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Quanto conta la questione del gas nella crisi tra Russia e Ucraina?

Da alcuni anni la Russia ha in programma di escludere l'Ucraina dal percorso del gas verso l'Europa. Le dispute del gas degli scorsi anni hanno insegnato a Mosca e ai suoi acquirenti europei di gas che è molto meglio non avere nessuno che possa chiudere i rubinetti dei gasdotti sul loro percorso verso i clienti finali. La nuova crisi in Ucraina, ora, sembra mischiare le carte.

 

Fare a meno dell’Ucraina

Una grossa fetta del gas siberiano scorre già direttamente dall’immenso giacimento siberiano Yamal alla Germania attraverso il Mar Baltico, bypassando completamente i Paesi baltici e la Polonia. Il gasdotto offshore Nord Stream è stato completato già un anno fa, mentre il suo gemello meridionale (il South Stream che, attraversando il Mar Nero, Bulgaria, Grecia, si innesterà nel tallone italiano, a Otranto), è in fase di realizzazione e dovrebbe essere completato entro il 2018. Quando entrambi i gasdotti saranno in funzione, il gas diretto in Europa non dovrà più passare attraverso l'Ucraina.

La crisi in corso tra Russia e Ucraina, però, sembra aver cambiato lo scenario. I timori di un ripetersi della controversia sul gas del 2009, quando la Russia tagliò le forniture di gas all'Ucraina, si stanno diffondendo in tutti i paesi europei che più dipendono dal gas russo. Bulgaria e Paesi baltici, così come Finlandia e Svezia, dipendono esclusivamente dal gas russo, mentre altri come Polonia e Austria soddisfano fino all’80% della loro domanda grazie alla Russia.

 

Una dipendenza recirpoca

Mosca ha spesso utilizzato il gas per condizionare i suoi vicini occidentali, tagliando le forniture o semplicemente minacciando di farlo. L'Ucraina è servita da una rete di gasdotti di epoca sovietica che trasporta oltre la metà delle forniture di gas russo verso l'Unione europea. È ovvio che qualsiasi interruzione del flusso pone la sicurezza energetica della regione ad alto rischio.

I funzionari dell'Ue, secondo il Wall Street Journal, dicono che ora c'è una forte volontà di ridurre la dipendenza europea dal gas russo e la Commissione europea ha fatto sapere che i colloqui ad alto livello sul South Stream subiranno uno stop.

“Chiaramente, la commissione sta cercando di punire la Russia per quello che ha fatto in Crimea”, ha detto al WSJ Julian Wieczorkiewicz , ricercatore del Centre for European Policy Studies, un think tank di Bruxelles. “I russi sono ora più dipendenti dai nostri soldi che noi dal loro gas. L’Ue potrebbe anche cercare nuovi approvvigionamenti da Norvegia, Algeria e Qatar”.

 

Il ruolo dei Kiev

Il debito dell'Ucraina verso il monopolista del gas russo ammonta a 1,55 miliardi di dollari. Gazprom potrebbe porre termine all’accordo firmato lo scorso anno per uno sconto sul gas se il debito non sarà pagato. “Se non paga e non mantiene gli impegni presi, l'Ucraina non può mantenere il suo attuale sconto sul prezzo del gas”, ha detto il portavoce di Gazprom Sergei Kurpriyanov. L' accordo è stato negoziato in dicembre da Yanukovich, subito dopo la decisione di non firmare l'Accordo di Associazione con l'Ue. Il nuovo governo ucraino non può permettersi di soddisfare la richiesta di Gazprom per il pagamento, dato che sta già negoziando un piano di salvataggio da 15 miliardi dollari con il Fondo monetario internazionale. L’Ucraina utilizza più gas della Francia e più della metà proviene dalla Russia; è chiaro come questo potrebbe influenzare la politica nazionale.

La rete ucraina di gasdotti potrebbe diventare in futuro un groviglio arrugginito di tubi, quando saranno completati tutti i by-pass. Il ramo Soyuz, che passa per Kiev, probabilmente sarà utilizzato solo per la domanda interna, mentre i rami minori avranno poca importanza rispetto ai potenti flussi de Nord Stream e del South Stream. Ma fino a quando non sarà completata la rete di by-pass, gli occhi devono essere tenuti su un breve tratto del ramo meridionale del gasdotto Druzhba, che raggiunge il terminal del South Stream sul Mar Nero. Un piccolo tratto che attraversa l’Ucraina vicino a Lugansk, nella parte orientale e filorussa del Paese. Proprio dove nuove spinte separatiste sono in movimento.

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