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A Mosca la flat tax decantata da Salvini non piace più neanche ai putinisti

Punto forte del programma della destra in Italia, la flat tax in Russia viene attaccata dati alla mano da un giornale vicino al potere: "Dà l’illusione di pagare meno, ma la stangata arriva con la tassazione indiretta". E colpisce i più deboli. Così il governo ci ripensa

Una donna chiede l'elemosina nel centro di Mosca, il 21 dicembre 2010. REUTERS / Nikolay Korchekov
Una donna chiede l'elemosina nel centro di Mosca, il 21 dicembre 2010. REUTERS / Nikolay Korchekov

Nei giorni di campagna elettorale, Silvio Berlusconi ha magnificato ad ogni occasione gli effetti della flat tax, in particolare quella alla russa per la quale tutti, ricchi o poveri, pagano il 13%. E l’aliquota unica è diventato il punto di forza dell’intero programma economico della Lega di Matteo Salvini, che la fisserebbe al 15%, seppur con una deduzione su base famigliare che ne garantisca la progressività. Proprio in Russia però emergono ora seri dubbi sulla reale efficacia del sistema fiscale nazionale.

La critica proviene, a sorpresa, da uno dei giornali più popolari e vicini alle politiche di Putin, la Komsomol'skaja Pravda, che alcuni giorni fa ha pubblicato un servizio, corredato dalle opinioni di alcuni economisti russi, in cui lancia un allarme a favore di una rapida riforma e un tempestivo aggiustamento del sistema di tassazione con la miracolosa soglia del 13% attraverso altri strumenti fiscali.

«Abbiamo la tassa sul reddito più bassa del mondo ma questo solo in apparenza» afferma l'osservatore economico Evghenij Beljakov «In realtà in Russia si pagano molte più tasse che poi molto spesso non tornano indietro ai cittadini in termini di beneficio dei servizi».

La Komsomol'skaja riporta l'esempio dello stipendio medio di un lavoratore russo e già qui si trova la prima incongruenza. Il salario lordo medio è di 46.800 rubli: più o meno 650 euro. Tra tasse e ritenute previdenziali, 10.800 rubli di quei 46.800 escono dalle tasche del lavoratore e finiscono nelle casse dello Stato: praticamente il 30% del totale.

«I russi nemmeno sospettano quanto pagano di tasse» spiega Aleksandr Ausan, docente della Mgu, l'università statale di Mosca «A caval donato non si guarda in bocca, si dice. Ed è su questo mito che lo Stato ci toglie i soldi senza farcene accorgere». Piano piano, ciut ciut, in maniera quasi impercettibile per non suscitare lo scontento popolare.

Il problema principale infatti, spiega Ausan, è quello delle tasse indirette: i beni di consumo, quelli immobiliari, la benzina e altro. È su quello che lo Stato in qualche modo compensa gli introiti fiscali della bassa tassazione diretta. La tassa del 13% fu introdotta nel 2001 da Putin, nel secondo anno della sua presidenza: era necessario incentivare gli investimenti e rilanciare l'economia dopo il raspad, il crollo dell'economia dell'epoca eltsiniana, Funzionò, anche perché le massicce risorse energetiche del Paese come sempre fecero da traino all'economia interna - risorse energetiche, ad esempio, di cui l'Italia non dispone, tantomeno in quella quantità.

A lungo andare quella misura fiscale alla fine ha creato disparità sociali talmente ampie da spingere il governo russo a ripensarle. È in discussione infatti la proposta del ministro dell'Economia, Anton Siluanov di tassare i beni di lusso: una specie di patrimoniale, insomma. Un modo, ha spiegato il ministro, di far pagare di più ai ricchi e di meno ai poveri. Si tenta inoltre, con alcune misure, di tappare i buchi che questo sistema fiscale nel tempo ha creato.

Innanzitutto, l'amnistia per i capitali russi volati all'estero: il provvedimento, fortemente voluto da Putin, prevede la sospensione della tassazione almeno per un anno delle risorse finanziarie depositate fuori dai confini, spesso in paradisi fiscali come Cipro. Una fuga di capitali massiccia attribuita principalmente alle sanzioni internazionali seguite alle vicende dell'Ucraina - anche se di ingenti capitali russi oltrefrontiera si ha traccia ben prima della crisi ucraina.

Accanto a questo provvedimento sono previste anche misure più al dettaglio, come un certo innalzamento della base delle pensioni minime, che in Russia sono a un livello allarmante di povertà e che variano a seconda delle regioni e repubbliche federali: dai 6400 rubli della regione di Kursk ai 19.000 della Chukotka, cifre irrisorie che arrivano al massimo a poco più di 200 euro. Allo stesso tempo è in studio una misura per l'innalzamento dell'età pensionabile. E si cerca al contempo di non scontentare le classi medie con la defiscalizzazione parziale per chi acquista un immobile, va a curarsi nelle cliniche private o spedisce i figli in una scuola a pagamento.

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