eastwest challenge banner leaderboard

Omosessualità e diritti nel Maghreb: Algeria e Tunisia

Indietro

A prima vista, un omosessuale nel Maghreb potrebbe avere vita relativamente facile. La 'segregazione' tra i due sessi imperante in molti Paesi musulmani fa sì che per un ragazzo sia molto più semplice e normale intrattenersi con un altro uomo, e lo stesso dicasi per una ragazza: '”Vedi”, mi ha confidato un amico tunisino tra il serio e il faceto, “uscire con una ragazza è così complicato qui. Con un uomo si fa decisamente prima!”. Ma è bene che questa libertà resti ben celata nell'intimità di una stanza d'albergo o tra le pareti discrete di casa propria, viste le conseguenze che può avere mostrare in pubblico un orientamento omosessuale.

REUTERS/Danish Siddiqui

Dalla Tunisia al Marocco, passando per l'Algeria, i rapporti tra persone dello stesso sesso costituiscono infatti una fattispecie penale.

Tunisia arcobaleno... anzi no

In Tunisia, a criminalizzare gay e lesbiche ci pensa l'articolo 230 del Codice Penale, il quale punisce con tre anni di detenzione gli atti di 'sodomia' (modificata leggermente nel 1964, la norma risale al 1913 e dal periodo della colonizzazione francese ha mantenuto questo termine vagamente antiquato e rieccheggiante narrazioni bibliche). Per la medesima funzione può essere addotto anche l'articolo 26, il quale stabilisce che ogni oltraggio volontario alla morale pubblica venga sanzionato con una pena pecuniaria e sei mesi di carcere. Negli ultimi mesi sono stati due i casi di arresti per omosessualità ad avere suscitato clamore non solo in Tunisia, ma anche sui media europei. Il primo si  è verificato lo scorso dicembre scorso a Kairouan, nell'entroterra tunisino, dove sei studenti sono stati arrestati con l'accusa di essere gay. Tutto è partito dalla segnalazione di un custode della casa dello studente in cui i sei risiedevano e al conseguente arrivo della polizia, la quale, avendo rinvenuto dei video  pornografici gay nel computer di uno dei ragazzi, li conduce in commissariato. Qui, dopo un paio di giorni, sono sottoposti a un umiliante test anale che, secondo le autorità sanitarie, attesta la loro omosessualità. Condannati a tre anni di reclusione ex articolo 230 e condotti in carcere, dove violenze e soprusi sono all'ordine del giorno, i ragazzi vedono la loro sorte cambiare grazie a una combattiva avvocatessa che, durante il giudizio in appello lo scorso marzo, riesce a far ridurre la condanna a 400 dinari di multa (somma che i sei avevano già sborsato come cauzione in gennaio per essere scarcerati) e a un mese di prigione, ovverosia il periodo già trascorso dietro le sbarre dagli imputati; l'obiettivo più ambito, ovvero la dichiarazione di non sussistenza del reato, non è stato però raggiunto, e l'articolo 230 ha continuato a mietere vittime già a pochi giorni di distanza dalla sentenza. Il 24 marzo, infatti, siamo di nuovo punto a capo, ma questa volta a Tunisi, capitale teoricamente più 'illuminata' della provincia. Della vicenda sono protagonisti otto ragazzi (due libici e sei tunisini, tra cui tre coinvolti nella vicenda di Kairouan) e due ragazze, con i primi accusati di sodomia e le seconde di prostituzione, in una macedonia di crimini che includeva la detenzione di hashish. Fortunatamente, ed è il primo caso almeno in tempi recenti, le imputazioni per 'sodomia' e prostituzione sono cadute per mancanza di prove, in conseguenza anche del rispetto della volontà degli interessati di non sottoporsi a un umiliante test anale, il quale, per dovere di cronaca, è rifiutato dallo stesso Ordine dei Medici tunisino.

Queste due vicende sono state sfruttate dagli attivisti LGBTQI (Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender, Queer or Questioning, and Intersex) per far sentire forte e chiara la propria voce che proclama l'abolizione del famigerato articolo 230. L'unica associazione a sostegno delle minoranze sessuali attiva in Tunisia e riconosciuta dallo Stato è 'Shams' ('Sole' in Arabo), fondata nel 2015; la lotta per il riconoscimento da parte delle autorità statali non è stata facile, e il nullaosta per potere condurre liberamente le proprie campagne per i diritti è arrivato solo in febbraio. Il raggio d'azione di Shams si è ulteriormente esteso dal 14 giugno con la fondazione di Shams France, un'organizzazione 'gemella' con sede a Parigi che si propone si aiutare i giovani maghrebini e francesi di origine maghrebina LGBTQI residenti nell'Esagono. La strada per le libertà individuali, però, è ancora lunga in Tunisia, e ciò malgrado primavere e gelsomini variamente appassiti.

Oscurantismo algerino

Spostandoci verso Ovest, in Algeria la situazione è lungi dall'essere migliore. Così come a Tunisi, anche ad Algeri la condanna di atti omosessuali è regolata da un articolo inerente il 'pudore' e da un altro consacrato specificatamente ai rapporti omosessuali: l'articolo 333 punisce con la reclusione da due mesi a due anni e una pena pecuniaria chiunque rechi oltraggio al comune senso del pudore, e in carcere ci si finisce per un minimo di sei mesi e un massimo di tre anni laddove l'oltraggio consista in un atto 'contro natura' (sic) tra persone dello stesso sesso; dedicato precipuamente a rapporti sessuali tra gay o lesbiche, invece, è l'articolo 338, il quale prescrive una pena pecuniaria e la reclusione compresa tra i due mesi e i due anni per chiunque se ne macchi, oltre a un aumento della detenzione fino ai tre anni per chi intrattenga siffatti rapporti con un minore di 18 anni.

La condanna sociale dell'omosessualità in Algeria è ancora più intransigente che in Tunisia, e ciò non permette di scendere in strada o di reclamare apertamente i propri diritti ai rappresentanti dell'associazionismo LGBTQI locale, i quali, tuttavia, rappresentano una realtà attiva tra internet e social network. Promossa dalle organizzazioni 'Abu Nawas' e 'Alwan' ('colori' in arabo), la manifestazione più emblematica è il cosidetto 'TenTen', giornata nazionale degli omosessuali algerini: celebrata ogni anno il dieci ottobre (10/10: data di nascita del sultano ottomano Selim I, apertamente omosessuale, all'origine del nome con cui è stata battezzata l'iniziarica giornata) e giunta ormai alla nona edizione, l'iniziativa consiste semplicemente nell'accendere una candela in segno di solidarietà alla comunità LGBTQI e postarne una foto su Facebook. Bench è tra le pareti di casa propria, questo gesto è l'unico possibile in un Paese dove un gay pride rappresenta la fantascienza pi・ spinta. Il suddetto rifiuto sociale di quelle che vengono considerate 'devianze sessuali' è all'origine di episodi di violenza non rari: tra gli ultimi, si registrano l'aggressione di un transessuale ad Algeri e le minacce di morte contro uno studente ventiduenne, Anouar Rhamani, che nel proprio blog ha difeso il matrimonio omosessuale.

Cercando online notizie su attacchi a persone LGBTQI, è frequentissimo imbattersi in commenti disgustati di internauti che ribadiscono come Tunisia e Algeria siano Paesi musulmani in cui l'omosessualità dilagante è un prodotto d'importazione occidentale, talvolta annessa a un complotto sionista, sempre da reprimere e condannare. E neppure in Marocco l'approccio non cambia di molto.

Scrivi il tuo commento
@

La voce
dei Lettori

Eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città. Invia la tua domanda a eastwest

GUALA