La strage di Gaza è un rompicapo per la Corte dell'Aja

Sono oltre un centinaio le denunce presentate al Tribunale penale internazionale che riguardano la questione palestinese. E ieri Abbas ha firmato un esposto per crimini di guerra anche per la strage di Gaza. Ma per la Corte dell’Aja è un rompicapo, tecnico e politico

Un agente di polizia israeliano discute con una donna palestinese fuori dalla porta Damasco della città vecchia di Gerusalemme, 13 maggio 2018. REUTERS / Ammar Awad
Un agente di polizia israeliano discute con una donna palestinese fuori dalla porta Damasco della città vecchia di Gerusalemme, 13 maggio 2018. REUTERS / Ammar Awad

L'Aja - La strage di Gaza dello scorso lunedì, oltre alle polemiche di fuoco sul Medio Oriente, ha riacceso i riflettori sull'Aja e sul ruolo del Tribunale penale internazionale (Icc) nel cul-de-sac in cui Israele e Palestina si sono nuovamente cacciati. Se l'Onu è uscita nuovamente sconfitta dopo che gli Usa hanno posto il veto in Consiglio di Sicurezza alla risoluzione proposta dal Kuwait, che chiedeva un'indagine indipendente sui 62 morti, si moltiplicano gli appelli rivolti all'Aja.

Proprio lunedì l'Autorità Palestinese aveva annunciato di voler presentare un dossier sugli insediamenti illegali in Cisgiordania mentre il giorno dopo è stato il turno di Reporters Sans Frontières (Rsf), che ha depositato un esposto contro Israele, accusata dall'associazione di prendere di mira i giornalisti: dall'inizio della Marcia del Ritorno sono stati 20 i reporter feriti dall'esercito. In 3 casi almeno, ha scritto Rsf, si trattava di operatori chiaramente identificabili.

Nella questione palestinese, la posizione dell'Icc, nonostante la giurisdizione della Corte venga invocata un po’ da tutti, non è certo delle più semplici: nel rapporto annuale 2017 del Procuratore sulle indagini preliminari, le denunce presentate erano 98. Oggi supereranno abbondantemente il centinaio. Tra le decine di migliaia di pagine depositate si trovano ricostruzioni e testimonianze dettagliate di violenze in Cisgiordania, dell'Operazione Margine di protezione del 2014 e proprio oggi, 17 maggio, Mahmoud Abbas ha firmato un esposto per crimini di guerra anche per i fatti di lunedì scorso.

Nonostante la Procuratrice capo dell’Icc, la ghanese Fatou Bensouda, abbia ammonito anche di recente le parti che nell’indagine preliminare, in corso da quasi tre anni, siano state acquisite le informazioni relative a tutti i casi recenti, ad oggi la Corte non si è ancora mossa. Le ragioni sono molteplici: la prima è certamente la necessità di identificare le parti belligeranti in qualche modo. Se l’operazione è stata difficile per i conflitti africani, dove in ogni caso i fronti sono più facilmente delineati, per la questione Israele-Palestina diventa quasi un’impresa: il riconoscimento della Palestina come Stato ha aperto nel 2014 la strada alla ratifica dello Statuto di Roma e il 2 gennaio 2015 alla piena adesione ma ha lasciato scoperto il nodo di uno Stato sovrano sui generis come la Palestina.

Soprattutto perché Israele ha qualche chance di giocarsi in tribunale la carta del diritto alla difesa per ciò che riguarda Gaza, mentre ne ha ben poche sulla questione degli insediamenti in Cisgiordania. In particolare per questa ragione Tel Aviv (o Gerusalemme) non ha mai riconosciuto la giurisdizione dell’Aja. Per questa ragione, anche se la stessa Hamas aveva annunciato che i suoi dirigenti sarebbero stati consegnati alla Corte, se un mandato di cattura fosse stato spiccato contro di loro, non altrettanto potrebbe accadere con Israele. Inoltre, il mandato della Corte è molto circoscritto e tra i requisiti fondamentali per il suo intervento annovera l’incapacità del sistema giuridico locale di perseguire crimini contro l’umanità. Ad oggi, la Corte suprema israeliana si è dimostrata piuttosto imparziale e gode di un certo prestigio sul piano internazionale. Per questa ragione e nonostante diverse sentenze controverse - in particolare per questioni inerenti i coloni - l’Aja potrebbe trovare un ulteriore ostacolo.

C’è infine da considerare le oggettive difficoltà di condurre indagini indipendenti anche in Territorio palestinese senza il benestare di Israele e la questione politica, forse la più rilevante: l’Icc rimane un tribunale la cui esistenza è legata alla conferenza degli Stati Parte, ossia un’assemblea di delegati che rappresentano i 123 Stati e per questa ragione, come è stato per la travagliata adesione palestinese, le pressioni politiche dei singoli Stati e gli equilibri internazionali giocano, comunque, un ruolo determinante.

@msfregola

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

GUALA
GUALA