Peggio della dittatura. Le accuse a Macri di Hebe de Bonafini.

«Macri è peggio della dittatura, col nemico non si negozia». Attivismo, accuse e ricerca della verità: intervista a Hebe de Bonafini, leader de Las Madres de Plaza de Mayo.

Hebe de Bonafini, fondatrice e leader dell Madri di Plaza de Mayo. Photo credits http://diariohoy.net
Hebe de Bonafini, fondatrice e leader dell Madri di Plaza de Mayo. Photo credits http://diariohoy.net

«Noi, Las Madres, ormai siamo poche, sole e anziane. Però lavoriamo dalle 9.00 alle 21.00 ogni giorno, aiutando le persone bisognose. È un lavoro politico molto grande». Ottantotto anni e una vita dedicata all’attivismo, oltreché alla ricerca della verità dopo la scomparsa di 2 dei suoi 3 figli e della nuora. Jorge Omar viene rapito e scompare nel 1977, poco dopo tocca all’altro figlio, Raúl Alfredo, e nel 1978 alla nuora, María Elena Bugnone Cepeda. Hebe de Bonafini fonda e guida la Asociación Madres de Plaza de Mayo, che tutt'oggi continua a battersi per la verità sui desaparecidos nel corso della dittatura militare argentina. Il suo ruolo politico è cresciuto esponenzialmente sotto l’ala del kirchnerismo. «Sono stati anni fantastici», ci racconta dal telefono del suo studio in quest’intervista esclusiva a eastwest.eu. I suoi ultimi anni, però, sono stati piuttosto agitati: un mandato di arresto, le accuse di corruzione e il fallimento dell’associazione. «È una ritorsione politica del governo Macri, siamo tornati ai tempi della dittatura», riflette con il tono alto e deciso di chi «ha imparato a non negoziare mai col nemico». Hebe de Bonafini eroina del kirchnerismo o villana del macrismo? Senz’altro si tratta di una figura importante per la storia recente dell’Argentina, a prescindere dalle lenti ideologiche con le quali la si voglia osservare.

Signora De Bonafini, lei sostiene che le Madres de Plaza de Mayo siano vittime di una persecuzione politica. Perché?

«Soffriamo una forte pressione, così come l’ex Presidente Cristina Kirchner. Sapevamo che questo governo (Macri, ndr) avrebbe adottato un piano di destra peggiore di quello della dittatura, ma non pensavamo che sarebbe accaduto così rapidamente. Hanno chiuso le fabbriche, gli uffici e nominato uomini di loro fiducia per qualsiasi posizione, mentre Las Madres hanno cominciato a subire minacce telefoniche. L’anno scorso è stato aggredito un collega del nostro giornale e hanno iniziato a privarci di alcune cose. La prima è stata l’Università. Ci sono stati negati gli spazi per riunirci ed è cominciato un costante taglio dei fondi. È un modo per “stancare” i giovani e i professori della nostra università».

Lultimo anno è stato piuttosto turbolento. Il 4 agosto 2016 hanno cercato di arrestarla, ma una manifestazione di piazza lo ha impedito.

«Erano venuti per arrestarmi, ma siamo scappate arrivando in Plaza de Mayo. C’era qualsiasi tipo di polizia, però in piazza sono arrivate migliaia di persone per difendermi e per impedire che mi portassero via».

Il Giudice Marcelo Martínez de Giorgi, però, laveva chiamata a deporre sul caso del programma sociale Sueños Compartidos e lei si era negata. La accusano di frode allo Stato. Proviamo a ricostruire cos’è successo.

«La nostra associazione è stata vittima di un imbroglio! Las Madres sono state accusate perché gestivano un progetto che assegnava case popolari alle persone meno abbienti e dava lavoro a 6000 persone. Chi si trovava a capo di questi progetti ci ha imbrogliato e non ha pagato i lavoratori. Quest’ultimi hanno processato Las Madres per il mancato pagamento, perché eravamo garanti come Fondazione. Però gli impostori di Sueños Compartidos sono a piede libero, mentre noi siamo rimaste senza fondi. Allora hanno decretato il fallimento dell’associazione e lo sgombro de La Casa de las Madres. Poi si sono resi conto che noi viviamo nella sede, ci facciamo lezione, abbiamo un museo e hanno deciso che il recupero dei beni inizierà con la vendita dei terreni destinati al programma anziché con lo sgombero della nostra casa».

Alla fine, lei sostiene che qualcuno si è rubato i fondi statali, ma che non sono state Las Madres. Corretto?

«Questi fondi non arrivavano mai direttamente a noi. Si presentava il progetto sociale per il quartiere (completo di scuola, parco, etc…) e dopodiché lo si faceva vedere al Ministro; la Presidenza lo approvava e i soldi andavano al governatore e al sindaco. Noi non c’entravamo nulla: non abbiamo ricevuto soldi! I responsabili sono José Lopez (ex segretario delle Opere Pubbliche, ndr) e i fratelli Sergio e Pablo Schoklender. Uno di loro è stato 18 anni in carcere e io l’ho aiutato a reinserirsi nella società, dandogli la possibilità di collaborare con l’associazione. Purtroppo mi hanno tradito, alleandosi con il governo attuale e il gruppo editoriale del quotidiano Clarin. Oggi infatti sono ancora liberi».

Se così fosse, sarebbe unaccusa più politica che giudiziaria

«Ed è così! È una ritorsione perché Las Madres hanno sostenuto i governi di Nestor e Cristina Kirchner. Se un deputato, un cittadino o uno scienziato si espone in favore del kirchnerismo, cominciano le perquisizioni senza mandato. La stessa cosa che accadeva durante la dittatura. Fermano gli autobus per strada e perquisiscono i più poveri. Hanno fatto chiudere la fabbrica della Pepsi, lasciando 600 persone per strada. La povertà, in Argentina, è impressionante. Le persone dormono per strada, è un panorama tragico.

Quando ha fondato lassociazione de Las Madres, pensava che sarebbe arrivata fino a questo punto? Sia nel bene che nel male, intendo.

«Siamo cresciute molto, prendendoci le nostre responsabilità. Abbiamo un’università, una libreria, un caffè letterario, un centro culturale enorme e una grande equipe di giovani che ci aiuta. Noi, Las Madres, ormai siamo poche, sole e anziane. Però lavoriamo dalle 9 alle 21.00 ogni giorno, aiutando le persone bisognose. È un lavoro politico molto grande».

È passato molto tempo, però ci spieghi perché Las Madres si sono separate da Las Abuelas (le nonne, ndr) di Plaza de Mayo, laltro gruppo di attiviste.

«È successo nel 1978 perché la signora Estela Barnes de Carlotto (oggi presidente de Las Abuelas, ndr) disse che gli unici innocenti erano i bambini, i figli dei desaparecidos e che lei si sarebbe dedicata alla loro ricerca. Altre persone la seguirono, mentre noi Madres decidemmo di estendere il concetto di maternità, divenendo madri di tutti i desaparecidos. Un altro punto di divergenza venne fuori durante il governo Alfonsin (1983-1989), quasi ancora sotto la dittatura, quando si cominciarono ad offrire risarcimenti economici: 265.000 dollari per ogni desaparecido. Las Madres li hanno rifiutati, perché la vita di un giovane rivoluzionario non ha prezzo. Ci furono grandi discussioni. Non sappiamo cos’è successo con i nostri figli, non li daremo mai per morti. Il risarcimento equivale al seppellimento dei cadaveri. Questi due punti ci hanno portato alla rottura. Las Abuelas però non hanno lo stesso prestigio de Las Madres, che marciano da 40 anni, ogni giovedì, in Plaza de Mayo. Ogni volta ci sono più persone: chiunque abbia dei problemi può venire ad esporli in piazza».

Si sente vicina alla verità per i suoi figli?

«La verità non la conosce nessuno, perché sono scomparsi. Sono stati torturati, violentati, fucilati, tirati al fiume, seppelliti vivi o lasciati morire di fame, ma nessuno sa cosa sia successo direttamente. È così per tutti i desaparecidos, non solo per i miei figli».

Siete molto vicine a Papa Francesco?

«Abbiamo un’ottima relazione, ci vuole molto bene e ci manda delle lettere così rispettose che sembrano indirizzate a un Capo di Stato. Gli abbiamo consegnato il nostro fazzoletto bianco».

Cosa le hanno lasciato tutti questi anni di attivismo?

«L’insegnamento de Las Madres è che non si può negoziare con il nemico, che non si può cedere ai soldi. Questi valori ci hanno conferito un ruolo forte nella società. Non è facile, però noi difendiamo innanzitutto i nostri figli e ciò che fecero ci guida per i nostri progetti».

@AlfredoSpalla

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