Il ritorno del 92enne Mahathir cambia la storia della Malaysia

Investito da uno scandalo per corruzione, il partito conservatore perde le elezioni per la prima volta in 61 anni. Vince l'opposizione guidata da Mahathir Mohamad, ex uomo forte del partito di governo. Ma il re per ora non gli affida l'incarico. Occhi puntati anche sulla Cina

Mahathir Mohamad durante la conferenza stampa post-elettorale a Petaling Jaya, in Malesia, il 10 maggio 2018. REUTERS / Lai Seng Sin
Mahathir Mohamad durante la conferenza stampa post-elettorale a Petaling Jaya, in Malesia, il 10 maggio 2018. REUTERS / Lai Seng Sin

Era nell'aria e lo sconvolgimento della politica in Malaysia è arrivato: dopo sessantuno anni di dominio incontrastato, il partito al governo ha perso le elezioni. Ha vinto la coalizione all'opposizione guidata dal 92enne Mahathir Mohamad, per anni leader del partito di governo. Tutti sono concordi sulle ragioni della debacle della forza capitanata dal primo ministro uscente Najib Razak: corruzione e nepotismo, più che aspetti economici - tutto sommato il Paese è cresciuto - o geopolitici. Basti pensare che Najib Razak aveva utilizzato come sponsor il presidente cinese Xi Jinping ma l'etnia cinese ha votato in massa l'opposizione.

Le ultime novità sono le seguenti: Najib Razak ha dichiarato e ammesso la sconfitta. Razak ha dichiarato di aver accettato il verdetto dei suoi concittadini ed ha aggiunto che le elezioni si sono svolte regolarmente, senza alcuna frode - sono arrivati anche i complimenti americani al riguardo. In realtà la giornata del voto è stata contrassegnata da accuse di brogli, da episodi di hackeraggio subiti da diversi esponenti di tutti gli schieramenti politici. Razak, nell'ammettere la sconfitta, ha dovuto anche sottolineare come la situazione dei seggi in realtà non sia così chiara: nessun partito ha ottenuto singolarmente la maggioranza parlamentare semplice.

Per questo motivo toccherà al sovrano decidere chi nominare primo ministro con conseguente formazione del governo. Nelle ultime ore, come sottolineato dalle agenzie internazionali, dal Palazzo reale è arrivata una smentita nei confronti di Mahathir, che dopo aver rivendicato la vittoria elettorale aveva annunciato il suo giuramento come primo ministro già oggi. Secondo le fonti vicine alla corona, oggi non dovrebbe accadere niente.

Gli scandali nei quali è finito il governo hanno sicuramente favorito l'opposizione, questo è il motivo che tutti i malesi sottolineano nei forum o nelle chat. I risultati ufficiali sono i seguenti: la coalizione di opposizione Patakan Harapan si è aggiudicata la maggioranza assoluta alla Camera bassa del parlamento, conquistando 121 dei 222 seggi complessivi. Prima dello scioglimento delle Camere, il partito al governo Bn controllava 132 seggi, l'opposizione 88 e gli indipendenti due. La coalizione conservatrice, che riunisce 12 formazioni politiche, ha ottenuto invece 79 seggi. La vittoria dell'opposizione ha interrotto 61 anni di governo ininterrotto da parte delle forze conservatrici.

Dopo l'annuncio prima dell'ufficialità, per un attimo, si è temuto il peggio: vista la campagna elettorale dai toni asprissimi, si temeva che Najib Razak potesse anche forzare la situazione con un colpo di mano. Ma già oggi, da Singapore e dalla comunità internazionale, sono arrivati messaggi distensivi: del resto la vittoria delle forze di opposizione è stata mossa soprattutto dal voto contrario al nepotismo del premier. Non si prevedono grandi sconvolgimenti di natura politica e sociale, anche perché il vincitore Mahathir, fino al 2016 guidava proprio il partito al governo.

Il programma dell'opposizione è quello della continuità economica con un'attenzione, almeno a parole, alla fasce più deboli, prevedendo un innalzamento del salario minimo a 520,87 dollari entro la fine della prossima legislatura, l'eliminazione del debito accumulato dai coltivatori dell'agenzia Felda e la creazione di dieci milioni di unità abitative popolari entro il prossimo decennio.

La coalizione Pakatan Harapan vorrebbe anche introdurre un sistema di contribuzione previdenziale per le casalinghe basato su accantonamenti pubblici e un prelievo del 2% dal salario dei coniugi lavoratori. Il programma prevede anche la graduale abolizione dei pedaggi autostradali.
In attesa della nomina del primo ministro, sarà interessante capire la posizione che avrà la Cina – che aveva investito nelle relazioni con Najib Razak in funzione della Nuova via della seta – e di Singapore.

@simopieranni

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