La tournée di Lavrov conferma la volontà della Russia di contrastare l’influenza di Cina e Usa in Africa. Mosca riattiva vecchi legami e offre soprattutto armi, usando anche del suo potere di veto all’Onu. Ma non è in grado di competere con gli altri grandi sui mercati africani

Lavrov durante una conferenza stampa presso la sede dell'Unione africana ad Addis Abeba, in Etiopia, il 9 marzo 2018. REUTERS / Tiksa Negeri
Lavrov durante una conferenza stampa presso la sede dell'Unione africana ad Addis Abeba, in Etiopia, il 9 marzo 2018. REUTERS / Tiksa Negeri

Si è conclusa ieri la missione diplomatica di quattro giorni, che ha visto il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov visitare cinque Paesi dell’Africa sub-sahariana.


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Il tour africano del capo della diplomazia del Cremlino è cominciato a Luanda, in Angola, dove ha incontrato il suo omologo Manuel Augusto e il presidente Joao Lourenco. Nel corso dei colloqui, Lavrov ha riaffermato l’intenzione di rafforzare le relazioni bilaterali e la cooperazione economica, con particolare attenzione al settore diamantifero e a quello energetico, per il quale ha auspicato che l’Angola si associ al più presto al Gefc (Gas Exporting Countries Forum), il cartello che riunisce i principali produttori di gas.

La seconda tappa del viaggio di Lavrov è stata la Namibia, dove nella capitale Windhoek è stato ricevuto dal presidente Hage Geingob e dal vicepremier e ministro degli Esteri, Netumbo Nandi-Ndaitwah, col quale ha discusso un’ampia gamma di questioni relative alle relazioni bilaterali e della necessità di rafforzare la cooperazione commerciale, in particolare nella produzione di minerali e nell’agricoltura.

Lo stesso giorno il ministro degli Esteri russo ha raggiunto il Mozambico, uno dei partner moscoviti di lunga data nel continente africano. Nella capitale Maputo, Lavrov ha incontrato il presidente Filipe Nyusi e il ministro degli Esteri José Pacheco con i quali ha discusso dell’avvio dei lavori della Commissione intergovernativa per la cooperazione economica, scientifica e tecnologica, previsto tra un mese a Maputo.

La relazione speciale con lo Zimbabwe

Giovedì Lavrov è arrivato ad Harare, nello Zimbabwe, dove ha incontrato il presidente Emmerson Mnangagwa e il ministro degli Esteri Sibusiso Moyo. È stata la prima volta che il ministro degli Esteri russo ha visitato Harare da quando Mnangagwa ha preso il potere, dopo le dimissioni di Robert Mugabe.

La visita era tesa a rafforzare ulteriormente le strette relazioni economiche tra Russia e Zimbabwe, che quattro anni fa hanno portato alla firma di diversi accordi, fra cui quello relativo al progetto della miniera di platino di Darwendale, realizzato grazie alla joint venture Great Dyke Investment, generata dall’accordo tra la Zimbabwe Mining Development Corporation e un consorzio russo composto da tre soci, tra cui la Vnesheconombank. Quest’ultima, con oltre 53 milioni di dollari, ha finanziato la costruzione della miniera che, una volta a regime, potrà creare fino a 5mila posti di lavoro.

Il numero uno della diplomazia russa ha concluso il suo viaggio ieri ad Addis Abeba, in Etiopia, con cui la Russia ha relazioni diplomatiche di lunga data risalenti al XIX secolo. Nella capitale etiope, Lavrov ha avuto dei colloqui con il premier dimissionario etiope Hailemariam Desalegn e il presidente Mulatu Teshome Wirtu. Ha anche incontrato l’omologo Workneh Gebeyehu con il quale ha esaminato l’attuazione degli accordi di cooperazione nei settori dell’istruzione, della scienza e dell’agricoltura siglati nel 2014, in occasione della quinta Commissione congiunta Etiopia-Russia. Un altro incontro di rilievo lo ha avuto con il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki Mahamat.

L’obiettivo a lungo temine

Il fitto programma d’incontri che ha scandito la tournée africana di Lavrov conferma l’obiettivo di lungo termine della politica estera di Mosca di sviluppare un sistema multipolare, volto a contrastare l’egemonia delle altre potenze in Africa, in primis Cina e Stati Uniti.

La Russia sembra fermamente intenzionata nel tornare a imporre la sua influenza in Africa, dove peraltro sta opzionando il grosso del mercato della difesa. Come dimostrano, i 21 miliardi di armi russe vendute fra il 2007 e il 2017 in quindici nazioni africane, che fanno di Mosca il secondo più grande esportatore di armi in Africa, dopo gli Stati Uniti.

Un business sempre più fiorente, favorito dal potere di veto russo in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che le ha consentito di astenersi a suo piacimento contro l’imposizione di sanzioni e di embargo sull’esportazione delle armi in alcuni Stati africani.

Consapevole di non poter competere con l’espansionismo della Cina nel continente, Mosca ha rivitalizzato le vecchie reti di legami sovietiche adottando una strategia di riavvicinamento a doppio binario, basata sull’annullamento del debito dei partner africani risalente all’epoca sovietica, ma soprattutto sulla massiccia fornitura di armi e l’accaparramento di vantaggiosi contratti minerari.

La presenza nei mercati africani resta marginale

Tuttavia, la presenza di Mosca nei mercati africani continua ad essere marginale e si potrebbe avanzare l’ipotesi che spesso la Russia abbia mancato di capitalizzare i suoi storici legami con le élite africane, istituiti al tempo dell’Unione Sovietica.

Inoltre, le imprese russe spesso non dispongono delle competenze di esperienza e di marketing necessarie per entrare nei mercati altamente competitivi, che restano appannaggio dei più forti competitor come la Cina.

C’è anche da tenere presente che molte nazioni africane possiedono abbondanti risorse naturali e di conseguenza hanno scarso interesse per il gas e il petrolio russi. E oggi, come nel periodo sovietico, la Russia può offrire solo pochi manufatti che possano competere con i prodotti di produzione occidentale.

Quello della qualità e della ridotta produzione di beni consumo è un problema non di poco conto, che la Russia dovrebbe superare per incrementare la cooperazione economica con la regione, nella quale finora si è dimostrata meno pervasiva di Brasile, India e Cina, gli altri tre Paesi del blocco Bric.

Non a caso, gli esperti dell’Istituto per gli studi africani dell’Accademia russa delle scienze a Mosca ritengono che le esportazioni della Russia in Africa potranno registrare un primo incremento solo dopo che i suoi apparati industriali saranno in grado di ottimizzare le tecnologie per poter soddisfare la richiesta di prodotti finiti di qualità. Mentre un altro importante incentivo agli scambi commerciali tra i due blocchi, consisterebbe nell’introduzione di regimi tariffari preferenziali per favorire il commercio con i partner africani. 

In ultimo, c’è da segnalare che la visita di Lavrov in Africa ha coinciso con la prima missione nel continente del Segretario di Stato americano Rex Tillerson. Mosca aveva proposto un incontro ad Addis Abeba, dove i due diplomatici erano presenti nello stesso giorno. Tuttavia il tête-à-tête è saltato e non è ancora chiaro se sia stato il dipartimento di Stato americano o il Cremlino a prendere la decisione finale di rinunciarvi. Così, una questione apparentemente burocratica è diventata oggetto di feroci divergenze, un’ulteriore riprova di come le relazioni tra Russia e Stati Uniti stiano diventando sempre più spinose.

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