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Prima spara e poi chiedi: l’inadeguatezza della polizia di Rio de Janeiro

San Paolo - Dopo gli attacchi di Parigi del 13 novembre, il Brasile è chiamato a una nuova sfida in vista delle Olimpiadi del 2016: un piano di sicurezza contro i possibili attacchi terroristici. Pur trattandosi di un campo nel quale le autorità locali non sono specializzate, governo e polizia stanno già collaborando con i paesi europei affinché l’organizzazione sia al limite della perfezione.

Photo credit Plano Brasil

Il Brasile disporrà di circa 85.000 ufficiali, fra poliziotti, membri dell’esercito e forze straniere. Se, però, in politica estera, il paese sudamericano deve dimostrare la capacità di prevenzione della propria polizia, a livello interno deve confermarne la preparazione. Le autorità carioca ritengono che la visita di Papa Francesco nel 2013 (Giornata Mondiale della Gioventù) e la Coppa del Mondo del 2014 siano state un successo dal punto di vista gestionale.

La routine della polizia brasiliana, però, è costituita da ben altre dinamiche, per ora distanti dall’evento sportivo dell’agosto prossimo. Le forze dell’ordine sono infatti accusate di non avere una preparazione adeguata, oltreché una connivenza con il narcotraffico. Le accuse sono spesso fondate, indipendentemente dalla regione in cui vengano mosse: da Manaus a Porto Alegre la polizia brasiliana lascia a desiderare. Talvolta addirittura in termini di rispetto dei diritti umani. La situazione è ancora più ingarbugliata se si considerano in numeri del paese: nel 2014 (dati dell’Anuário Brasileiro de Segurança Pública) sono state assassinate 58.497 persone. Una crescita del 3,8%, che, come ricorda lo scrittore brasiliano Luiz Ruffato nella sua rubrica per El País Brasil, colloca il gigante verde-oro al primo posto al mondo nel ranking della violenza in termini assoluti. All’undicesimo se invece i numeri sono considerati in proporzione alla popolazione totale.

I numeri in continua crescita evidenziano la mancanza di una strategia a lungo termine, che comporterebbe anche una maggiore formazione delle forze di polizia e un aumento del salario minimo. Un poliziotto militare dello stato di Rio di Janeiro guadagna, a inizio carriera, una media fra 368 e 491 euro. In questo contesto s’inserisce il macabro motto «Prima spara e poi chiedi», che sempre più si sta facendo largo all’ombra del Cristo Redentore. Il caso più famoso degli ultimi mesi è stato quello del “menino” Eduardo, 10 anni, ucciso con un colpo di fucile alla testa durante un’operazione nella favela del Complexo do Alemão. Il bambino si trovava sulla porta quando Rafael de Freitas Rodrigues, il primo poliziotto della fila, avrebbe aperto il fuoco uccidendolo. La polizia sostiene di aver risposto a un attacco di narcotrafficanti; i testimoni, fra cui la madre, riferiscono che non era in atto nessuno confronto. Altri poliziotti presenti hanno confermato che non c’era una sparatoria. Le versioni sono contraddittorie, il che induce stampa e opinione pubblica a sospettare che la polizia stia cercando d’insabbiare il caso del bambino che seduto sull’uscio di casa. Uno scherzo, invece, è costato carissimo a Wallace de Souza Giglio, ucciso da un poliziotto militare l’11 novembre. Il giovane di 22 anni, a bordo di una moto, ha avuto l’infelice idea di spaventare un amico simulando una rapina. «Hai perso», ha gridato per scherzo all’amico prima che una pallottola lo colpisse al collo. Il poliziotto, che si è consegnato, ha ammesso di aver sparato senza capire cosa stesse accadendo.

L’ultima settimana di ottobre, invece, il caso eclatante è stato quello di due giovani uccisi mentre trasportavano un cric per cambiare pneumatici a bordo della loro moto. Un poliziotto ha scambiato l’attrezzo per un’arma. Gli spari hanno colpito  a morte i due, di 17 e 24 anni, prima che andassero a sbattere contro un muro. All’inizio di novembre, la polizia di Rio ha messo nuovamente in pratica il «prima spara e poi chiedi». Questa volta la vittima è stata un ragazzo della classe alta, che insieme ad alcuni amici si era appartato in un parco per fumare dell’erba appena comprata. Sorpreso dalla polizia dell’UPP (Unidade de Polícia Pacificadora) della vicina favela di Vidigal, il ragazzo ha compiuto un movimento per recuperare il proprio skate. Il poliziotto, pensando si trattasse di un’arma, gli ha sparato ferendolo al braccio destro.

Un bambino sulla porta di casa; uno scherzo; un cric o uno skate.  Tutto costituisce un potenziale pericolo per gli adepti del «Prima spara e poi chiedi». L’allerta terrorismo non è l’unico problema della polizia brasiliana in vista delle Olimpiadi. L’inadeguatezza uccide in egual modo, ma senza rivendicazioni. 

@AlfredoSpalla

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