Omosessualità e diritti nel Maghreb: Marocco

In Marocco, l'ultimo caso conclamato di attacco a danno di persone omosessuali risale al marzo scorso. A Beni Mellal, nel centro del Paese, dove un gruppo di persone in assetto da spedizione punitiva ha fatto irruzione in un appartamento di un quartiere popolare per sorprendere due uomini additati come gay. I due, Abdelaziz R. e Abdellah B., vengono spogliati  e malmenati selvaggiamente, mentre gli aggressori stessi riprendono la violenza con i cellulari.

REUTERS/Jon Nazca

Dal video, diffuso il 25 marzo, traspare la gravità del pestaggio, con le due vittime insanguinate gettate nude in strada. Al primo atto di quest'episodio già sufficientemente scandaloso, va ad aggiungersi l'ingiustizia di cui sono stati oggetto i due uomini aggrediti. Quando uno dei due, ferito, si è recato in ospedale per ricevere cure mediche, la polizia ha provveduto ad arrestarlo per 'stato di ebrezza'. Di fronte alle forze dell'ordine, il ragazzo decide di denunciare i responsabili dell'assalto e tenta di spiegarne il contesto. L'effetto prodotto, tuttavia, è opposto rispetto a quello atteso, finendo per peggiorare ulteriormente la situazione; all'accusa per consumo di alcolici, si aggiungono quelle per atti omosessuali e percosse contro gli agressori, non essendo presa in considerazione la legittima difesa. A sancire il carattere paradossale della vicenda è la sentenza emessa dal tribunale locale il 12 marzo, tre giorni dopo il fatto: in prima istanza, la vittima che ha avanzato la denuncia condannata a 4 mesi di reclusione, mentre a uno solo dei quattro aggressori identificati è stata prescritta una pena detentiva, benché di un mese solamente. Oltre al danno la beffa, insomma.

Articolo 489 e sdegno delle associazioni

L'assurdità del giudizio ha recato con sé uno strascico di polemiche e ha spinto varie organizzazioni attive per i diritti LGBTQI a promuovere una campagna di mobilitazione dell'opinione pubblica. Duplice l'obiettivo: da una parte l'annullamento della condanna a carico delle vittime dell'aggressione omofoba, dall'altra l'abrogazione in toto del famigerato articolo 489 del Codice Penale che stabilisce come “è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e un'ammenda da 200 a 1000 dirham [da 20 a 100 euro circa nda], a meno che il fatto non costituisca un'infrazione più grave, chiunque commetta un atto osceno o contro natura con un individuo del proprio sesso”.

Le associazioni che hanno aderito all'appello sono una quindicina, non solo marocchine- come i collettivi 'Akalyat' ('Minoranze' in arabo) e 'Aswat' ('Voci')- ma anche straniere, come 'All Out'. La maggiore organizzazione in Marocco a favore delle libertà individuali, da quelle di culto a quelle legate all'orientamento sessuale, è 'MALI', il 'Mouvement Alternatif des Libertés Individuelles'. Cofondatrice di MALI è Betty Lachgar, la cui reazione all'episodio di Beni Mellal è stata di recisa condanna: “Ecco la situazione nel nostro paese. Voi siete aggrediti e gettati in prigione. E ancor peggio, i vostri aggressori sono a piede libero, o quasi. Si tratta di una violenza autorizzata dallo Stato.”

Visto il polverone sollevatosi, in secondo grado di giudizio i magistrati del tribunale di Beni Mellal hanno ben pensato di ridurre le pene per i due uomini aggrediti da quattro mesi di reclusione al medesimo periodo con condizionale per uno e a tre mesi, sempre con sospensione, per l'altro, anch'egli precedentemente condannato a quattro mesi in carcere. In controtendenza, invece, le sanzioni a carico degli aggressori. Condannati in aprile per lesioni e violazione di domicilio a quattro e cinque mesi di carcere rispettivamente, due dei responsabili della  violenza hanno ottenuto una riduzione della pena pari a un mese; gli altri due colpevoli, invece, si sono visti confermare in appello la reclusione per un mese per il primo e tre mesi con condizionale per il secondo. In conclusione, le vittime hanno finito per scontare un prezzo più alto che gli aggressori.

In occasione della sentenza, di fronte al tribunale di Beni Mellal ha avuto luogo un raduno a sostegno degli aggressori. A far da contraltare, due militanti francesi del movimento 'Femen' che, a seno nudo, sono state presto arrestate dalla polizia e successivamente espulse dal Paese per offesa alla morale pubblica. In un comunicato, 'Femen' ha dichiarato come il movimento sia venuto a “denunciare l'omofobia di Stato in Marocco mentre un centinaio di persone manifestano in supporto agli aggressori”.

Due pesi e due misure tra machismo e mazzette

Come confermatomi da un membro di 'MALI', l'omosessualità è fortemente ostracizzata in Marocco visto lo stigma religioso che la avvolge e la cultura machista imperante. Ciononostante, i rapporti tra persone dello stesso sono più diffusi di quanto l'opinione pubblica sia disposta ad ammettere in un Paese dove la virilità e l'onore sono ancora valori sacri; in un rapporto tra due uomini, addirittura, colui che assume il ruolo di attivo è guardato con una certa accondiscendenza, poiché non si riduce, come il passivo, ad assumere una posizione vista come esclusivamente femminile.

Come anche in altri ambiti, però, le autorità hanno due pesi e due misure nel trattare l'omosessualità, chiudendo gli occhi di fronte a benestanti autoctoni con tendenze eterodosse che allungano qualche banconota o a turisti stranieri in cerca di divertimento (anche se nel 2014 un cittadino britannico è stato arrestato insieme a un marocchino per atti contro-natura: il primo è stato rilasciato dopo le pressioni da parte del Foreign Office, mentre il secondo ha dovuto attendere il termine della pena).

Giustamente ha commentato un lettore di 'Le Monde' a un articolo sulla vicenda di Beni Mellal: ”Quando si tratta di Proust, Cocteau o Jean Marais, è nobile e poetico. Quando invece si parla di due meccanici marocchini, diventa un crimine contro natura. Come è difficile essere poveri e arabi...

 

 

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