Il presidente della Francia Emmanuel Macron e il re del Marocco Mohammed VI durante la cerimonia d'inaugurazione della linea ad alta velocità Tangeri-Casablanca, Tangeri, 15 novembre 2018. Christophe Archambault/Pool via Reuters
Il presidente della Francia Emmanuel Macron e il re del Marocco Mohammed VI durante la cerimonia d'inaugurazione della linea ad alta velocità Tangeri-Casablanca, Tangeri, 15 novembre 2018. Christophe Archambault/Pool via Reuters

La conferenza internazionale sulla Libia che si è tenuta a Palermo la scorsa settimana ha lasciato aperti parecchi interrogativi in merito al risultato finale. Il quotidiano online Libya Herald afferma chiaramente che il summit si è concluso “senza particolari progressi” visto che lo scopo principale era quello di confermare la road map delle Nazioni Unite. L’unica certezza, secondo la testata, è che l‘Italia con questa iniziativa ha messo fine alle speranze della Francia, che puntava ad organizzare delle elezioni per il prossimo dicembre. The Lybia Observer,invece, dedica ampio spazio sul suo sito a Ghassan Salamé, inviato speciale dell’Onu, considerandolo come “il nuovo leader della Libia” visto il ruolo svolto fino ad oggi nella gestione del dossier. “Salamé, si è sempre mostrato come l’uomo che può risolvere i problemi in Libia” e i suoi pareri” vengono accettatati da tutti”, si legge nell’articolo.


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Lo scorso giovedì il Marocco ha inaugurato la prima linea ferroviaria ad alta velocità dell’Africa.  Il tratto collega Tangeri a Casablanca in poco più di due ore, meno della metà di quanto impiegava il precedente servizio.  Secondo il quotidiano L’Economiste, gli effetti economici di una simile riduzione avranno una ricaduta “positiva” sul Paese, “aumentando i flussi tra la capitale economica, Casablanca, e la giovane metropoli, Tangeri”.  Il primo viaggio è avvenuto in presenza del re del Marocco, Mohammed VI, e del presidente francese, Emmanuel Macron, visto che al progetto hanno preso parte molte aziende transalpine come Alstom o Sncf, con un finanziamento complessivo pari al 51% del costo totale dell’opera.

Nella vicina Algeria, invece, regna l’incertezza in merito all’ennesima ricandidatura del presidente Abdelaziz Bouteflika, che a 81 anni suonati e uno stato di salute sempre più precario sembra essere pronto a presentarsi alle elezioni del prossimo anno per la quinta volta. Ad annunciarlo è stato il suo partito, il Fronte di Liberazione Nazionale, che lo ha designato come suo candidato, anche se Bouteflika ancora non si è espresso ufficialmente.  Il quotidiano El Watan afferma in un editoriale che in Algeria si sta ripetendo lo stesso scenario de 2014, quando il presidente fece annunciare la sua discesa in campo dall’allora premier Abdelmallek Sella solamente due mesi prima del voto.  La strategia, secondo il quotidiano, prevede di lasciare l’opposizione nell’incertezza fino all’ultimo momento. “Mettendo il processo elettorale sotto controllo e bloccando il campo politico e mediatico all’opposizione, la successione appare come una semplice formalità”, afferma l’editoriale.

Mentre l'Algeria resta in attesa di un cenno da parte del suo presidente, da Rabat arriva un gesto di distensione in occasione del 43esimo anniversario della Marcia verde, la manifestazione organizzata dal governo marocchino nel 1975 per recuperare il territori del Sahara occidentale occupati in quel periodo dalla Spagna. Il Marocco e l’Algeria parteciperanno il 5 e 6 dicembre a un vertice organizzato dalle Nazioni Unite a Ginevra proprio sulla questione del Sahara occidentale, insieme agli indipendentisti del Fronte Polisario e alla Mauritania

Il re Mohammed VI ha evocato il bisogno di instaurare con il suo antico rivale un rapporto “diretto e franco” per avviare “un meccanismo politico congiunto di dialogo e di concertazione”. Una mossa che sembra aver preso alla sprovvista i media algerini. “Ecco una posizione di Rabat che costituisce un vero cambiamento di tono nei confronti dell’Algeria” scrive Liberté, mentre TSA è più diffidente e nota che l’avvicinarsi dell’appuntamento diplomatico in Svizzera “potrebbe aver ispirato “qualche calcolo a Mohammed VI”. Il quotidiano marocchino Quid cerca invece di analizzare le ragioni del re Mohammed VI. “Il Marocco chiede da anni una normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi che possa neutralizzare il conflitto del Sahara” afferma il giornale sul suo sito, spiegando che “per Rabat il processo dell’Onu è ormai il luogo in cui e posizioni dei due Paesi, per i moment antagonisti, si esprimono”.

In Tunisia la Commissione nazionale della lotta contro il terrorismo (Cnlt) ha deciso di congelare i beni di 23 cittadini sospettati di essere legati a organizzazioni jihadiste come Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi) e lo Stato islamico.  Il sito di informazione online, Tunis Webdo, ricorda che il presidente della Cnlt, il colonnello Mokhtar Ben Nasr, lo scorso 26 settembre aveva proposto la creazione   della lista in modo da poter applicare “le sanzioni finanziarie previste dalle strutture specializzate delle Nazioni Unite”.  

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