Astana centro del mondo. E non è solo un modo di dire perché, dopo Milano, l'esposizione universale tocca la capitale kazakha, nuova frontiera per investimenti (e investitori) che potrebbero aiutare un paese segnato dall'esperienza sovietica, malgrado il quarto di secolo trascorso dall'indipendenza.

Aral,  Kazakhstan. REUTERS/Shamil Zhumatov
Aral, Kazakhstan. REUTERS/Shamil Zhumatov

Poligono 

Durante il periodo sovietico, la repubblica centro asiatica ha per Mosca importanza a livello di produzione primaria e come poligono missilistico per i test nello spazio e delle armi nucleari. Nel regime stalinista, poi, il Kazakhstan è anche centro detentivo per milioni di deportati, ma la funzione principale del paese è sempre stata legata al cotone, fibra preziosa per la cui raccolta viene realizzato un grande reticolo di canali sovvertendo, di fatto, la natura stessa della regione. Ed è proprio in seguito alla realizzazione di questo articolato sistema di canali che il Lago D'Aral ha subito una profonda trasformazione, ritirandosi e danneggiando le comunità rivierasche che vivono delle attività lacustri.


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Peacekeeping 

Situazione economica non facile d'accordo, ma se Expo vuol dire desiderio e volontà di guardare avanti, la politica internazionale corre in aiuto dei kazaki sia grazie ai colloqui, che fanno di Astana il fulcro dei meeting per il futuro della Siria, sia grazie all'impegno estero sotto egida ONU: piccoli contingenti che, ad ora, operano in Sahara occidentale, Haiti, Costa d'Avorio e Liberia. Pochi uomini (circa 20) che, tuttavia, potrebbero ricevere rinforzi, nell'ottica di una più ampia collaborazione fra Astana e il Palazzo di Vetro.

Il 2 marzo 2017 si celebra il 25° dell' appartenenza della Repubblica del Kazakhstan all'ONU. Per un quarto di secolo, il nostro paese ha dimostrato il massimo impegno per gli obiettivi e le questioni dello Statuto dell'Onu, alle norme e principi del diritto internazionale. Il Kazakhstan nel Consiglio lavorerà seguendo la sua agenda in modo obiettivo, basandosi sull'importanza primaria di preservare e rafforzare la pace e la sicurezza”, ha affermato, in merito, il 30 gennaio scorso il Presidente Nursultan Nazarbayev. L'esercito kazako è pronto per le missioni di pace dal 2013, senza contare la delegazione di meccanici ed ingegneri inviata in Iraq fra il 2003 e il 2008 che, purtroppo, conta anche un morto. Secondo Reuters, poi, Astana ha mostrato interesse per un intervento di supporto alla missione afghana nel 2011, salvo poi tentennare di fronte alla risposta dei Taliban che minacciavano eventuali ritorsioni. Infatti, malgrado Nazarbayev dichiari che il suo statista ispiratore sia Ataturk, il Kazakhstan resta una nazione a maggioranza musulmana nella quale non sarebbe difficile alimentare focolai jihadisti, considerando anche che la posizione geografica non gioca a favore dei kazaki: nei territori confinanti, infatti, terrorismo e trafficili illeciti destabilizzano il potere delle autorità locali, mettendo a dura prova gli sforzi effettuati dalla NATO (Afghanistan) e dalla Russia (Uzbekistan e Tagikistan) per arginare attività criminali che vanno dall'estremisto islamico al contrabbando di eroina e di esseri umani.

E forse, proprio per aggirare l'isolamento e per rafforzare i suoi confini, il Kazakhstan ha aderito al patto di cooperazione NATO Individual Partnership Action Plan (2006), i cui fini sono piuttosto chiari: “occuparsi di questioni politiche e di sicurezza; difesa, sicurezza e questioni militari; informazione pubblica; scienza e ambiente; pianificazione delle emergenze civili, protezione delle risorse”.

Un passo importante per un Kazakhstan in cerca di prestigio e di rilevanza sullo scacchiere internazionale, ma soprattutto uno strumento che di trasformazione interna nonché un primo passo verso la costruzione di un sistema politico più democratico: malgrado il suo “amore” per Ataturk e nonostante i tentativi di ammodernamento, Nazarbayev è comunque un capo ad interim... since 1991.

Dunque, mentre Putin rasserena del governo uzbeko, garantendo una presenza militare fino al 2040, i confini dell'Alleanza Atlantica si spingono sempre più ad est. Alla partnership (lanciata nel 2002), infatti, hanno già aderito la Georgia (2004), Azerbaijan ed Armenia (2005) e la Moldova nel 2006. Il Montengero ha sottoscritto l'accordo nel 2008, entrando poi nella NATO lo scorso giugno.

Prospettiva di stabilità o continuazione della Guerra fredda?

@marco_petrelli 

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