Il pastore appare dal nulla a 4501 m di altitudine. "Tutta questa zona si chiama Uco", dice all'ideatore del Proyecto Rímac e ai suoi due accompagnatori che tra due ghiacciai tropicali cercano la fonte del fiume che dà l'acqua potabile ai quasi 10 milioni di abitanti di Lima.

I bambini giocano sulle rive del fiume Rimac esondato. Lima, Perù, il 21 marzo 2017. REUTERS / Mariana Bazo
I bambini giocano sulle rive del fiume Rimac esondato. Lima, Perù, il 21 marzo 2017. REUTERS / Mariana Bazo

Il progetto è scendere poi per 145 km fino al Pacifico. L’idea è venuta qualche anno fa a Jorge Luis Baca de las Casas, artista plastico, fotografo, blogger: raccontare il percorso dal vivo arricchito con foto e disegni per salvare il fiume che quando sfocia nell’oceano Pacifico è una massa di acqua torbida e inquinata.


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La storia comincia nei ghiacciai tropicali, quelli tra il Trópico del Cancro e del capricorno, per il 99% in Sudamerica e per il 70% in Perù.

Rivisitare il Proyecto Rímac oggi, a distanza di qualche anno, è importante per quattro ragioni: il fiume non sta meglio, ma peggio; stanno molto peggio i ghiacciai tropicali; i laghi loro sottostanti sempre più carichi e pericolosi e le piogge torrenziali portate dal Niño provocano sempre più danni e morti.

"Ci ha ricevuto un orizzonte coperto dalla neve: un deserto bianco, freddo, impressionante", scrive Baca, che con i suoi compagni, Guillermo Palacios e Alejandro Jaime, anche essi artisti, è partito da un insediamento che sta a 4500 m di altitudine.

Il secondo giorno si accampano ai piedi del ghiacciaio, o nevado, Rajuntay– a 4684 mslm. In alto, a 5412 mslm trovano poi una fonte di disgelo continua più forte di quella nel Nevado Uco. "Da dove ci troviamo possiamo vedere l’Uco incastonato nella sua quebrada: una faccia di ghiaccio orizzontale che riposa. È emozionante trovare quello che stavamo cercando. Il punto di partenza, la goccia madre. Finalmente un po' di sole".

Salendo ancora, dietro ai due ghiacciai si apre davanti a loro “una enorme valle verdeggiante che sorprende per la bellezza soprattutto perché è in così forte contrasto con il paesaggio lunare tutt’attorno". Dalle foto sul blog si può vedere come le distese di roccia si alternino a valli ricoperte da una vegetazione verde minima e ancora ai muri e alle distese di ghiaccio.

Nella prima parte della discesa incontrano cascate di acqua cristallina e anche una caverna, dove si rifugiano da una forte tempesta “con tuoni, grandine e neve che trasforma il paesaggio verde in uno totalmente bianco e grigio, come un gigante disegno a carboncino a scale reale". Devono aspettare altri due nevicate prima di riprendere il cammino. Infine individuano sei piccoli laghi tra i ghiacciai. "Il primo alimenta gli altri e riceve l'acqua del disgelo che scende in maniera continua dal Nevado Uco".

Tutta l'acqua che arriva a Lima proviene da queste altezze. Il disgelo fisiologico dei ghiacci diventa fiumi o immissari dai laghi sottostanti. Nelle Ande peruviani però i ghiacciai hanno perso migliaia di km quadrati di superficie. Alcuni ghiacciai che nel primo inventario ricoprivano 33.000 km2 ora non superano i 5. Il nevado El Barroso è sparito del tutto, mentre negli ultimi quarant’anni i La Raya, Volcánica, Chila, Huanzo e Chonta si sono ridotti tra il 72 e 96,2%.

È bastato un aumento di 0,75°C nel corso di 100 anni. Lo ha spiegato recentemente Nelson Santillán della Direzione per la conservazione e la pianificazione delle risorse idriche del Perù. Nel 2012 la riduzione della superficie dei ghiacciai tropicali a causa del riscaldamento globale era del 40%, in quattro anni la perdita è salita al 57%. Molti potrebbero sparire del tutto nei prossimi 20-40 anni.

Prima ancora di far mancare l’acqua alla capitale, tuttavia, il disgelo accelerato potrebbe creare un altro tipo di disastro dalle conseguenze drammatiche per la popolazione. Il ritmo accelerato di riduzione dei ghiacciai tropicali accumula acqua nei laghi dell’alto altipiano, tra i 4000 e i 5000 metri di altitudine, che hanno però una capacità limitata.

Nel 1941 la caduta in uno di questi laghi di un massiccio blocco di ghiaccio causò un’alluvione che si trasformò in una frana di fango di 50 m di altezza per 200 di larghezza che uccise 7500 persone nella città di Huaraz. Un terremoto, una frana o piogge ininterrotte potrebbero facilmente ripetere una simile tragedia.

“Sono le comunità nella parte alta delle Ande le più dipendenti dall'acqua che scende dai ghiacciai per la pastorizia, ma se non piove i ghiacciai non si mantengono. Dobbiamo agire prima che spariscano. Nella Cordigliera Bianca e già sparito il 38%”, dice l’esperto di superfici di ghiacciai César Portocarrero.

Quando Baca e i suoi compagni arrivano a Marcapomacocha, a 4415 mslm, trovano acque termali, modo di collegarsi a internet (il blog ha avuto più di 4000 visualizzazioni) e un sindaco, Jose Rondón, molto arrabbiato. Lima dovrebbe pagare, dice, per l’acqua che loro mandano da là su. “Mi sembra di ricordare”, scrive Baca, “che un vecchio testo sulle culture precolombiane menzionasse come gli Yauyos, gli abitanti alto-andini di Huarochirí, sconfissero quello della zona di Lima bloccando il flusso del fiume. Lima dipende dal Rímac oggi è sempre”.

Una sera, da un luogo “tutto congelato” riescono a osservare un'aquila che si mangia “una bella pecorella. L’Aquila è enorme, imponente, più che bella, marrone con strisce nere, bianche, marroni e arancioni lungo le ali. È volata sopra di noi come se la sua ombra ci disprezzasse", scrive Jaime.

I seguenti undici giorni degli autori del Proyecto Rímac sono pieni di sorprese – per lo più negative. S’imbattono nella prima miniera e nella prima diga. ”È una massa d’acqua calma e cristallina ma sappiamo che non basta per rifornire d’acqua a Lima”. Dopo altre due miniere il fiume mostra i primi segni di contaminazione. Inoltre, a causa della spazzatura che gli abitanti dei villaggi – lungo tutto il percorso e anche a Lima – semplicemente buttano nel Rímac, l’acqua è diventata torbida e sporca.

Il fiume però sembra difendersi, soprattutto dopo la confluenza di altri fiumi che fanno ridiventare l’acqua nuovamente trasparente. Lungo le rive si alternano boschi di eucalipti e pini. “Camminare lungo la riva tra le farfalle è magico”. A Tamboraque, la miniera sembra più attenta agli scarti. “Facciamo il bagno in una pozza profonda e trasparente. Probabilmente sarà l'ultimo". Un uomo poi li avvicina e racconta che vive lì da trent'anni. Hanno persino una fonte termale e nel fiume sono comparse delle trote che però non si riproducono perché la miniera rilascia contaminanti che le uccide.

Il cielo comincia a diventare bianchiccio annunciando la vicinanza della costa. Incontrano un uomo che scava pozzi settici per gli abitanti di Cocachacra. “Per ora i loro scarichi vanno tutti al fiume”.

I bei paesaggi con fiori, piccoli boschi e farfalle non ci saranno più. Tutto diventa grigio e il fiume non avrà più tregua. Dove la raccolta della spazzatura è inefficiente, i residenti semplicemente gettano la spazzatura nel fiume. A un certo punto le acque diventano rosse per lo scarico di una fabbrica. Sulla riva c’è una scimmia morta. Il fondo del fiume non si vedrà più, tanto l’acqua è torbida.

La contaminazione aumentata di 10 volte negli ultimi anni, secondo Yolanda Cárdenas della Sedapal, l’Agenzia per le acque di Lima, a causa di scarichi di acque reflue e di spazzatura civile per il 42% e di fabbriche e miniere per il 24%.

La contaminazione moltiplica i suoi effetti quando il fenomeno El Niño rovescia sulle zone costiere una quantità di pioggia che l’orografia non contiene perché l’inquinamento del fiume si espande su tutti i terreni circostanti – solo nei primi mesi del 2017 e alluvioni hanno ucciso 75 persone, danneggiato migliaia di case, 159 ponti e 1900 km di strade.

E infine il Pacifico. “Il fiume si addentra nell'oceano con discrezione, come chi vuole perdersi tra la folla dopo tanti colpi per diventare anonimo”, e nonostante lo tinga a testimonianza di quello che ha passato, scrive Jaime, l’oceano sembra dirgli “benvenuto fratello, non sei ancora morto. Mi chiedono se provo tristezza, ma no, non credo che tutto sia perso”.

Anni dopo il primo appello del Proyecto Rímac, c’è finalmente un piano per salvare il fiume prima che nel 2025 la principale fonte d’acqua di Lima diventi un problema ecologico. Mancano però i finanziamenti e ripristinare è più costoso che salvaguardare: circa 1 miliardo di dollari. Gli interventi garantirebbero l’acqua potabile per i prossimi quarant’anni e trasformerebbero 134 km in aree ecologiche turistiche. Forse partirà nel 2019 e torneranno le trote e le farfalle.

Per fermare lo scioglimento dei ghiacciai tropicali, invece, il problema non è di finanziamenti. Riguarda tutto il mondo, letteralmente.

@GuiomarParada

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