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In Russia i comunisti celebrano la sconfitta e sognano il governo

Nella serata del trionfo di Putin, festeggia anche il candidato comunista Pavel Grudinin,  secondo con l’11,8%. Il risultato non è certo esaltante, ma superiore alle attese. Così il partito coltiva improbabili ambizioni. E c’è perfino chi immagina Grudinin premier al posto di Medvedev

I giornalisti guardano uno schermo con i risultati preliminari delle elezioni presidenziali, presso la sede centrale della Commissione elettorale centrale russa a Mosca, in Russia, il 18 marzo 2018. REUTERS / Sergei Karpukhin
I giornalisti guardano uno schermo con i risultati preliminari delle elezioni presidenziali, presso la sede centrale della Commissione elettorale centrale russa a Mosca, in Russia, il 18 marzo 2018. REUTERS / Sergei Karpukhin

Mosca - All’indomani della quarta vittoria di Vladimir Putin, il candidato comunista Pavel Grudinin è contento, anche se a guardare i risultati, non è che abbia molto da esultare. L'11,8% dei consensi gli ha dato il secondo posto nella corsa presidenziale, ma è un risultato molto inferiore a quello conseguito da Ghennadij Zjuganov nel 2012. Lo storico leader del  partito comunista post-sovietico, allora aveva raggiunto il 17,18%, quasi sei punti in più.

Ma anche Zjuganov, è soddisfatto per il risultato del candidato del Kprf. Di Grudinin si parla come possibile futuro governatore del Podmoskovje (la regione di Mosca) e magari ancora candidato della “sinistra” nel 2024. Accreditato, secondo le agenzie di statistica VTsJOM e Fom tra il 6 e il 7%, in perenne sorpasso e arretramento pre-elettorale col capo liberal-democratico, Zhirinovskij, alla fine ha ottenuto un risultato che tutto sommato si può definire sorprendente.

Forse l'unica vera sorpresa in un'elezione scontata come poche altre volte, dove il presidente uscente Vladimir Putin ha sbaragliato tutti col suo definitivo 76,66%, superiore persino ai sondaggi che lo davano sulla soglia del 70%.

«Ora la prossima amministrazione russa non potrà fare a meno di ascoltare anche la voce della sinistra» ha detto pubblicamente Zjuganov «consideriamo questo risultato come un buon successo». C'è anche chi sogna persino una possibile investitura di Grudinin a Primo ministro ma forse dalle parti del Kprf stanno correndo troppo.

È quasi fisiologico, infatti, che uno dei primi passi del presidente rieletto Putin, dopo il suo insediamento, sarà dare l'incarico di Capo del governo - e la riconferma di Medvedev è tutt'altro che scontata - ma una scelta in favore del candidato di un altro partito che non sia Russia Unita, il partito del presidente, è qualcosa che non è mai accaduta finora dalle parti del Cremlino.

Alcuni osservatori politici sottolineano il fatto che Grudinin avrebbe potuto raccogliere parecchi più voti se contro di lui, quasi alla vigilia della scadenza elettorale, non si fosse scatenata una presunta campagna ostile. La scoperta ad esempio di alcuni conti all'estero - 11 per l'esattezza, custoditi in Svizzera - appartenenti all'imprenditore-comunista, direttore di un'importante azienda agricola nell'hinterland di Mosca dal nome ormai obsoleto di SovKhoz imeni Lenina (SovKhoz sta per “azienda agricola sovietica” ed è intitolata a Lenin).

Per non parlare della protesta plateale, appena qualche settimana prima delle elezioni, fuori dalla Dom Kino di Mosca. Grudinin si era recato alla Casa del cinema per una tappa del suo tour elettorale, ma si è trovato di fronte azionisti e fornitori riuniti per dargli del ladro, a causa di ritardi nei pagamenti.

Non poteva invece nuocergli la forte dichiarazione a favore della pena di morte che Grudinin vorrebbe reintrodurre almeno per reati di pedofilia: Pavel Nikolaevic non appartiene alla schiera dei cosiddetti comunisti liberali e sapeva benissimo che la sua sparata a favore della pena capitale avrebbe potuto incontrare il favore di quella parte conservatrice che fa parte dello zoccolo duro della sinistra e dei comunisti russi.

Grudinin non è comunque certamente un giovanissimo - è nato nel '60 - e ipotizzare un suo futuro politico al Cremlino è perlomeno azzardato. Putin aveva 47 anni quando venne nominato Primo ministro e diventò presidente della Federazione russa a 48.

Archiviate quindi le elezioni 2018, condotte in un clima di tensione internazionale contro la Russia senza precedenti che non ha tuttavia influenzato l'esito finale, quella di Putin può essere considerata una vittoria-record.

Alla fine non ha vinto neppure Naval'nij, il blogger-imprenditore anti-Putin escluso dalla gara elettorale a causa di una condanna per reati fiscali: il suo invito al boicottaggio, per il quale sperava di coinvolgere le migliaia di giovani che nei mesi scorsi erano scesi in piazza per appoggiarlo, non ha sortito gli effetti attesi. Putin sperava infatti nel 70% dell'affluenza che invece si è attestata al 67,5%. Ed esultare per avere eroso un risicato 2,5% da parte di Naval'nij potrebbe apparire velleitario.

Così dalla piazza del Maneggio di Mosca,  a due passi dalla piazza Rossa, il neo-rieletto presidente ha lanciato indisturbato la sfida per gli ultimi sei anni del suo mandato (ha assicurato che non sarà cambiata la Costituzione russa per permettergli di candidarsi una terza volta consecutiva) e ha ribadito che il successo è l’inevitabile destino del popolo russo.

@giancarlocastel

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