud. 9 febbraio 2018. REUTERS / Damir Sagolj

Di fronte alla notizia dell'esclusione definitiva di 45 atleti e due allenatori russi dalle Olimpiadi invernali di Pyeongchang, in Corea del Sud, quello che avrà esultato di più sarà stato Grigorij Rodchenkov, l'ex-capo del centro antidoping russo, primo accusatore del “doping di Stato” orchestrato, a suo dire, dal Cremlino (e quindi da Putin in persona) e per questo fuggito negli Usa dove vive scortato (e con qualche connotato del viso modificato per questioni di sicurezza).

Forse per lui non sarà abbastanza perché alla fine il Cio ha permesso la partecipazione di 168 atleti russi (senza bandiere né inno, gareggiano nella squadra vagamente definita "Atleti provenienti dalla Russia") ma l'esclusione di quei 47 rappresentanti dello sport invernale russo decisa dal Tas, il Tribunale arbitrale sportivo di Losanna, in sede di appello rappresenta comunque un sonoro schiaffo per Mosca.

Il vice-premier russo, Vitalij Mutko (ex-ministro dello Sport) si è lasciato sfuggire che la sentenza «rafforza l'idea che in quell'organismo ragionano come se fossero a un party privato». E anche il presidente della commissione parlamentare per lo sport presso la Duma, Mikhail Degtjarev, ha fatto sapere che finiti i giochi sudcoreani «ci sarà bisogno di alcuni cambiamenti nel sistema internazionale anti-doping in modo che finalmente rappresenti maggiore trasparenza, equità e risponda allo spirito del tempo».

Da Mosca già prima dell'ultima sentenza di Losanna comunque avevano cercato in qualche modo di correre ai ripari per quella che considerano una vera e propria ingiustizia sportiva nei loro confronti (lanciando una stoccata al nemico americano accusato di costruire vere e proprie fake news su “improbabili attacchi da parte di hacker russi al quartier generale dei giochi olimpici invernali”). A marzo prossimo infatti la Russia organizzerà le “Olimpiadi alternative” per tutti gli atleti esclusi da Pyeongchang, aperte anche ad atleti di altre nazioni, promettono.

Sede dei giochi: Sochi, ovviamente, le cui strutture sportive e gli impianti utilizzati per le Olimpiadi invernali del 2014 (proprio quelle in conseguenza delle quali gli atleti di Mosca sono stati esclusi per doping) «sono ancora in ottime condizioni», ci tiene a precisare il ministro dello Sport, Pavel Kolobkov. Sochi ma non solo: le gare si svolgeranno in tutte le località russe ove le condizioni climatiche e ambientali lo permetteranno: «Abbiamo pensato ad esempio alla repubblica di Khanty-Mansy». Ma organizzare un evento sportivo di tale portata, pur certamente minore rispetto a giochi olimpici veri e propri, non si improvvisa. Korobkov ha messo subito le mani avanti: «Non si fa in quattro e quattr'otto»,(s bukhty-barakhty ha detto letteralmente, usando il corrispettivo in russo). Ma sulle Olimpiadi alternative pende la decisione di Putin che ha dato il via personalmente al progetto e della cui messa in opera sarà costantemente informato.

Non l'hanno presa bene i russi, ovviamente, la parziale esclusione dai Giochi. In particolare l'assenza di quegli atleti, come Han e Shipulin che avrebbero, al pari di altri, garantito il gradino più alto del podio. Quando la scorsa settimana i russi sono stati chiamati a scendere in piazza per celebrare l'unità del Paese (in coincidenza con anniversari quali il 75° anno della battaglia di Stalingrado) non a caso hanno utilizzato lo slogan del team russo degli sport invernali: “Con la Russia nel cuore!”.

Il Cremlino sta facendo di tutto per lenire lo smacco e, a parziale risarcimento per i campionissimi russi rimasti a casa, la Duma ha approvato un progetto di legge per l'erogazione a loro favore, di denaro quantificabile in almeno dieci stipendi. Gli atleti rimasti in gara a Pyeongchang comunque hanno annunciato che daranno il meglio. Ma intanto i bookmakers, in assenza dei campioni russi, hanno dovuto riconsiderare le loro scommesse: ora in testa, tra i favoriti, ci sono atleti della Norvegia, della Germania e degli Usa.

@giancarlocastel

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