La visita del Papa e il tramonto del cattolicissimo Cile

Gli attacchi alle chiese di Santiago sono l’espressione più eclatante di un malcontento diffuso, che va oltre l’impopolarità di Francesco. I fedeli fuggono e un numero record di persone oggi si dichiara “senza religione”. Un cambiamento epocale che sta varcando le frontiere cilene

Papa Francesco saluta dall'auto papale mentre percorre le strade di Santiago, Cile, il 15 gennaio 2018. REUTERS / Ricardo Rojas
Papa Francesco saluta dall'auto papale mentre percorre le strade di Santiago, Cile, il 15 gennaio 2018. REUTERS / Ricardo Rojas

«Le prossime bombe saranno nella tua tonaca». Il viaggio di Papa Francesco in Cile, sbarcato ieri notte, non è cominciato sotto i migliori auspici. Messaggi profondamente anticattolici, infatti, hanno caratterizzato la vigilia di Santiago, con attacchi e danni a quattro Chiese dei municipi di Estación Central, Recoleta, Peñalolén e Santiago Centro. Sul posto sono stati lasciati dei volantini critici per la visita papale con rivendicazioni in nome del popolo Mapuche, ma le autorità hanno ricondotto gli episodi di violenza urbana a piccoli gruppi d’ispirazione anarchica. El Pais, citando gli investigatori, non esclude la mano del Movimiento Juvenil Lautaro (MJL), un estinto gruppo armato di sinistra.

Gli attacchi alle istituzioni cattoliche, però, rappresentano solo la parte più teatrale di un malcontento sostanzioso che accompagna il viaggio di Francesco. Da diversi giorni, l’opinione pubblica del Paese chiede maggiore trasparenza su chi pagherà le spese del Pontefice. Sarà lo Stato o la Chiesa? L’attuale presidente della repubblica, Michelle Bachelet, ha assicurato alla Cnn che «una parte considerevole della spesa sarà affrontata dalla Chiesa», mentre le autorità dovranno occuparsi «prevalentemente della sicurezza del capo di Stato vaticano e della logistica» delle tre messe pubbliche, che dovrebbero coinvolgere oltre un milione di fedeli.

La richiesta dei cittadini cileni è più che legittima, seppur in controtendenza con lo spirito degli altri Paesi latinoamericani che hanno già accolto Papa Francesco. Il viaggio di tre giorni si snoderà fra tre città - la capitale Santiago, Temuco (al sud) e Iquique (al nord) - e proseguirà in Perù. Nei 14 eventi ufficiali, si discuterà di tanti temi: dalla tutela delle minoranze, alle politiche necessarie per rafforzare il cattolicesimo nel Paese, fino agli incontri con famiglie vittime della dittatura di Pinochet. Secondo un articolo di emol.com, saranno spesi almeno 4 milioni di dollari per la visita, mentre La Tercera indica cifre ben oltre i 10 milioni. Si tratta comunque di stime parzialmente quantificabili, poiché alle spese organizzative bisognerebbe aggiungere il costo dei giorni festivi dichiarati per l’occasione.

Papa Francesco - che ha studiato in Cile nel 1960, nel noviziato dei gesuiti - ha detto che per lui «non sarà un viaggio difficile» ma è cosciente che il suo arrivo abbia causato attriti nella società.

I cileni sono i latinoamericani che hanno la peggior opinione di Francesco: 5,3 su una scala di 10, secondo un sondaggio condotto dall’Ong Latinobarometro per l’occasione. La media dell’America Latina è di 6,8.

Figura 1 - Valutazione papa francescoFigura 1 - Valutazione papa francesco

Solo il 42% di coloro che si dichiarano cattolici valuta come “buona” la figura del Pontefice, mentre il 37% la ritiene regolare. Dati in contrasto con il resto del continente, dove Francesco è ben visto dal 68% dei fedeli.

Figura 2 - Valutazione cattolici su Papa FrancescoFigura 2 - Valutazione cattolici su Papa Francesco

Non è possibile pensare, però, che la freddezza cilena possa riassumersi alla figura di Bergoglio. La diminuzione dei cattolici è una tendenza costante negli ultimi anni ma, a differenza di altri paesi, la Chiesa cilena non perde fedeli per colpa di altre religioni, bensì per la presenza sempre più massiccia di cittadini che non professano alcun credo.

In America Latina, il Cile guida la classifica dei senza religione, corrispondenti al 35% della popolazione. Il dato significativo è che nel 1995 era un fenomeno limitato al 7% cittadini.

Figura 3 - Cittadini che dichiarano di non seguire nessuna religione (Cile e America Latina)Figura 3 - Cittadini che dichiarano di non seguire nessuna religione (Cile e America Latina)

I primi passi del Papa a Santiago sono apparsi emozionanti: ali di folla, la consueta rottura del protocollo per tendere una mano ai fedeli e una preghiera sulla tomba di Enrique Alvear, il «Monsignore dei poveri». Gesti che allontanano ma non cancellano la crisi del clero cileno, molto toccato dal caso del sacerdote Fernando Karadima e del vescovo Juan Barros, coinvolti in uno scandalo di pedofilia che ha sconvolto il Paese e suscitato proteste nei giorni passati. I casi, avvenuti nella città di Osorno (950 km a sud di Santiago), hanno portato alla sospensione di Karidima, ma Francesco è stato criticato per aver difeso Barros, che a sua volta avrebbe coperto il sacerdote pedofilo.

Figura 4 - Cattolicesimo in CileFigura 4 - Cattolicesimo in Cile

Nel 2010, anno dello scandalo, i cattolici cileni corrispondevano al 61%, mentre oggi rappresentano il 45% dei religiosi. Nel 1995, inizio della serie storica presa in considerazione dal sondaggio, erano il 74%. La Chiesa vorrebbe riconquistare la fiducia dei cileni, ma allo stesso tempo non vorrebbe creare tensioni nell’opinione pubblica. La visita del Papa è l’occasione giusta per fare luce su un fenomeno marcante in Cile ma sempre più comune in diversi paesi dell’America Latina.

@AlfredoSpalla

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