Rami Balawy : «Esigiamo il nostro diritto a vivere come ogni altro popolo nel mondo»

Rami Balawi, 26 anni, insegnante di storia a Gaza City, autore della lettera per Simone Camilli, racconta ad East l’esperienza della guerra a Gaza City nei 51 giorni di bombardamenti che hanno provocato 2.136 morti e quasi undicimila feriti.

Photo REUTERS/Suhaib Salem

Rami, la sua casa è stata distrutta nei bombardamenti così come molte abitazioni in cui vivevano i suoi familiari
Una cinquantina di miei familiari hanno perso la propria casa a causa del bombardamento israeliano ai quattro palazzi di 14 piani dell’Al-Thafer building a Gaza City. Anche la mia casa è stata bombardata e distrutta. Ora vivo in una casa di mia zia. Ho perso sei cugini e almeno una decina di amici carissimi. Ho perso la mia casa, la casa dei miei zii e di una zia. Nonostante ciò siamo usciti fuori a celebrare la fine della guerra.

Come si riesce a sopravvivere a Gaza City sotto i bombardamenti?
Non può immaginare cosa significhi sopravvivere sotto le bombe. E’ di una durezza inimmaginabile. A Gaza è tutto distrutto. E’ una tragedia. Spesso non c’è elettricità ed è difficile procurarsi l’acqua potabile. L’esercito israeliano ha bombardato anche le cisterne d’acqua e le centrali elettriche.

E sul fronte cibo com’è la situazione ?        
Il cibo è scarso e molto costoso perché gli isareliani hanno distrutto i campi coltivati e le fattorie di Gaza. Anche gli allevamenti di polli e di mucche sono stati bombardati così come le fabbriche agroalimentari. La vita della maggior parte dei Gazawi ora dipende dagli aiuti che provengono dalle organizzazioni internazionali.

L’anno scolastico è saltato e le scuole sono state usate come rifugio per ripararsi dalle bombe.
Quest’anno tristemente centinaia di studenti di Gaza non sono ritornati a scuola perché sono stati uccisi, feriti o perché hanno perso la propria casa o membri della propria famiglia. La situazione nelle scuole è stata peggio di quello che si possa immaginare. In ogni aula c’erano almeno 50 persone, in strutture senza servizi sanitari e nella sporcizia. In ogni scuola c’erano almeno 1.500 persone. La gente s’ammassava nelle classi per proteggersi dai bombardamenti.

Il portavoce della polizia israeliana ha dichiarato che i tre ragazzi israeliani uccisi, pretesto per far scattare l’operazione « Bordo Protettivo », sono stati uccisi da una cellula solitaria e che Hamas non è coinvolto direttamente. Lei che opinione s’è fatto di questa guerra ?
In realtà non credo ci sia alcun pretesto plausibile per sferrare un attacco così violento contro Gaza. Nessuno ha veramente capito quali sono le vere ragioni e gli obbiettivi di questa guerra. Ma a quanto pare Israele aveva pianificato e preparato nei minimi dettagli l’attacco da tempo. Una cosa è certa : non è stato Hamas a cominciare questa guerra. E per Israele è stato quasi un gioco distruggere Gaza. Le nostre richieste non sono impossibili. Noi esigiamo il diritto a vivere come ogni altro popolo nel mondo. Chiediamo la rimozione del blocco su Gaza, l’apertura del porto e dell’aeroporto. Queste richieste non sono nuove ma questi accordi sono stati sempre disattesi da Israele.

In Europa e un pò ovunque nel mondo ci sono state manifestazioni di protesta e appelli per fermare la guerra a Gaza. I paesi arabi però hanno taciuto durante tutto il conflitto
Intanto sono stupefatto dal silenzio della comunità internazionale sui crimini di guerra e crimini contro l’umanità compiuti a Gaza. Israele ha bombardato ospedali, scuole, moschee ed abitazioni ed ha ucciso 577 bambini ovvero un quarto del totale dei morti di questa guerra. Per quanto riguarda il silenzio dei paesi arabi è verissimo quello che dice. La Grecia ad esempio ha aperto i suoi ospedali per ricevere i feriti di Gaza mentre i paesi arabi hanno chiuso le proprie frontiere davanti alle richieste dei Gazawi.

La guerra si è combattuta anche sul fronte dei media, fonti israeliane contro fonti palestinesi.
Molti giornalisti palestinesi sono stati uccisi perché cercavano di mostrare ciò che accadeva a Gaza. Un esempio, il giornalista Ezzat Dheir, ucciso con alcuni suoi membri della famiglia dopo un bombardamento israeliano della sua casa nel Nord di Rafah il 29 Luglio scorso. Era anche un caro amico. Ma c’erano anche dozzine di giornalisti stranieri a raccintare ciò che accadeva, come Simone Camilli che ha perso la propria vita.

Hai scritto anche una lettera ai media italiani per commemorare la sua morte
Sì, volevo fare sentire il sostegno della gente di Gaza alla famiglia di Simone. Dobbiamo restare umani.

«Stay human» come diceva Vittorio Arrigoni. Lo conosceva ?










Sì, è uno dei nostri eroi. Ha perso la proria vita per noi. Non voleva vivere in un altro posto se non Gaza. Voleva sentire la nostra sofferenza ed aiutarci.

Come vede il futuro a Gaza ?
Noi qui a Gaza abbiamo ancora speranze per il futuro. Io voglio continuare ad insegnare ai miei alunni perché nonostante la guerra la vita non si deve fermare. Ma la lezione più importante che si può apprendere da questa guerra è che Israele non ha potuto spezzare la resistenza di Gaza.

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