Il pantano yemenita

Da due anni una coalizione guidata dalla monarchia sunnita dell’Arabia Saudita bombarda i ribelli sciiti del Paese. Iran e Regno saudita si combattono indirettamente per il predominio regionale, e lo stallo della guerra in Yemen potrebbe coinvolgere anche gli Stati Uniti.

Un ragazzo gioca in una macchina abbandonata. Yemen, REUTERS / Khaled Abdullah
Un ragazzo gioca in una macchina abbandonata. Yemen, REUTERS / Khaled Abdullah

Yemen: scontri armati in larga parte del Paese, aumento dell’estremismo islamico, diffusione di malattie come il colera e la carestia. A due anni dall’intervento militare dell’Arabia Saudita contro i ribelli, gli sciiti Huthi, lo Yemen è ridotto allo stremo e la pace sembra essere una chimera lontana.

Un caos che ha visto anche questa guerra coinvolgere le vitali rotte commerciali de Mar Rosso e, il conseguente, sempre maggior coinvolgimento degli Stati Uniti, principale alleato di Riyadh.

“La guerra è diventata un pantano - ha detto Peter Salisbury, ricercatore presso Chatham House di Londra - lo Yemen si è frantumato al punto che il suo futuro come stato unitario è difficile da immaginare.”

Contro i ribelli Huthi, e i loro alleati, proliferano molte fazioni, finanziate e armate dalla coalizione guidata dai sauditi. Milizie che formalmente appoggiano il governo, ma gli analisti più attenti, però, avvertono che tra le forze anti-ribelli stanno crescendo le tensioni e che queste potrebbero portare a un ulteriore conflitto interno, anche dopo la cessazione della guerra civile in corso.

“L'intero Paese continua a cadere a pezzi, mentre le sue classi dirigenti sono concentrate solo sui loro interessi - ha detto Adam Barone, del Consiglio europeo per le relazioni estere - alla grave crisi umanitaria si aggiunge il crollo delle istituzioni governative. Una miscela che fa di tutti gli yemeniti delle vittime. Purtroppo non si vede la luce alla fine del tunnel.”

Le Nazioni Unite hanno dichiarato nei giorni scorsi che lo Yemen rappresenta la più grande crisi umanitaria del mondo. Il conflitto ha ucciso circa 8.000 persone, più della metà civili, il numero dei feriti supera i 43.000, e sono tre milioni gli sfollati e i rifugiati.

Sette tentativi di cessate il fuoco, insieme agli sforzi per la pace delle Nazioni Unite e dell’ex-segretario di stato americano John Kerry, non sono riusciti a fermare i combattimenti.

L’azione in Yemen del nuovo Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per ora si è concretizzato in una decisa escalation di attacchi contro i gruppi ritenuti vicini ad al-Qaeda nella penisola arabica. L'amministrazione Trump sembra vedere il Paese come l’occasione per mostrare la sua determinazione contro l’Iran.

Il Pentagono già garantisce alla coalizione forniture di armi, rifornimento in volo degli aerei e servizi di intelligence. Per inviare un messaggio a Teheran Washington potrebbe aumentare il suo sostegno alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita, ma questo potrebbe rivelarsi un grave errore.

“Se Trump si precipita a capofitto nella guerra yemenita – ha affermato Peter Salisbury – c’è il rischio molto concreto che il conflitto entri in una spirale fuori controllo.”

Un ipotesi fondata visto quanto accaduto nel mese di ottobre. Secondo fonti militari degli Stati Uniti dietro il lancio di alcuni missili contro navi da guerra nel Mar Rosso ci sarebbe l’appoggio militare dell’Iran. Agli attacchi fece seguito una risposta diretta della marina militare statunitense, che bombardò alcune postazioni radar dei ribelli.

L'amministrazione Trump ha accusato ripetutamente l’Iran di “dominare” il mondo sciita e di essere il maggiore governo sponsor del terrorismo, una visione perfettamente allineata con quella della monarchia sunnita di Riyadh.

Nonostante due anni di bombardamenti della coalizione sunnita i ribelli non sembrano aver perso nulla della loro capacità di attacco. Missili sono lanciati più o meno regolarmente contro l’Arabia Saudita e razzi a corto raggio colpiscono spesso i villaggi al di là del confine. Inoltre, le forze  Huthi, anche se con difficoltà, oer ora mantengono il controllo dei territori che hanno conquistato.

Nello stesso tempo diversi gruppi per la difesa dei diritti umani hanno ripetutamente accusato la monarchia saudita per l’elevato numero di civili vittime delle campagne di bombardamento.

Il conflitto in Yemen si è trasformato in un vero pantano per il regno saudita e i suoi alleati, in difficoltà anche nell’altro drammatico teatro di guerra della Regione: la Siria.

Lo scontro a distanza tra potenze sunnite e sciite per ora sembra non avere né vinti né vincitori. A parte, naturalmente, centinaia di migliaia di morti e diverse decine di milioni di civili costretti a fuggire, ad affrontare carestie ed epidemie, vittime di guerre che probabilmente non gli appartengono.

@MauroPompili 

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