Polonia: una nuova legge sui media fa gridare al regime

Il presidente polacco, Andrzej Duda, ha firmato lo scorso 7 gennaio una legge che consentirà al governo di designare i vertici della televisione e della radio pubblica. In base alla nuova legge il ministro del Tesoro avrà il potere di assumere o licenziare a piacimento i direttori delle varie reti pubbliche, un compito che finora era svolto da un comitato di garanzia indipendente.

La legge prevede che il governo possa intervenire sui contenuti trasmessi. Con questa legge il partito di governo potrà mettere propri uomini a capo dell’azienda radio-televisiva pubblica (TVP), influenzandone la programmazione e mettendone a rischio l’imparzialità. 

Proprio l’imparzialità è, paradossalmente, la ragione che avrebbe spinto il governo polacco a promuovere questa legge: “voglio che i media di stato siano obiettivi e affidabili”, ha dichiarato il presidente Duda firmando il decreto, dove “obiettivo” e “affidabile” sembrano più che altro sinonimi di “fedele” e “allineato” al partito di maggioranza. Il partito Diritto e Giustizia (PiS), al potere da ottobre, e di cui il presidente è espressione, lamenta da tempo la faziosità della televisione di stato, colpevole di dare un’immagine falsata del partito e delle sue politiche.

Non sono mancate le reazioni. Manifestazioni di piazza proseguono da settimane mentre la radio pubblica ha deciso, in segno di protesta, di trasmettere l’inno polacco una volta ogni ora, seguito dall’Inno alla gioia europeo. I direttori delle reti televisive di TVP si sono dimessi la notte in cui la legge è passata in parlamento. Reporters sans Frontiéres e il Committee to protect journalists hanno lanciato un allarme per la libertà di stampa. L’edizione polacca di Newsweek, molto seguita nel paese, ha titolato “Lo stupro della Polonia”. Solo i giornali filo-governativi hanno applaudito all’iniziativa descrivendola come “uno sforzo per depoliticizzare le onde radio”. Jaroslaw Kaczinsky, leader del PiS, ha detto che “l’operazione serve a nazionalizzare i media polacchi, oggi in mano tedesca”. Parole che tradiscono il carico di revanscismo e ultra-nazionalismo dell’attuale governo. Tuttavia il report annuale del Consiglio nazionale per le Telecomunicazioni (KKRiT) – una sorta di garante all’informazione – ha evidenziato come siano più numerosi gli organi di stampa vicini al PiS che non ad altri partiti, descrivendo un panorama mediatico fortemente orientato verso l’attuale partito di governo, nel quale TVP svolgeva una funzione di riequilibrio.

Il dibattito intorno alla legge è acceso, sia in parlamento che nella pubblica opinione, e si sovrappone ad altre delicate questioni che hanno visto protagonista l’attuale governo: dall’azzeramento dei capi dei servizi segreti al braccio di ferro con la Corte costituzionale, di cui parlammo qui. Un braccio di ferro che continua sebbene il 22 dicembre scorso il parlamento abbia votato una legge che prevede una modifica retroattiva nei meccanismi di pronuncia delle sentenze tale da invalidare le decisioni prese dalla Corte sulla incostituzionalità delle nomine effettuate dal governo. La crisi, invece che risolversi, si è così approfondita poiché la modifica è stata interpretata, dentro e fuori il paese, come un colpo di mano, un “blitzkrieg” costituzionale che rovescia le normali regole democratiche. Non a caso l’UE, che per bocca del presidente del parlamento europeo, Martin Schultz, gridò al “golpe”, è ora sulle barricate e minaccia la sospensione del diritto di voto della Polonia all’interno del Consiglio attraverso una procedura contemplata nell’art.7 del Trattato di Lisbona e che serve a preservare lo stato di diritto dell’Unione.

Alcuni osservatori internazionali già parlano di orbanizzazione della politica polacca e dell’emergere di una “democrazia illiberale”, moderna forma di potere già descritta da Fareed Zakaria, il cui  primo esempio in Europa sarebbe proprio quello Viktor Orban. Timothy Garton Ash sul quotidiano britannico The Guardian, ha commentato come non debbano essere “le politiche o l’ideologia del PiS a dover far suonare l’allarme ai polacchi, ma il fatto che si tenti di cambiare unilateralmente le regole del gioco democratico”. Il PiS è un partito euroscettico, ultranazionalista e clericale, ma il suo diritto a governare non può essere messo in discussione finché si attiene alle regole della democrazia. Ciò che però preoccupa è la dittatura della maggioranza, come la chiamava J.S. Mill, che – in nome dell’efficienza o della governabilità – evita ogni soluzione di compromesso costruendo un sistema para-democratico che consente il mantenimento del potere attraverso il controllo diretto, da parte del partito di governo, sulle istituzioni dello stato e sui media. 

@zola_matteo

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

banner fest sidebarbanner fest unicredit

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA
GUALA