Prima che torni la pioggia: l'Afghanistan senza pace di Ackerman

L'Afghanistan in un romanzo. Prima che torni la pioggia dell'ex soldato americano Elliot Ackerman (edito in Italia per la Longanesi) ci porta nel Paese degli Aquiloni fra guerra, lacerazioni sociali e speranze di due fratelli, Alì ed Aziz, che raccontano la loro esperienza  con gli occhi di chi non conosce pace dal 1979.

Photo credits: www.marieclaire.it

Soldato dell' US Army e consigliere militare, Ackerman offre uno spaccato unico della nazione centro asiatica con una analisi in chiave novel: al di là della trama narrata, infatti, il linguaggio, la prospettiva, lo sviluppo stesso della storia sono uno strumento alternativo alla saggistica tradizionale per presentare al grande pubblico un angolo di mondo in bilico fra divisioni tribali, guerriglia talebana e desiderio di ricostruire il proprio  tessuto sociale ed istituzionale. Dunque, un modo inedito di affrontare la geopolotica:   Prima che torni la pioggia è un libro che lascia spazio anche ad alcuni interrogativi, primo fra tutti il motivo per il quale sia così difficile per l'Afghanistan conoscere periodi duraturi di stabilità ed equilibrio interno. Domanda alla quale non è facile rispondere; proviamoci.

Anni 70

Dopo circa un quarantennio di monarchia, la breve esperienza della Repubblica d'Afghanistan (1973-1978) si esaurisce con la presa del potere del PDPA (Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan, comunista e filo sovietico) guidato da Nur Mohammed Taraki e da Hafizullah Amin. La RDA (Repubblica Democratica d'Afghanistan) impone al paese un'opera di riforme radicali tese  a rinnovare l’apparato legislativo, ad aumentare il tasso di alfabetizzazione e a garantire un generale ammodernamento del paese.

Opposizione

La nazione necessita certamente di riforme ma la RDA, allineata sulle posizioni di Mosca, persegue i suoi fini senza tenere conto del tessuto storico-sociale di un paese ancora diviso in tribù (specie nelle zone montane) fra le quali è difficile far passare i concetti di laicismo dello stato e di abbandono della legge islamica per dirimere questioni giuridiche. La nuova Repubblica nasce, dunque, in un contesto di forte instabilità: al di fuori delle città, le aree rurali sfuggono al controllo della RDA.

Mosca

L'Afghanistan, pur non facendo parte del Patto di Varsavia, è legato all'Urss da vincoli diplomatici e commerciali. L'Unione Sovietica ha investito capitali e ha interessi economici nel paese, ma la normalizzazione dei rapporti fra Washington e Pechino (1972) e l'incapacità della RDA di imporre la sua autorità, spingono il Cremlino a valutare un intervento militare.

Assalto

Il 27 dicembre 1979 reparti speciali del KGB attaccano il palazzo del governo di Kabul, liquidando il presidente Amin e il suo staff. Poi, la 40^ Armata sovietica conquista Kabul, Herat, Farah e Kandahar. La campagna sembrerebbe concludersi qui, invece è proprio con l'arrivo delle truppe sovietiche che l'opposizione all'Urss si intesnfica e che il conflitto subisce una rapida internazionalizzazione. Infatti, USA, Cina, Gran Bretagna e soprattutto Pakistan entrano nello scenario afghano favorendo unità di guerriglia, equipaggiate per combattere Mosca.

Dopoguerra

Il confronto dura dieci anni e sarà una delle cause del tracollo dell'impero sovietico. La RDA sopravvive fino al 1992, quando le formazioni anti-sovietiche conquistano la capitale, depongono il presidente Mohammed Najibullah e proclamano la Repubblica Islamica guidata da Burhanuddin Rabbani. Brevissima l'esperienza repubblicana: Rabbani non riesce a ricomporre il tessuto sociale e il frammentato mosaico etnico del paese, né sarà in grado di fronteggiare il movimento dei Talebani, che conquistano Kabul, dando vita all'Emirato Islamico.  E' in questo periodo che la generazione dei giovani afghani (come i protagonisti del libro) si accorge dell'importanza strategica della propria nazione. Infatti, dopo una guerra lampo condotta nel 2001, per quattordici anni gli USA mantengono operativa in Afghanistan una forza multinazionale di pace. Lo scopo? Probabilmente non solo quello di contenere il terrorismo.

Torna la Russia 

Malgrado la ritirata dell'89, la Russia non ha distolto l'attenzione  dalla questione afghana. Nel corso degli anni 90, infatti, il Cremlino ha appoggiato e finanziato l'Alleanza del Nord in chiave anti-talebana, poiché proprio l'Emirato Islamico garantiva rifugio ai ribelli musulmani che compivano attentati nei territori di Uzbekistan e Tagikistan, alleati di Mosca. In particolare, sul confine tagiko-afghano la Russia da oltre vent'anni mantiene operativa la 201^ Divisione motorizzata che, stando agli accordi sottoscritti con il governo di Dusanbee lo scorso gennaio, vi resterà fino al 2042.

Pacificazione lontana

Pertanto, a distanza di trent'anni l'Aghanistan torna ad essere teatro di confronto fra le super potenze: da un lato Washington, che dal 2001 impegna risorse per stabilizzare l'area e garantire una continuità politica alla nuova repubblica, dall'altro Mosca e il suo proposito di mantenere e di rinsaldare la propria influenza sull'area meridionale degli ex territori dell'Unione. Uno scenario che fa ben comprendere i dubbi per il futuro e dei protagonisti di Prima che torni la pioggia nonché, nella realtà, le preoccupazioni degli afghani per la completa rinascita del loro paese, in guerra continua dal 1979.

@marco_petrelli

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