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A Gaza di acqua si può morire

Il piccolo Territorio palestinese rischia di diventare inabitabile nel giro di pochi anni. Nell’area con la più alta densità di popolazione al mondo la poca acqua disponibile è insana e fa ammalare chi la beve.

Una bambina palestinese beve acqua dal rubinetto di una fontana pubblica. REUTERS/Mohammed Salem
Una bambina palestinese beve acqua dal rubinetto di una fontana pubblica. REUTERS/Mohammed Salem

Nel minuscolo fazzoletto di terra che è la Striscia di Gaza ormai anche bere un bicchiere d’acqua è pericoloso. Sono sempre di più, infatti, gli abitanti che si ammalano a causa della cosiddetta “acqua potabile”, evidenziando la drammatica questione umanitaria del Territorio Palestinese che, secondo le Nazioni Unite, potrebbe diventare inabitabile già nel 2020.

“La situazione ha già raggiunto un livello drammatico di crisi nel Territorio di Gaza ferito da diverse guerre, sottosviluppato e isolato dal resto del mondo.” Ha detto Monther Shoblak, Direttore Generale del servizio idrico della Striscia.

“Più del 97% della falda acquifera non è più adatto all’uso domestico a causa dell’alta salinità, che ha raggiunto un livello mai registrato prima.”

Le Nazioni Unite pongono la scarsità e l'inquinamento delle risorse idriche al primo posto tra i flagelli che colpiscono i cittadini di Gaza.

“Se la catastrofe non colpisce quest'anno, lo farà sicuramente nel corso dei prossimi tre.” Ha affermato Zidane Abu Zuhri, che si occupa di questioni idriche per UNICEF.

La quasi totalità dei circa due milioni di abitanti della Striscia dipendono per le loro esigenze idriche private e commerciali da una rete pubblica fatiscente o da sistemi di pompaggio privati che pescano da pozzi privati che non sono controllati da nessuno.

La salute degli abitanti di Gaza paga le conseguenze di questa drammatica situazione.

“Ogni anno vediamo un aumento consistente, del 13-14%, nel numero dei pazienti ricoverati con problemi renali.” Ha detto il dottor Abdallah al-Kishawi, capo del reparto di nefrologia al Shifa Hospital di Gaza.

“Questi problemi renali hanno origini diverse, come l’ipertensione, il diabete e le malattie ereditarie, ma non c’è dubbio che anche l’inquinamento delle acque potabili ha un ruolo determinante sulla loro diffusione. L’elevata salinità, ad esempio, può causare calcoli renali e problemi del tratto urinario.”

Nel 2012 e di nuovo nel 2015 le Nazioni Unite hanno dichiarato che diversi elementi minacciano la possibilità di sopravvivenza nella Striscia, che rischia di diventare inabitabile entro il 2020: le continue devastazioni provocate da tre guerre in pochi anni, il permanere del blocco alle frontiere di terra e di mare attuato da Israele e a singhiozzo dall’Egitto, l’alto tasso di disoccupazione che sfiora il 44%, l’insicurezza alimentare e la crisi idrica.  

L’ONU a più riprese ha chiesto a Israele di sollevare il blocco che da più di dieci anni isola Gaza. Tel Aviv ha sempre rifiutato in nome della sua sicurezza e dicendo che il solo modo per evitare che gli uomini di Hamas ricevano armi o materiali bellici.

In un territorio sovrappopolato, ai margini del deserto, e dove i corsi d'acqua sono ridotti a rigagnoli in prevalenza asciutti, la falda d’acqua potabile è troppo sfruttata. Il suo livello si abbassa continuamente e l'acqua di mare si insinua al suo interno, aumentando la salinità. Così l’acqua salmastra è utilizzata per cucinare, per la doccia, per lavare i panni e per l’irrigazione.

A Gaza chi può permetterselo scava un proprio pozzo che pesca a diverse decine di metri di profondità. Secondo Sami Lubbad, responsabile delle questioni ambientali presso il Ministero della Sanità di Gaza, questo amplifica il problema. “Non ci sono molti controlli sull’acqua privata. L’inquinamento è di due tipi, chimico e microbiologico. Nella parte più profonda della falda acquifera questi inquinanti si combinano e aumentano i livelli di cloro e nitrati. Questi possono causare la cianosi congenita nei bambini e svolgere un ruolo nello sviluppo di diversi tumori.”

L’inquinamento microbiologico è causato da batteri di origine fecale, che proliferano nelle acque reflue e che inquinano la falda potabile a causa dei pessimi o inesistenti impianti di depurazione. Quello chimico arriva soprattutto dai pesticidi, ma secondo molti esperti anche dai residui tossici delle munizioni usate durante le guerre.

“Due terzi degli abitanti di Gaza comprano l’acqua da privati - dice June Kunugi, di UNICEF - ma quest'acqua, spesso risultato di desalinizzazione, può anche essere inquinata. Molti bambini hanno parassiti e vermi e soffrono di diarrea e malnutrizione.”

Sulle sponde del Mediterraneo la desalinizzazione dell'acqua di mare è una potenziale soluzione al problema dell’approvvigionamento idrico. Lo scorso gennaio ha iniziato a lavorare il più grande impianto di desalinizzazione della Striscia. Al momento fornisce acqua potabile a 75.000 persone, a pieno regime garantirà il suo servizio a 150.000 cittadini.

“Sono, però, necessari anche cambiamenti radicali nei comportamenti - ha detto ancora Kunugi – si deve conservare l’acqua piovana e imparare a riutilizzare questa risorsa vitale. Questo è fondamentale per consentire alla falda freatica di ricostituirsi. Se non si trova una soluzione entro il 2020, il disastro sarà inevitabile e l'uomo sarà l'unico responsabile e la prima vittima.”

@MauroPompili

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