Il flusso dei profughi all’interno dell’Africa è in netto aumento, registra l’Unhcr. I governi rispondono tenendo aperti i confini e aumentando le offerte di asilo e di protezione. Spicca il caso Uganda che da sola ospita più rifugiati di quanti ne arrivino in Europa dal Mediterraneo

Il profugo sud-sudanese Elujie Goi Luga, 65 anni, arrestato e torturato dai ribelli in Sud Sudan, durante un’intervista a Reuters nel campo di insediamento di Palorinya, nord Uganda, 27 ottobre 2017. REUTERS / James Akena
Il profugo sud-sudanese Elujie Goi Luga, 65 anni, arrestato e torturato dai ribelli in Sud Sudan, durante un’intervista a Reuters nel campo di insediamento di Palorinya, nord Uganda, 27 ottobre 2017. REUTERS / James Akena

Mentre la gestione dei flussi di migranti e il controllo delle frontiere minacciano la coesione dell’Unione Europea, sempre più scossa dalle tensioni n vista del vertice informale, che si terrà a Bruxelles il 28 e 29 giugno, in Africa il flusso di rifugiati e richiedenti asilo ha numeri sicuramente molto più corposi di quelli europei.


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Lo certifica l’ultimo rapporto annuale Global Trends, pubblicato nei giorni scorsi dall’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati che oltre al Bangladesh, dove sono fuggiti centinaia di migliaia di rifugiati rohingya provenienti dal Myanmar, tra le prime tre emergenze a livello globale individua l’endemica crisi nella Repubblica democratica del Congo e la guerra interetnica in Sud Sudan.

Secondo lo studio, all’interno del continente africano nel 2017 si è registrato un particolare incremento di rifugiati nell’Africa sub-sahariana, dove sono aumentati di 1,1 milioni (+22%), raggiungendo la ragguardevole cifra di 6,3 milioni di unità. E inoltre, cinque delle dieci nazioni che secondo l’Unhcr hanno prodotto il maggior numero di persone costrette alla fuga sono in Africa: Burundi, Repubblica centrafricana, Sud Sudan, Sudan e Repubblica democratica del Congo (RdC).

In quest’ultimo Paese, nel corso del 2017, il conflitto si è esteso costringendo milioni di civili, residenti soprattutto nelle provincie del Nord e Sud Kivu, in Tanganica, Haut-Katanga e nella regione di Kasai, ad abbandonare le proprie abitazioni. Un esodo che nella RdC ha prodotto il raddoppio del numero degli sfollati interni da 2,2 milioni a 4,4 milioni, concentrato in particolare nel Kivu settentrionale, da dove sono fuggite 1,1 milioni di persone.

Mentre sono 620.800 i congolesi che hanno trovato asilo in altri Paesi e 136.400 quelli che l’hanno richiesto e sono ancora in attesa di ottenere lo status di rifugiato. Al contempo, la RdC continua a ospitare 537.100 rifugiati stranieri provenienti soprattutto dalla Repubblica centrafricana, Sud Sudan, Ruanda e Burundi.

I flussi più numerosi arrivano dall’Africa centrale e orientale

Il report rileva anche che la maggior parte delle persone in fuga da conflitti armati e violazioni dei diritti umani provengono dall’Africa centrale e orientale, in particolare dalla Repubblica centrafricana, Rdc, Burundi, Eritrea, Sudan, Nigeria, Mali e Somalia.

Nel 2017, la guerra civile in Centrafrica ha prodotto circa 110.500 nuovi rifugiati nella regione, la quasi totalità dei quali si è riversata nella RdC (75.600) e in Camerun (34mila). I 94.200 rifugiati in fuga dalle violenze armate in Congo, sono stati accolti in Uganda (52.600), Angola (32.800) e Ruanda (8.800); mentre 36.200 nuovi rifugiati scappati dal Burundi sono stati ospitati in Tanzania (22.300), Ruanda (7.300) ed RdC (6.600).

Sempre lo scorso anno, 19.800 eritrei sono stati riconosciuti come rifugiati di prima facie[1], e adesso si trovano principalmente in Etiopia. Mentre in Sudan sono stati accolti 18.500 sfollati, provenienti principalmente dal Sud Sudan (15.700) e dall’Etiopia (2.100), e la maggior parte dei 13.900 rifugiati che l’anno scorso sono stati costretti a lasciare la Nigeria sono stati ospitati in Niger (7.600), Camerun (5.300) e Ciad (1.000).

Inoltre, la maggioranza dei 9.200 sfollati fuggiti nel 2017 dalla Somalia si trovano principalmente in Etiopia (6.700) e Yemen (2.200); mentre la prevalenza dei 9.100 nuovi rifugiati dal Mali sono stati accolti in Mauritania (4.300), Niger (3.800) e Burkina Faso (900). Va anche evidenziato che la Nigeria ha compiuto lodevoli sforzi per riportare a casa alcuni degli oltre 1,7 milioni di sfollati interni.

La drammatica fuga verso l’Europa

Il rapporto dell’Unhcr mostra inoltre che l’85% dei rifugiati è ospitato nei Paesi in via di sviluppo, come quelli africani. Tuttavia, quando si parla di migrazione forzata africana occorre prestare molta attenzione anche alle decine di migliaia di persone che fuggono alla volta dell’Europa.

Questo attualmente costituisce uno degli elementi di maggiore criticità, considerato il crescente numero di persone che muoiono in mare cercando di raggiungere le coste europee.

Un enorme sacrificio in termini di vite umane, che dovrebbe essere accompagnato da maggiore attenzione per i flussi di rifugiati intra-africani. Ma alcune delle più importanti campagne dell’Unhcr in favore di questi flussi sono marcatamente sotto finanziate, rendendo la situazione ancora più difficile.

Secondo l’Unhcr, i Paesi africani stanno intensificando la sfida con maggiori offerte di asilo e di protezione dei rifugiati, nonostante i seri problemi socio-economici e politici da cui sono afflitti. Allo stesso tempo, diversi Paesi ospitanti - dai quali spesso provengono altri rifugiati - mantengono aperti i loro confini, proteggono i rifugiati e sviluppano strategie per gestire adeguatamente gli afflussi sempre più massicci.

Come nel caso dell’Uganda, che da sola ospita più migranti di tutti quelli che arrivano in Europa dal Mediterraneo - terzo posto a livello globale, con 1,4 milioni di rifugiati ospitati - e lo fa adottando un modello di accoglienza efficiente basato sul pieno rispetto delle libertà individuali dei profughi.

@afrofocus

[1] I rifugiati riconosciuti con una procedura di gruppo detta prima facie, sono quelli che ottengono un riconoscimento dello status di rifugiato sulla base di una semplice dichiarazione di appartenenza a un determinato gruppo etnico, religioso o nazionale, dopo un’intervista sommaria. Tale trattamento privilegiato è determinato dal fatto che, in seguito a conflitti e violazioni sistematiche dei diritti umani, questi rifugiati spesso fuggono in massa dal proprio Paese

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