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Countdown Rio 2016: 100 giorni per uscire dalla crisi

Il Brasile è pronto per le Olimpiadi? Questa è la domanda che si pongono in molti a 100 giorni dall’appuntamento di Rio de Janeiro (5-21 agosto). La risposta è complessa, perché alcuni recenti avvenimenti hanno sollevato nuove criticità e vecchi dubbi. Il primo punto da analizzare riguarda le strutture olimpiche.

Planalto Palace is pictured lit in the colours of Brazil's flag in celebration of the 100 days before the 2016 Rio Olympics in Brasilia, Brazil, April 27, 2016. REUTERS/Ueslei Marcelino

Le partnership con il settore privato hanno dato i frutti sperati: la maggior parte dei lavori sono stati completati, mentre gli ultimi dovrebbero essere in dirittura d’arrivo. Il recente crollo di una ciclabile, rientrante fra i progetti dell’impresa Olimpica municipale, ha spaventato sia i cittadini brasiliani che la stampa straniera. L’opera, costata circa 11 milioni di euro, era stata inaugurata all’inizio dell’anno. La questione dell’incidente sarà probabilmente inserita nella Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle Olimpiadi, imposta dalla magistratura nel silenzio generale. L’indagine, osteggiata da diversi assessori, avrà il compito di esaminare i contratti firmati dal Comune di Rio con le imprese costruttrici denunciate nella Lava-Jato, la maxi operazione anti-corruzione condotta dal giudice Sergio Moro e ribattezzata la “Mani pulite brasiliana”.

In attesa che siano investigate presunte irregolarità, gli impianti della capitale fluminense sono in fase di test. Si possono ritenere conclusi - secondo i dati diffusi dal dipartimento comunale - lo stadio di canoa slalom; il centro di Hockey; il campo da Golf; il circuito di Mountain Bike; l’Arena do Futuro (pallamano e goalball); l’Arena Carioca 1 (basket) e l’Arena Carioca 3, dove Valentina Vezzali ha conquistato l’Argento mondiale nella sua ultima gara di scherma. Terminati, inoltre, l’International Broadcasting Center e l’Arena da Juventude, teatrodelle prove di basket femminile e scherma in carrozzina. Non sono invece stati consegnati il Main Press Center, pronto al 95%, e il Villaggio degli Atleti (97%). Restano da ultimare, e in fretta, il Velodromo, del quale sono stati realizzati solo l’83% dei lavori, e il Centro Olimpico di Tennis, 90%. Superato lo scoglio delle costruzioni, Rio dovrà garantire stabilità su almeno quattro fronti: mobilità, salute pubblica, stabilità politica e prevenzione al terrorismo.

Il sistema dei trasporti preoccupa abbastanza, considerando anche la complessa geomorfologia della città, nella quale si alternano massicci, foreste e un’intensa urbanizzazione. Le prove si terranno in quattro luoghi: Copacabana, Maracanã, Deodoro e Barra da Tijuca. Quest’ultima è situata fuori dai circuiti cittadini, tanto che gli stessi cariocas, scherzosamente, la considerano un centro a parte di Rio de Janeiro. Questa regione - dove sorgerà anche Casa Italia - è fuori mano e mal collegata con i mezzi pubblici. Il parco Olimpico è raggiungibile dal centro in 50 minuti senza traffico, che si trasformano facilmente in due ore in situazioni di pioggia o congestionamento. La salvezza dovrebbe essere rappresenta dai BRT, autobus in superficie con corsia preferenziale, e dalla linea 4 della metro, sulla cui realizzazione però non esistono certezze.

La salute è un’altra sfida essenziale per gli organizzatori. Il “polverone Zika” si è leggermente attenuato, ma lo stato d’allerta rimane alto. Soprattutto per le donne incinte. Cresce invece la preoccupazione per l’aumento dei decessi causati dal virus dell’influenza H1N1: 230 dall’inizio del 2016; 77 solo nella settimana fra il 9 e il 16 aprile. Sul fronte dell’anti-terrorismo, il governo brasiliano sostiene di avere la situazione sotto controllo. Il Paese, come confermato dall’agenzia di intelligence (Abin), ha ricevuto via Twitter la minaccia di Maxime Hauchard, affiliato dell’ISIS. «Brasile, siete il nostro prossimo obiettivo», recita l’inequivocabile tweet. Durante le Olimpiadi saranno impiegati 85.000 uomini: 38.000 appartenenti alle Forze Armate, 47.000 alla difesa civile.

La situazione più complessa, forse, è quella politico-sociale. I Giochi di Rio sono organizzati da tre differenti autorità: il governo federale, presieduto da Dilma Rousseff; il governo statale di Luiz Fernando Pezão e il Comune di Rio de Janeiro, amministrato da Eduardo Paes. Nessuno dei tre attraversa una buona fase. La Presidente della Repubblica è stata messa in stato di accusa dalla Camera dei Deputati (367 voti favorevoli, 137 contrari). Il processo di impeachment è ora in mano a una commissione del Senato, che già a metà maggio dovrebbe votarne la legittimità e allontanare la Rousseff dal suo incarico per 6 mesi, al suo posto subentrerebbe Michel Temer, vice-presidente ed ex alleato. Non ci sono certezze, dunque, su chi sarà il Presidente alla Cerimonia di apertura dei Giochi. Il governatore dello Stato, Pezão, invece affronta una lotta personale contro un tumore del sistema linfatico. In tanti confidano nelle abilità di Eduardo Paes, il “Super sindaco” di Rio al suo secondo mandato. Nell’ambiente è conosciuto per «essere pronto a tutto», ma le recenti intercettazioni e il crollo della ciclabile ne hanno minato l’immagine. E i brasiliani come vivono questo periodo? Non si riconoscono nella classe dirigente e, al momento, non sembrano troppo interessati all’evento estivo. Finora è stato venduto solo il 62% dei biglietti; ne restano ancora 2,2 milioni a disposizione. Cento giorni per reagire a questo momento complicato: ecco la vera sfida di Rio 2016.

@AlfredoSpalla

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