Quell'asse Putin-Orban che spaventa l'Europa

Visita di Putin in Ungheria, ovvero quando l'economia prevale sulla politica. Victor Orbán: «Chiunque pensi che in Europa sia possibile un’economia competitiva escludendo la Russia dal mercato energetico, sta solo diffondendo illusioni».

 Budapest, Hungary Hungarian Prime Minister Viktor Orban (R) addresses during a joint news conference with Russian President Vladimir Putin in Budapest February 17, 2015. Putin will discuss Russian gas supplies to Hungary when he visits Budapest on Tuesday, an adviser to the Russian president said on Monday. REUTERS/Laszlo Balogh

L'unione fa la forza? Sì, ma se si parlasse di Unione Europea? Con le decisioni che devono essere prese da tutti i membri uniti? Comprese quelle delle nuove sanzioni contro la Russia, approvate di fresco (con grande perplessità da parte di Putin) dopo la maratona di negoziati terminati con la firma dell'accordo di Minsk, che ha aperto uno spiraglio di pace in Ucraina. “Quindi firmi o non firmi, il risultato è lo stesso: nuove sanzioni”, borbottano i russi. Al posto di negoziare 5 ore a tre (con Merkel e Hollande) e altre 16 ore (con l'aggiunta di Poroshenko), non è forse più pratico, allora, fare una visita nel cuore dell’Europa, provando a suscitare simpatie che possano far breccia nella “fortezza Europa”? Dapprima il ravvicinamento con Alexis Tsipras, poi con Viktor Orban: Vladimir Putin sta raccogliendo amicizie europee.

Ieri, il presidente russo è stato in visita di lavoro in Ungheria, dal premier Orban. Per la maggior parte del tempo hanno parlato di energia, ma c'è stato spazio anche per le dichiarazioni politiche. “Ho detto chiaramente che l'Ungheria ha bisogno della Russia. E 'importante che la Russia sia aperta ai prodotti ungheresi e che l'Ungheria possa ricevere l'energia russa", ha detto Orban, per poi aggiungere: "E' necessario stabilire al più presto buone relazioni fra UE e Russia. L'Ungheria sta combattendo per questo. Crediamo che isolare la Russia non sia utile. La sicurezza dell’ Europa può essere raggiunta solo attraverso la collaborazione con la Federazione russa.”

Nel frattempo, il vecchio contratto sul gas firmato nel 1996, quando l’Ungheria dipendeva al 90% dalla Russia, stava scadendo. “Il contratto è stato ereditato, non lo abbiamo firmato noi con il nostro governo”, ha detto Orban, che è riuscito comunque a strappare le condizioni migliori, facendo modificare il contratto di “take or pay”. “Secondo il vecchio accordo - ha spiegato Orban - dovremmo pagare anche il gas non utilizzato. Ma da oggi abbiamo stabilito che la quantità di gas non consumata e prevista dall'accordo possa essere fruita successivamente e che la pagheremo solo quando la useremo”.  E anche questa clausola sembra essere piuttosto flessibile nel nuovo contratto. In conclusione, come sottolinea il premier ungherese, “È stata presa una decisione politica sulla fornitura del gas, mancano solo i dettagli tecnici”; fra i quali, un maggior sfruttamento degli stoccaggi e delle vie di condotta del gas.

Il percorso del gas  è quello che passa per l'Ucraina o, in alternativa, quello tracciato dal progetto South Stream. L'Ungheria era a sostegno del progetto, ma ora South Stream è stato cancellato e al suo posto si parla di Turkish Stream, che arriverebbe fino alla Grecia, ma non fino all’Ungheria.

Putin ha ribadito che South Stream è chiuso, ma “noi non abbiamo abbandonato il progetto: non ci hanno permesso di realizzarlo. Nell’aprile del 2014 il Parlamento Europeo ha deciso che South Stream è un progetto dannoso per l’Europa e ha fatto pressione sulla Bulgaria per sospenderlo”. L’Olanda inoltre avrebbe dovuto dare il permesso di operare nel Mar Nero (dal momento che la compagnia South Stream Transport, operatore del tratto sottomarino, era registrata in Olanda) ma, come evidenziato da Putin, il nulla osta era stato concesso “a sorpresa, in ritardo. La compagnia italiana Eni avrebbe dovuto nel frattempo occuparsi della posa dei tubi, ma come poteva farlo se non era ancora chiaro il punto d'arrivo del gasdotto?”.  Putin si è così visto costretto a rinunciare a South Stream, annunciando nel contempo il nuovo progetto con la Turchia, alla fine del 2014.

Ma torniamo in Ungheria. Le due parti hanno stabilito anche di ampliare la centrale nucleare di Paks (unica nel paese) attraverso la costruzione di due nuovi reattori da realizzarsi con i prestiti russi (la stima è di 9,6 miliardi di dollari). L'entrata a regime di questi reattori garantirebbe all’Ungheria sufficiente energia elettrica. Inoltre, è stata presa anche la decisione di aprire un consolato ungherese a Kazan, capitale del Tatarstan.

In conclusione, tanti soldi e tanti buoni accordi per rilanciare gli scambi commerciali, crollati nel 2014 del 16% rispetto al 2013. L' Ungheria è ora diventato un alleato che potrebbe mettere una buona parola per la Russia a Bruxelles.

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