Cuore meticcio della città, che accolse anche gli esuli italiani, l’antica medina di Tunisi vive una nuova stagione di rinascita culturale grazie alla spinta di giovani artisti e startupper che aprono spazi di co-working, festival e imprese sociali. Sfidando la crisi e il terrore

Tunisi - È nel centro del centro della città, nell’antica medina di Tunisi, fra vicoli labirintici, piazze coperte e terrazze da tè che ad un certo punto ci si imbatte in Dar Bach Hamba, il palazzo in cui si trova oggi la sede culturale e creativa dell’associazione L’Art Rue diretta da Sofiane e Selma Ouissi. Fratello e sorella, danzatori e coreografi di fama internazionale, sono gli ideatori di Dream City, la biennale multidisciplinare di arti contemporanee nello spazio pubblico lanciata nel novembre 2007, a venti anni dal colpo di Stato che portò Ben Ali al potere.


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Molte cose sono cambiate da allora a Tunisi, nel gennaio del 2011 Ben Ali è stato costretto a scappare - rifugiandosi in Arabia Saudita - cacciato dalla rivolta popolare. Ma la medina è più vitale che mai. Dal 1969 nella lista dei siti patrimonio dell’umanità dall’Unesco, il vecchio cuore di Tunisi - che si estende su un’area di 270 ettari e ospita circa 100 mila abitanti, un decimo dell’intera popolazione della capitale - sembra tornata di moda..

«La medina di Tunisi è unica per la sua struttura urbana e lo stile architettonico» spiega a eastwest.eu Jamila Binous, storica e urbanista che ha costruito la sua carriera in seno dell’Association de Sauvegarde de la Médina de Tunis, fondata poco tempo prima dell’annuncio Unesco. «E lo è anche per il suo tessuto sociale» continua la stessa Binous.

Secondo un reportage multimediale realizzato nel 2013 dall’Università di Cagliari, in collaborazione con l’agenzia fotografica Prospekt dal titolo Al centro di Tunisi. Geografie dello spazio pubblico dopo una rivoluzione, il ceto più abbiente abbandonò il sito a partire dagli anni che hanno preceduto l’indipendenza. Prima di ricevere il riconoscimento dell’Unesco e di diventare uno spazio di valorizzazione patrimoniale e di attrazione turistica la medina è diventata un rifugio che testimoniava della crisi sociale ed economica nel Paese, accogliendo i migranti dalle campagne.

«Oggi per molte persone è importante tornare a vivere il sito non solo nel mese di Ramadan, perché offre loro uno spazio accogliente con un forte carattere identitario» spiega a eastwest.eu il 36enne Hafedh Belhadj, architetto presidente dell’associazione Aswar El Medina fondata nel 2013. Quando la sera i negozi che affollano il suq chiudono, i suoi vicoli labirintici e le piazze coperte si svuotano, a volte scoprendo squarci di degrado.

Lo sviluppo a traino culturale è ciò che molti giovani sognano per questo luogo forgiato nel meticciato culturale. Città di arabi, di berberi e di turchi, accolse gli ebrei livornesi, esiliati italiani dal fascismo, e prima ha ospitato proletari siciliani, sardi, maltesi e spagnoli e quindi i francesi con il Protettorato.

«Mi piacerebbe vedere una medina più animata e festosa, non solo durante il mese del Ramadan o in occasione di eventi speciali, ma lungo tutto l’arco dell'anno, di notte come lo è già di giorno» dice a eastwest.eu Mourad Ben Cheikh Ahmed, il 37enne che scrive alcune delle storie per LAB619, un giovane magazine a fumetti tunisino che negli ultimi anni ha incassato premi in tutto il mondo arabo.

Oltre a Dream City, che immagina di costruire la città ideale, nella medina si svolge anche il festival Interference, uno show di luci creato ad arte per illuminare alcuni degli angoli più suggestivi della città. Emna Mizouni, la 30enne che nel 2013 ha fondato l’associazione Carthagina per la promozione del patrimonio storico e culturale, ospitata in una biblioteca della medina (La biblioteca diocesana di scienze e di religioni), sottolinea che la medina è anche un sito smart. «Lo è grazie al progetto Media Pedia- spiega ad eastwest.eu - che installa i codici di QRpedia nelle insegne davanti ai principali monumenti storici».

Per Jihed Brirmi, 29 anni, invece «La medina è semplicemente un luogo per sognare». Come se altrove lo spazio mancasse. Non solo. Nella medina si trova il coworking e hub culturale, Dar el-Harka, aperto da Laila Ben Gacem, l’imprenditrice tunisina che per alcuni è la vera regina di questo posto.

La street art non manca. Gli artisti di ST4 hanno realizzato una serie di interventi. E il vecchio edificio che una volta ospitava Twiza. Work in Progress, uno spazio aperto a workshop ed iniziative culturali, è decorato da un grande murale a firma Ema Jones, lo street artist di Como.

Nella medina con nostalgia ricordano Zoo Project, al secolo Bilal Berreni, lo street artist francese di padre algerino che nel 2013 è morto assassinato a Detroit, all’età di soli 23 anni. Aveva conosciuto la notorietà proprio grazie a Tunisi dove era approdato nel 2011 per realizzare alcuni murales ed esporre nelle vie della città una serie di pannelli a grandezza naturale con le sagome di alcuni dei giovani morti negli scontri con la polizia.

Dopo il tragico attacco al museo del Bardo, nel 2015, Tunisi non si è arresa al terrorismo, nonostante ora si faccia sentire la crisi economica. È una città che oggi immagina per sé un futuro diverso, non solo nella medina che si tiene insieme grazie allo sforzo di numerose associazioni senza scopo di lucro. 

In città la musica cambia: i giovani si misurano con DJ set, le due ruote di una bicicletta, e vanno all’apertura della nuova Cinémathèque Tunisienne - con una retrospettiva dedicata alla più bella italiana di Tunisi, Claudia Cardinale - all’interno della nuova Cité de la Culture, che sulla carta è il più vasto complesso culturale dell'intero Maghreb.

Non solo. Lo scorso 15 gennaio è stato inaugurato di fronte alla stazione centrale di Tunisi Le 15, una iniziativa che combina uno spazio culturale, un acceleratore di start-up - sono i tipi di Flat6Labs - e un fondo di investimento. Si sta attivando lentamente, come spiega a eastwest.eu la manager Arij Kallel: al primo piano dell’edificio a giugno aprirà una scuola di coding.

@ShotOfWhisky

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